Salute bambini e studenti... cervelli in tilt per overdose di compiti ... salviamoli...

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Salviamo la salute dei nostri figli... importanti studi stanno lanciando l'allarme sullo stato di salute psicofisica di molti bambini e studenti, tra le cause l'overdose di ore di studio.

Chiediamo un immediato intervento al funzionario del Miur, Raffaele Ciambrone, al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al Ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli... 

L’Italia… la nostra Italia… oggi è un Paese che ha un disperato bisogno di ripresa… non solo economica, ma anche sociale, valoriale e culturale… e non per ultimo una “ripresa” della nostra “identità” come popolo italiano. Per questo c’è bisogno di ripartire proprio da loro… dai più piccoli, dai più giovani… dalle generazioni che rappresenteranno il “nostro futuro”… SOPRATTUTTO DALLA TUTELA DELLA LORO SALUTE “PSICOFISICA”.
Dobbiamo ripartire dalla scuola… su due punti importanti:  i “compiti a casa” e i “programmi scolastici”.
1.     Il dibattito aperto da anni sui “compiti a casa” deve trovare una IMMEDIATA RISPOSTA perché, questo che può sembrare un dibattito “sciocco”, è invece importante per tutelare la salute “psicofisica” dei nostri figli, aspetto che a oggi viene troppo sottovalutato. I “compiti a casa” gravano soprattutto sui bambini delle elementari, ma non solo, perché da quando si è passati dal “dopo scuola” al “tempo pieno” per molti bambini il tempo di studio è notevolmente aumentato, non solo le otto ore giornaliere che passano a scuola sono diventate tutte ore di apprendimento, ma si vedono assegnare anche i “compiti per casa”, costringendoli così ad ulteriori ore di studio (lavoro) giornaliere infrasettimanali  e anche nel fine settimana. Queste ore eccessive tolgono tempo al riposo, al divertimento, alla fantasia, ai rapporti relazionali, allo sport, ma anche alla “noia”e non per ultimo alla famiglia. Questo grava soprattutto sulla serenità e capacità di apprendimento del bambino. Oggi a un bambino, a un ragazzo, viene chiesto un impegno decisamente maggiore rispetto a un lavoratore, che per legge non può lavorare più di 40 ore settimanali (nella generalità dei lavori), e stiamo parlando di adulti. Questo eccessivo “lavoro” toglie al bambino il tempo di “essere bambino”, a un ragazzo il tempo di essere “adolescente”… tempo che nessuno potrà restituirgli.
La scuola ieri… senza riforme… era la nostra scuola… vi ricordate cari Ministri, cari dirigenti scolastici, cari genitori, quando eravamo bambini noi!? La scuola era come una seconda famiglia, oltre a essere quella che doveva formare culturalmente le donne e gli uomini del “domani”, si affiancava alle nostre famiglie aiutandole a “educarci” sui principi e valori fondamentali della nostra società… era quella che ci istruiva e al contempo ci aiutava  a trovare il nostro”futuro”, lasciandoci  tempo e spazio per coltivare i nostri “interessi”, i nostri ”sogni “, per “lavorare” sulle  “potenzialità individuali”, ma soprattutto ci permetteva di essere “bambini”, adolescenti,  con il giusto grado di responsabilità e “peso” nello studio. Giusto per ricordare alla memoria, anche noi alle  elementari abbiamo avuto due maestre, però avevano due ruoli distinti: quella della mattina  aveva il compito di insegnare, l’altra, del  pomeriggio (il dopo scuola), ci aiutava a fare i compiti valutando il grado di apprendimento di ciascuno di noi, lasciando per casa un “ripasso” sui punti in cui riscontrava maggiore difficoltà di “apprendimento”, questo “metodo” permetteva alla scuola di non lasciare nessuno indietro, in più aveva tempo per  stimolare la relazionalità tra compagni di classe, anche attraverso il gioco. All’uscita di scuola il tempo della giornata che rimaneva era “tempo libero”. Dove potevamo, con serenità, riposare, praticare sport e passioni, giocare, sognare, inventare…. addirittura “annoiarci”… Le nostre generazioni, fino alla classe ’80, sono cresciute con questo modello di scuola. E non mi sembra che siamo cresciuti con “poca” cultura  o con scarse potenzialità di affermazione nella vita. Al centro dell’interesse generale c’era  “il bambino”, quello  che dovrebbe ancora essere presente in ognuno di noi, proprio perché ci è stato permesso di esserlo quando era “tempo”.

Ormai i “compiti a casa” sono diventati un abitudine, tanto che noi genitori, presi probabilmente dai problemi quotidiani, pensiamo di “essere bravi genitori” nel preoccuparci di far fare i compiti ai nostri figli, motivo che spesso ci fa entrare in conflitto con loro, anche al punto di “ricattarli” con punizioni, penalizzandoli proprio su quelli che sono i loro “interessi” spontanei ... senza renderci conto che già di per se non riescono a vivere quegli interessi con la giusta serenità proprio a causa dell’eccessivo lavoro a cui sono sottoposti con lo studio, valutando la loro “stanchezza” come “capriccio” o “voglia di non fare”. Ma soprattutto ci stiamo dimenticando che noi, prima di loro, siamo stati bambini e che il “tempo libero” era quello che ci aiutava ad affrontare poi il “giorno dopo”.
 

Solo il 13 ottobre dello scorso anno, il sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi, riferendosi al dibattito acceso da anni sui “ compiti a casa” ha affermato : “non ci mettiamo a fare una legge sui compiti a casa sennò facciamo ridere, la parola d’ordine è buonsenso”.

  •  “facciamo ridere”!? … chi poi non si è capito, visto che già altri Paesi stanno adottando leggi che vietano i compiti a casa per garantire non solo  la “salute psicofisica” dei loro figli,  ma anche una maggiore capacità di apprendimento, perché è provato che dopo un certo numero di ore di studio il cervello non è più in grado di recepire quanto viene letto, e che la richiesta di un overdose di ore di studio crea solo uno stato di "stress" al bambino, allo studente.

Diversi studi a livello mondiale come quello condotto dal cronobiologo Yvan Touitou, professore alla Faculté de médecine de la Pitié Salpêtrière, asseriscono che i bambini hanno bisogno di riposare, di giocare e di relazionarsi, svolgere attività creative, solo così possono sviluppare i loro talenti.

Ci sarà un motivo se l’Ocse (Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico) pone le performance degli studenti italiani al di sotto delle medie internazionali, mentre i bambini finlandesi sono i migliori, pur studiando molte meno ore rispetto ai nostri studenti?

  •  “usare il buonsenso”!? - soluzione davvero “semplicistica” quella dell'esponente del Ministero dell'Istruzione, visto che questo non sta tutelando molti studenti dalle ore eccessive di studio, e non intervenire su questo tema, sempre secondo Toccafondi, significa “rispetto per gli insegnanti”, “aiutare” la #Scuola a salvaguardare la “salute psicofisica” dei nostri ragazzi, a salvaguardare la loro capacità di apprendimento, a salvaguardare il loro stutus di “bambini”, è mancare di rispetto agli insegnanti? … è inaccettabile che i più piccoli sono gli ultimi a essere tutelati, e qui si tratta di tutelare un diritto fondamentale: "la salute".

Davanti, poi, all'affermazione del sottosegretario al Miur “I compiti non hanno mai fatto male”,  specialmente laddove non si fa il tempo pieno”, sarebbe utile spiegargli che le polemiche, se così si possono definire, sui “compiti a casa” scaturiscono anche dalla “mole” eccessiva di compiti proprio già dalle scuole elementari e soprattutto per i bambini che fanno tempo pieno.

Oggi, caro sottosegretario, con il “tempo pieno”, alle elementari a esempio, entrambe le maestre hanno il ruolo di insegnare: una per l’italiano, la grammatica, la storia, l’arte, l’altra per la geografia, le scienze, la matematica, la geometria e l’inglese.  Le maestre, si alternano nelle ore meridiane e pomeridiane, svolgendo attività di insegnamento per tutto il giorno. Poi entrambe, in molti casi (ma potrebbe anche essere uno per doverci far intervenire) assegnano ai bambini i “compiti a casa”. Non solo per il lunedì, ma anche per gli altri giorni della settimana, e ogni giorno non ci sono compiti solo per una materia, ma bensì per più materie (naturalmente sono salvi gli studenti che hanno la fortuna di avere insegnanti che usano il “buonsenso”). Ora descriviamo una settimana tipo di un bambino delle elementari: dal lunedì al venerdì ha lezione dalle 8,30 alle 16,20 (con la pausa della ricreazione e quella del pranzo). All’uscita di scuola il bambino  deve ricominciare a studiare, a fare i compiti per il giorno dopo. Sfido chiunque a trovare entusiasmo, la dovuta concentrazione, la serenità e lucidità “mentale” di sapere che la sua giornata non è ancora finita, senza sapere che tutto questo gli sta rubando quel tempo prezioso che nessuno potrà restituirgli “il tempo di essere bambini”, appunto. Le ore eccessive di studio, che procurano solo “stress” psicofisico, non possono trovare giustificazione da un metodo ritenuto valido per preparare i bambini ad affrontare l’eccesso di compiti e studio che li attende nelle scuole di grado superiore. I nostri bambini, i nostri ragazzi, si potranno trovare bene nel passaggio alle scuole di grado superiore se alla scuola elementare e medie hanno avuto una “solida” base di preparazione… non sono le ore di studio che rendono una persona preparata ma la qualità di studio e quindi di insegnamento ricevuto e la capacità di apprendimento. In alcuni giorni della settimana la maggior parte dei bambini frequentano una disciplina sportiva e, vista l’età, questa si svolge subito dopo l’orario scolastico. Questo vuol dire che, quei bambini, devono avere la capacità di aumentare ancora di più le ore di studio del fine settimana per svolgere non solo i compiti per il lunedì ma anche per anticipare i compiti del giorno successivo a quello in cui praticano una disciplina sportiva, altrimenti quando tornano a casa la sera, li attende “l’incubo compiti”. Il tempo che resta al bambino per riposare, giocare, stare in famiglia è quasi “nullo”, considerando anche che un bambino ha bisogno di andare a letto presto per avere il riposo necessario per affrontare ogni giorno avvenire, ma non per tutti questo è possibile perché sono costretti a studiare fino a tarda sera, perché il pomeriggio come abbiamo detto  il livello di concentrazione è bassissimo e il grado di apprendimento quasi nullo. La descrizione “tipo” della settimana dei bambini di oggi, è necessaria per coloro che sono ”lontani” dal “mondo” dei bambini, ma che per gli stessi bambini rappresentano coloro che hanno il “potere” di decidere sulle loro “vite”.

In Finlandia hanno compreso che non serve a niente rubare del tempo prezioso nella vita per insegnare informazioni per la maggior parte futili e per una durata oltre il quale il cervello non assimila più.

I docenti godono di ampie libertà didattiche. Il loro metodo di insegnamento si traduce in migliori capacità intellettive, creative e risolutive dei problemi, posizionando così gli studenti finlandesi a essere, già dal 1991, tra i più brillanti a livello internazionale.

Anche noi abbiamo assistito, soprattutto  negli ultimi anni, alla riforma della scuola, eppure i nostri studenti continuano a essere tra gli ultimi nelle classifiche mondiali. Ma quand’è che ci poniamo la domanda se stiamo facendo bene oppure se è il caso di avere anche il coraggio di fare dei passi indietro??? Non sempre il “passato” è sbagliato e ha necessità di essere cambiato. È segno d’intelligenza e capacità di “governo” o “dirigenza” avere l’umiltà di salvaguardare “le buone prassi”.

Il paragone con il metodo adottato dalla Finlandia dimostra che meno ore di studio non significano necessariamente meno conoscenza, ma al contrario, miglior profitto, migliore capacità di assimilazione e di apprendimento, ma anche e non per ultimo un miglior equilibrio psicofisico dello studente.

Il problema dei compiti a casa, giudicati eccessivi, anche da alcuni genitori, non riguarda solo le scuole primarie, ma anche le medie e le superiori. Sempre l'Ocse, attraverso un indagine, pone gli studenti italiani tra quelli più gravati dalle incombenze scolastiche da svolgersi proprio dopo l’orario scolastico.

Sarebbe stato “buonsenso” se chi ha la responsabilità della #Scuola, come il sottosegretario, si fosse chiesto perché sono sempre più i genitori che da anni lamentano i troppi “compiti a casa”; avrebbe dimostrato “buonsenso” se si fosse soffermato a leggere e riflettere sulle segnalazioni di “allarme” che arrivano da chi è competente sulla salute psicofisica dei bambini, dei ragazzi; avrebbe appreso che molti genitori, oggi, ricorrono, già dai primi anni delle elementari, a colloqui con psichiatri o psicologi; avrebbe dimostrato “buonsenso” nel domandarsi come mai, nonostante il sistema scolastico italiano gravi sui propri studenti di tante ore di studio a scuola come a casa, l’Italia per l’istruzione si colloca tra le posizioni più basse dei Paesi Ocse.

Da settembre di quest’anno, per merito della proposta del funzionario del #Miur, Raffaele Ciambrone (pedagogista di professione), in tre regioni, Lombardia, Piemonte e Sicilia, ha avuto inizio la sperimentazione del progetto “mai più compiti a casa”.

    Se persona attenta, come Raffaele Ciambrone, ha ritenuto opportuno dare il via a questa “rivoluzione scolastica”, ”l’allarme” invocato in questi anni da tanti genitori e da chi ha a cuore la salute dei nostri figli  non era e non è infondato. Questo progetto naturalmente fa ben auspicare per il futuro, ma nel frattempo troppi studenti italiani sono ancora oggi colpiti dagli eccessivi “compiti a casa”. Credo che proprio in nome del “buonsenso”, il #Miur avendone autorità  DEVE adoperarsi, se non per vietare, almeno per  limitare da subito quanto meno i “compiti a casa” per tutte quelle scuole ubicate nelle Regioni non rientrate nel progetto di sperimentazione. Una soluzione “ponte” potrebbe essere quella di VIETARE, soprattutto per le scuole elementari, di dare per casa più di una materia al giorno. Una coordinazione tra maestre è sufficientemente un comportamento responsabile e non richiede chissà quale “intervento legislativo” o chissà quanto tempo… richiede solo di obbligare ad applicare il “buonsenso”, da subito, perché è già oggi a rischio troppo elevato la salute dei nostri figli. Non dobbiamo più permettere alla scuola di compromettere la salute psicofisica dei nostri figli e tanto meno di “rubare” loro  il tempo di essere “bambini” e “ragazzi”… perché il loro tempo è oggi… domani è già passato. Avere un comportamento responsabile da subito può iniziare a limitare danni irreparabili sulla salute dei nostri figli.

Per non parlare poi del “peso” reale della cartella, che tutti sottovalutano, ma che porta seri problemi alla schiena dei nostri figli… pensiamo a quanti alunni, soprattutto bambini, sono costretti a portare per le scale della scuola un peso di circa 10/15 kg. Oggi anche i libri sono un business… tanti libri… tante ore di studio… eppure i nostri figli sono quelli che meno “sanno”.

Non bisogna più sottovalutare neanche le statistiche allarmanti pubblicate da psicoterapeuti negli ultimi quindici anni, nel quale si legge la così definita “tragedia silenziosa che sta colpendo i bambini di oggi”: 1 bambino su 5 ha problemi di salute mentale; sono aumentati del 43% i disturbi dello spettro ADHD (deficit di attenzione/iperattività); fra gli adolescenti la depressione è aumentata del 37%; nei ragazzi tra i 10 e i 14 anni sono aumentati i suicidi del 200% . All’origine di questi “allarmi” oltre alla mancanza di “genitori emotivamente presenti”, ci sono anche questi aspetti: “numero inadeguato di ore di sonno, di movimento e vita all’aria aperta, di gioco creativo, d’interazoni sociali, mancanza di opportunità di avere del tempo libero e momenti di noia”.

Cosa altro serve per farci comprendere che dobbiamo agire oggi, ora, per proteggere i  nostri figli”???

Per questo è importante e fondamentale che la scuola torni a essere quella “seconda famiglia”.

 2.    Nel nostro Paese le famiglie si stanno indebolendo, non solo dal punto di vista economico a causa di una crisi economica che trova precedenti solo nel periodo del dopoguerra, ma anche di quei valori importanti che sono stati sempre alla base del sistema “famiglia”, e quindi si sta indebolendo la nostra "società". La nostra scuola dovrebbe fare una vera riforma sui “programmi scolastici”, che non solo hanno necessità di essere snelliti ma anche migliorati e resi più attuali, specialmente nello studio di alcune materie, quelle che formano i nostri figli a diventare gli uomini e le donne di domani: “la nuova società”.

  •  La storia. La nostra storia. Nel nostro ordinamento scolastico, dalla scuola primaria (comunemente detta scuola elementare), alla scuola secondaria di primo grado (comunemente detta scuola media) fino alla scuola secondaria di secondo grado (comunemente detta scuola superiore) i programmi di storia sono in sovrapposizione, i nostri ragazzi iniziano ogni volta il programma dal principio, dalla civiltà greca all’Impero Romano.  Approfondimento importante meriterebbe invece la storia delle nostre origini, come Paese, come Nazione: dall’”Eroe dei due Mondi”, Giuseppe Garibaldi che rappresenta soprattutto il “principale eroe nazionale”, colui che ha dato vita all’Unità d’Italia. Questa parte della storia, non è solo storia, è il valore della nostra identità come “popolo” come “comunità” come “Nazione”, appunto. Storia che ci deve continuare a rendere orgogliosi e fieri di essere italiani, anche in onore e rispetto di tutti quei giovani italiani che hanno dato la loro vita per la nascita della nostra ITALIA. L’approfondimento di questa parte di storia, permetterebbe anche a studenti non italiani di capire e fare loro questa parte di storia che rappresenterebbe un valore aggiunto per la loro “integrazione”, integrazione che deve, appunto, passare anche attraverso lo studio della nostra storia, della nostra identità.

Un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura, è come un albero senza radici. (Marcus Garvey)

 

Un approfondimento, poi, sulle “guerre Mondiali”, sugli errori e le atrocità dei regimi, significherebbe scongiurare non solo nuove guerre ma anche a non ricommettere gli errori “irreparabili” del passato e insegnare a saper distinguere il “buono” dal “male”..  

Fino ad arrivare alla storia “contemporanea”, con l’auspicio di insegnare che tutte le guerre, ieri come oggi, sono state scatenate dalla presunzione e dalla sete di potere di un essere umano che voleva sopraffare l’altro e che qualsiasi cultura che pone un essere umano contro l’altro non è una cultura sana e tanto meno auspicabile. Se parliamo con i nostri ragazzi che frequentano il secondo superiore,  ancora non sanno chi è Giuseppe Garibaldi, come possiamo quindi pretendere che conoscano le “atrocità” dei regimi??? Come possiamo immaginare che sentano la nostra “terra” la loro Patria??? Stiamo distruggendo non solo anni di storia, ma anche la nostra identità, la nostra cultura.

  •   Introdurre “educazione civica”, come studio e apprendimento significativo del valore dell’essere umano come persona, del rispetto dell’altro come persona. Con questo “semplice” concetto e insegnamento si può arrivare a contrastare ogni forma di violenza, dal bullismo, alla violenza contro i disabili, contro le donne, contro chi ha un coloro di pelle diverso. Si arriva anche a contrastare l’omofobia, con il concetto del rispetto dell’altro come essere umano e non con l’insegnamento all’orientamento sessuale (insegnamento che si è tentato di inserire più volte nelle nostre scuole), visto che fin dai tempi di Adamo ed Eva, è un valore che si acquisisce “naturalmente”. La violenza non si contrasta dopo che è avvenuta, ma dobbiamo lavorare per contrastarla all’origine, e questo si può auspicare solo con l’insegnamento del rispetto.

Il valore e l’importanza del rispetto dell’ambiente che ci circonda, della “nostra terra”. Insegnando ai nostri figli la storia della nascita della nostra Patria, insegniamo loro, insieme alla geografia nello studio delle regioni, che ogni regione è la nostra Patria, e questo può solo contrastare divisioni nazionali e portare amore per ogni ambiente che “appartiene” alla nostra Italia: dai mari, ai monti, ai fiumi, alla terra tutta. E forse anche a far capire loro di quanto siamo fortunati a vivere su un Paese che da secoli è considerato il bel “Paese” e che non c’è prezzo alcuno che possa valere per “svendere” la nostra fortuna. E non per ultimo insegnare loro che non c’è prezzo alcuno  che vale “per avvelenare o far avvelenare la nostra terra”, se non il solo prezzo della nostra stessa salute e di tutte le generazioni che verranno.

Il valore e l’importanza del rispetto della “cosa” pubblica, insegnando così loro che ogni strada, ogni edificio, ogni cosa che non è di proprietà “privata”, è comunque la nostra proprietà e va rispettata e protetta. Così potremmo auspicare di vedere un giorno le nuove generazioni che avranno più rispetto delle nostre città.

Per i ragazzi che frequentano la scuola secondaria di secondo grado, sono già previsti dei corsi che gli permettono di ottenere dei crediti scolastici utili per l’esame di maturità. Per recuperare l’insegnamento di questi valori importanti sui ragazzi che sono già negli ultimi anni di scuola, non si potrebbero prevedere corsi che vertono proprio su questi temi? Non ci possiamo più permettere di perdere tempo… perché loro rappresentano già l’Italia di domani. Inoltre questi insegnamenti ci possono aiutare “domani” a parlare anche di “ius soli”. 

 



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