Bambini e Covid Chiediamo protocollo chiaro, rapido, attuabile e non invasivo.

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Gentile Presidente, Assessori e Consiglieri,

scriviamo in qualità di cittadini e genitori perché siamo molto preoccupati per le conseguenze che derivano dall’applicazione del protocollo sanitario previsto per l’età pediatrica vigente nella nostra regione.

In particolare ci preme sottolineare che:

• Mentre per gli adulti non ci sono particolari accanimenti sulla diagnostica dei sintomi compatibili Covid, per l’età pediatrica invece la questione cambia, nonostante la fascia pediatrica sia la meno colpita e con meno complicanze, si rimanda al Rapporto ISS Covid-19 n. 58/2020 - Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia“ nel quale la sintomatologia è così descritta: “per gli alunni e il personale scolastico, di rimanere presso il proprio domicilio, contattando il proprio pediatra di libera scelta o medico di famiglia, in caso di sintomatologia e/o temperatura corporea superiore a 37,5°C. Si riportano di seguito i sintomi più comuni di Covid-19 nei bambini: febbre, tosse, cefalea, sintomi gastrointestinali (nausea/vomito, diarrea), faringodinia, dispnea, mialgie, rinorrea/congestione nasale; sintomi più comuni nella popolazione generale: febbre, brividi, tosse, difficoltà respiratorie, perdita improvvisa dell’olfatto (anosmia) o diminuzione dell’olfatto (iposmia), perdita del gusto (ageusia) o alterazione del gusto (disgeusia), rinorrea/congestione nasale, faringodinia, diarrea” La formulazione “e/o” induce a considerare anche i sintomi lievi (che per gli adulti sono considerati “secondari”, come un raffreddore o un mal di gola) preclusivi della frequentazione scolastica e predittivi di un tampone.

• In caso di sintomi che possano essere ricondotti al Covid-19 i pediatri non possono visitare i bambini/ragazzi e non valutano il singolo caso, ma mandano direttamente i pazienti a fare il tampone. Questo impedisce la diagnosi di altre patologie con sintomi simili a quelli Covid compatibili, rischiando di privare così i pazienti della corretta attenzione (rischio di ritardo nella diagnosi e nella somministrare delle prime cure come antibiotici es. per streptococco o medicinali salvavita es. per asma o interventi chirurgici es. per appendicite, peritonite.. ecc.. ) e producendo inevitabilmente migliaia di richieste di tampone, con ulteriore tempo di attesa per esito e seguente visita medica.

• Se ad ogni lieve sintomo il pediatra richiederà il tampone, come sta già avvenendo, gli hotspot pediatrici predisposti non potranno far fronte all’enorme quantità di tamponi che dovranno essere processati nell’imminente stagione, se pensiamo che ad oggi, in una fase non acuta, si stanno già rilevando considerevoli numeri di richieste, con relative criticità.

• Se i risultati non saranno disponibili tempestivamente, con l’attuale protocollo, che prevede il solo triage telefonico da parte dei pediatri per sintomi Covid compatibili, rischiamo lunghe e frequenti assenze da scuola per i nostri figli, che dovrebbero invece vedere garantito il diritto all'istruzione e a una quotidianità serena, dopo i mesi di lezione persi, e molti disagi lavorativi per noi genitori, continuamente costretti a casa. È innegabile che molti bambini, soprattutto in età prescolare, sono soggetti a continue e passeggere patologie respiratorie, quali raffreddore e tosse: sottoporli a tampone ad ogni episodio è un inutile eccesso, che mette le famiglie in serie difficoltà. Andremo quindi incontro a una ricaduta non solo sul piano educativo ma anche su quello socioeconomico.

Chiediamo quindi:

1. Che i pediatri vengano messi nelle condizioni di sicurezza per poter visitare i pazienti con DPI adeguati, come accade negli ospedali.

2. Che si concretizzi la possibilità di test diagnostici “dolci” (test salivare, campionamento naso, gola) per tutti i bambini, che altrimenti nei mesi invernali dovrebbero sottoporsi a continui esami diagnostici invasivi (attuale tampone naso-faringeo).

3. Maggiore chiarezza nei protocolli relativi alla sintomatologia pediatrica e una linea condivisa per:

  1.  Richiedere il tampone quando davvero esista un sospetto concreto e non al minimo segno di raffreddore;
  2. Chiarire la situazione del pediatra che si vede costretto dalle linee guida a non poter fare una diagnosi prima dell’esito del tampone, mettendo in pericolo di complicanze il paziente a causa: dell’attesa dell’esame diagnostico e del suo esito, del rifiuto di visitare, di fare diagnosi e di fornire una cura tempestiva.
  3. Chiarire la richiesta del certificato di riammissione da parte delle scuole, abolito nella regione Veneto Articolo 20, Legge Regionale 24 gennaio 2020 protocollo 70333 13 febbraio 2020 (che inevitabilmente attiverà comportamenti difensivi con richieste inutili di tampone).

Altre regioni, come il Lazio, da lunedì 28 settembre 2020 renderanno disponibili i test salivari per tutte le scuole e altre come l’Emilia Romagna hanno pubblicato delle Linee Guida dedicate alla scuola creando una pagina molto chiara ed accessibile, chiarendo le varie sintomatologie legate al Covid e specificando come non lo sia il solo raffreddore, dalla quale ci auspichiamo che anche la Regione Veneto possa al più presto prendere esempio.

Crediamo che dopo questi lunghi mesi di difficoltà, la politica si debba impegnare per garantire che le misure messe in atto vadano incontro alle necessità delle famiglie e in particolare dei “piccoli cittadini” di questa regione.