CORONAVIRUS: CHIUSURA DI TUTTO E OBBLIGO DI STARE A CASA SE NON PER URGENZE: PENA CARCERE

CORONAVIRUS: CHIUSURA DI TUTTO E OBBLIGO DI STARE A CASA SE NON PER URGENZE: PENA CARCERE

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Giorgia Bolognini ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Regione Emilia Romagna e a

EMERGENZA CORONAVIRUS:


IMPONETE L’OBBLIGO DI RIMANERE A CASA (non basta “l’esortazione”), CHIUDETE TUTTE LE ATTIVITÀ (e non solo orari limitati) tranne farmacie e negozi in cui fare la spesa ma fate entrare pochi alla volta, protetti da mascherine e guanti e a debita distanza, sotto controllo di poliziotti.

Multe salatissime e carcere per chi non rispetta le regole.

 

FERMIAMO L’IGNORANZA E IL MENEFREGHISMO DELLA GENTE, che continua ad andare in giro e a riderci su...

Il pensiero davvero sbagliato é basarlo solo sul fatto che gli altri possono aver contratto il virus.

Il pensiero reale é che qui possiamo averlo preso tutti.

Stare a casa per proteggere gli altri.

Ognuno di noi potrebbe essere portatore senza saperlo.

Potremmo contagiare babbi, mamme, figli, amici, farmacisti, infermieri e così via.

Noi potremmo averlo e non solo gli altri.

Vogliamo proteggere la stagione, chi ci porta la spesa, i negozianti, i bar, le aziende e i nostri posti di lavoro e allora per farlo non dobbiamo diluire il problema ma risolverlo prima possibile altrimenti non ci sarà lavoro per nessuno. Prima debelliamo questa guerra, meno conseguenze avremo.

Non arrabbiatevi con governo, il sindaco, il poliziotto ma pretendete che sia rispettata la legge, poi ci incazzeremo dopo se avremo possibilità di farlo.

Immaginiamoci quest'estate al mare dopo che é passato tutto e cerchiamo di proteggere il nostro futuro ma per farlo ora dobbiamo limitarci. Cosa sono 3 settimane in una vita?

La tua vita vale? Proteggila!


Ai nostri bisnonni è stato chiesto il sacrificio della propria unica vita per spostare un confine. Era orribile. Era ingiusto. Era un obbligo. Ma l’hanno data.

Ai nostri nonni è stato chiesto il sacrificio della propria unica vita per difendere il Paese e la libertà.
Era orribile. Era giusto. Era un dovere morale. E l’hanno data. Morendo con orgoglio.

Ai nostri padri è stato chiesto il sacrificio di 365 giorni sotto la leva: capelli rasati, alzabandiera, amici e fidanzata e famiglia fuori.
Era un obbligo, per molti uno spreco, ma quei 365 giorni li hanno dati.

Ai noi è stato chiesto il sacrificio per qualche giorno di qualche apericena, di una pizza al pub e del weekend in montagna a sciare.
Ma niente. Non ce la facciamo.

In ballo c’è il collasso del sistema sanitario nazionale, dell’economia mondiale, dei nostri posti di lavoro e, ah sì, della vita nostra e dei nostri cari.
Ma non ce la facciamo.

Non ci è stata chiesto di rinunciare alla nostra vita.
Non ci è stato richiesto di rinunciare a un anno della nostra esistenza.
Ci è stato solo chiesto di rinunciare a qualche svago fuori casa, per qualche settimana, al fine di non dover patire e far patire sacrifici ben più gravi e di decenni a milioni di persone.
Ma niente, non ce la facciamo.

Ci è stato chiesto di starcene fermi a casa per qualche giorno. Non in caserma o al fronte. A casa. Dove leggere, guardare la tv, mangiare, fare l’amore, giocare ai videogiochi, lavorare, telefonare. Con la possibilità sempre per carità di prenderlo anche un caffettino fuori o fare la spesa.
Ma il resto, il resto per qualche giorno no.

E invece niente, non ce la facciamo.

 

 

 

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