Ricostruzione della Chiesa di Santa Maria Paganica a L'Aquila

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L’episodio della Santa Maria di Paganica è tra i più significativi del panorama storico-architettonico aquilano. Quel che resta, oggi, di tanta magniloquente fabbrica sacra testimonia il ricorrere di una lunga serie di crolli e conseguenti ricostruzioni, per lo più determinate dal susseguirsi dei terremoti nell’arco dei secoli che separano l’originaria fondazione duecentesca dalle forme che ricevette per via dei rifacimenti settecenteschi conseguenti al 1703.

Rilievo del danno: collasso della cupola, dell’arco trionfale e dell’arco longitudinale nel braccio nord a seguito del crollo del sottostante pilastro posto all’intersezione tra la nave e il transetto. Crolli diffusi negli invasi settentrionali con particolare concentrazione nella zona alta del piedicroce relativamente a pilastri, archi longitudinali e alle volte delle due cappelle laterali sinistre verso il transetto, cui si somma il collasso della volta del braccio settentrionale. Crollo totale della copertura della nave centrale e dell’ala nord del transetto. Collasso della parete sud della nave centrale sopra la trabeazione. Danni diffusi, con lesioni profonde e crolli distribuiti, all'intero corpo di fabbrica sia nell'apparecchiatura strutturale che decorativa con particolare concentrazione nella zona d’ingresso.



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