Vittoria confermata

Revisione del decreto 383 sulla scuola all' estero

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Il 17 gennaio 2017 è iniziato l' iter di 8 decreti, in applicazione dell' impegno del Governo a convertire in legge 8 deleghe in scadenza, previste nella L. 107 del 13 luglio 2015, la riforma della scuola. Il passaggio in corso riguarda il parere consultivo di diverse Commissioni parlamentari: III Affari Esteri, VII Cultura e V Bilancio della Camera; Commissioni riunite III (Affari esteri, emigrazione), VII (Istruzione pubblica, beni culturali) del Senato.

I docenti italiani, ed in particolare i docenti delle scuole italiane all' estero, intendono con questa petizione esprimere la loro contrarietà per i contenuti e l' intento complessivamente liquidatorio di questo schema di provvedimento. Ne chiedono altresì una approfondita revisione, e la condivisione di finalità e metodi con tutti i professionisti che operano, ed opereranno in futuro, nel sistema della scuola italiana all' estero.

Qualche tempo fa, su l' Espresso, Kirchmayr parlava della coazione a riformare, dell' ossessione di definire riforme i tagli finanziari, come se il nuovo "Stato leggero" fosse insofferente verso tutti i settori, scuola in primo luogo, da cui non può disimpegnarsi.
L' essenza dello schema in esame è lo stesso della legge madre, la 107/2015: fare troppo con troppo poco. Il nostro sistema educativo all' estero deve aumentare visibilità ed efficacia, ma costando sempre meno. Le supplenze e le coperture di spezzoni orari non costituenti cattedra saranno obbligati a svolgerle i docenti già in servizio. Si cercherà anche di non retribuirle, offrendo giornate di riposo "compensativo" nei periodi di sospensione dell' attività didattica.
Non importano le condizioni locali: i tagli retributivi vanno dal 20 al 30 % per tutto il nostro personale scolastico all' estero.
Non va piuttosto ribadito che il trattamento di sede estera compensa i rischi e il disagio di vivere in contesti ostili? Che molti lavorano in condizioni d' isolamento ambientale, e lo fanno per una contropartita forse non adeguata nemmeno ora, prima dei tagli? Per chi e cosa facciamo una politica da potenza occidentale, con presìdi di cultura e di istruzione italiana nel mondo? Queste politiche costano, ma soprattutto, rendono! Pensiamo sia un caso che, oggi, l' italiano è la quarta lingua studiata al mondo? Le aziende italiane non fruiscono di un nuovo interesse planetario per il cosiddetto "made in Italy"?
Tutte queste cose hanno un prezzo esistenziale per chi le svolge, e di bilancio per gli Stati che se ne avvantaggiano. Ma si vuole far finta per decreto che costino molto meno. Non ci opponiamo alla riforma, ma ad un mero ridimensionamento travestito da riforma.



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