Un ponte contro l’isolitudine

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La costruzione del Ponte è un passaggio necessario per ridurre i tempi di percorrenza e per rendere utili ai fini economici gli investimenti sulla rete ferroviaria isolana che dovrebbe permettere, a partire dal 2024, di portare l'alta capacità lungo la direttrice ferroviaria Me-Ct-Pa. Passaggio essenziale per intercettare il flusso di merci in arrivo da Suez e per entrare a pieno titolo nei mercati europei, riducendo la quota del trasporto su gomma perché, entro il 2030, il 30% delle merci con tragitti superiori ai 300 chilometri dovrà essere trasportato su strada ferrata.

Secondo una stima del Quotidiano di Sicilia, la realizzazione di una rete ad alta velocità/capacità e la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina permetterebbero – annullando il tempo impiegato dai treni per traghettare – di abbattere il minutaggio di percorrenza tra Catania e Milano, presi come riferimenti, di circa la metà.
È sufficiente considerare il risparmio dei tempi sullo Stretto e il potenziale utilizzo dell'alta velocità/capacità per il treno merci (180 chilometri orari) rispetto all'attuale assai inferiore (fino a un massimo di 100 chilometri orari) da distribuire sugli oltre 1100 chilometri che separano le due città.

Il Ponte ci sta già costando. Oltre alle spese propedeutiche già pagate, c'è la società Stretto di Messina, che era stata costituita in funzione della realizzazione del Ponte e poi posta in liquidazione del 2013, con la previsione dell'estinzione della società entro un anno. Annualmente continua a costare, secondo una certificazione della Sezione centrale di controllo sulle gestione delle amministrazioni dello Stato al capitolo “lo stato della liquidazione di Stretto di Messina spa”, circa un milione di euro.
Altri 312 milioni sono stati i costi capitalizzati dalla Società per diverse azioni, mentre l'annullamento del contratto, nel 2012, da parte del governo Monti nei confronti di Eurolink porterebbe a penali pari a circa 700 milioni di euro.
Insomma, denari già spesi, o sulla via della spesa, per un progetto, secondo quanto inserito nella delibera Cipe 136/2012, dal costo complessivo di 8,5 miliardi di euro. Per lo Stato, che non sarebbe costretto a finanziare l'intera cifra, ci sarebbero a disposizione diverse opzioni, come il bot (build operate transfer) che ha visto un investimento complessivo di oltre 3 miliardi di dollari nell'ultimo ponte realizzato sul Bosforo in Turchia.



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