SALVIAMO IL FUTURO DELL'OSPEDALE DI ATRI TUTELIAMO LA NOSTRA COMUNITÀ

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Da atriani siamo orgogliosi di come i nostri concittadini abbiano accettato con civiltà e senso di responsabilità la trasformazione del nostro ospedale in presidio covid-19. Le notizie e le attestazioni di stima, anche a livello dei media nazionali, per come il personale tutto stia gestendo l’emergenza rappresenta motivo di compiacimento, ma non certo di sorpresa per noi che da sempre abbiamo avuto la fortuna di apprezzare la competenza, l’abnegazione, l’umanità delle persone oggi chiamate a questa difficile prova. Proprio perché la popolazione di Atri si è messa così responsabilmente a disposizione evitando ogni polemica, stringendosi intorno e sostenendo moralmente e materialmente chi è impegnato in prima linea, rispettando scrupolosamente le prescrizioni e facendo ciascuno la propria parte, rimanendo silenziosamente a casa, prestando opera di volontariato, promuovendo raccolte di beneficenza, evitando ogni pur legittima protesta o recriminazione, proprio per queste cose, noi atriani abbiamo diritto di sapere.

Abbiamo diritto di sapere come, quando e perché si è deciso di chiudere il nostro ospedale per farne un presidio covid-19. Abbiamo diritto di avere la certezza che, una volta finita l’emergenza, la struttura tornerà ad animarsi con il suo personale, con i suoi reparti e le sue prestazioni sanitarie. Naturalmente, proprio perché con tanto altruismo e civiltà abbiamo accettato di servire la nostra provincia e la nostra regione offrendo, con il cuore e con l’anima, senza riserve, il nostro ospedale, ovvero la cosa più preziosa e cara alla nostra comunità, non abbiamo certo bisogno delle attestazioni di stima che pure sono arrivate, ma piuttosto abbiamo il diritto di avere impegni formali (e non semplici comunicati stampa o post sui social) circa il futuro della nostra struttura. Da subito dunque Giunta regionale ed ASL hanno il dovere di approvare provvedimenti formali con cui si disegna e garantisce la “fase 2” del nostro ospedale e, quindi, provvedano ad adottare, adesso, il programma della covid-exit della struttura e dunque della nostra comunità.

Le parole del Ministro Speranza sono inequivocabili sul punto: «Intensificare in tutti i territori la presenza di covid hospital», che dovranno restare aperti anche quando il virus allenterà la presa sull’Italia. Questo perché «fino alla distribuzione del vaccino non si può escludere un’ondata di ritorno del virus». Gli ospedali tradizionali devono potersi «concentrare su tutte le terapie ordinarie», perché «purtroppo non è che il coronavirus ha fatto sparire altre malattie anche gravi».

In ciò non possiamo negare a noi stessi che, nel momento in cui si scrive, la regione Abruzzo registra una media di 17 positivi al virus ogni 10mila abitanti, Pescara e Montesilvano circa 25, la Regione Lombardia 56, mentre Atri, ne annovera ben 60 per 10mila abitanti, risultando - escluse le zone rosse - il comune più colpito dal contagio su tutto il territorio regionale! Anche su questo meritiamo chiarimenti e risposte immediate: abbiamo diritto di sapere quali siano i protocolli applicati per ovviare all'aggravamento del rischio batteriologico a cui ha accettato docilmente di esporsi la nostra popolazione, in ragione del senso del dovere che ci caratterizza.  Ripetiamo, lo meritiamo proprio perché siamo una comunità civile, pacifica, ricca di altruismo e senso di responsabilità che ci derivano da una cultura che ha tremila anni di storia e che, dunque, merita rispetto.

E quindi portarci rispetto significa anche spiegarci il motivo per cui per gli isolamenti covid dei pazienti non ospedalizzati si è pensato all'unico hotel della città e non ai numerosissimi alberghi della costa ubicati ad appena sette minuti dall'ospedale. Portarci rispetto vuol dire  spiegarci la ragione perché per ospitare il personale medico e  paramedico in servizio, si è pensato all'istituto Zoli e, dunque, perché proprio una scuola e, in particolare, perché proprio la nostra scuola.

Così come le centinaia di sanitari, medici, paramedici e operatori tutti del nostro ospedale, oggi onerati di un sacrificio tanto rilevante,  meritano, primi tra tutti, il rispetto che consiste nella certezza  - e non solo la speranza derivante dalle promesse - di tornare alle loro ordinarie occupazioni, come e meglio di prima.

Pertanto con la presente sottoscrizione chiediamo:

di impegnare la Giunta Regionale abruzzese, il Consiglio Regionale d’Abruzzo, la ASL di Teramo, il Comitato dei sindaci, ciascuno per la propria competenza, ad approvare immediatamente provvedimenti formali di salvaguardia dei servizi e della operatività del Presidio ospedaliero di Atri attraverso la formale adozione di un programma di riattivazione della originaria operatività della struttura e di riorganizzazione del sistema sanitario provinciale e regionale al progressivo cessare dell’emergenza batteriologica in atto;

di impegnare il Sindaco, la Giunta comunale di Atri, la Protezione civile e le Autorità sanitarie  ad adottare particolari misure volte alla corretta valutazione e alla opportuna mitigazione dell’aggravamento del rischio batteriologico per la popolazione derivante dalla presenza sul territorio comunale di strutture sanitarie e residenziali destinate alla lotta al contagio virale in atto.