Raccogliere firme per la pubblica denuncia degli autori del video Pizzacoronavirus

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Francesco Piccolo ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Procura della Repubblica del Tribunale di Trani

Procura Della Repubblica Presso il Tribunale di Trani

I sottoscritti: Francesco Piccolo Antonio Dal Fonso Monica Thea Galante, Francesco Li volsi, Alessandro Spinazzola, Simona Porceddu, Elisabetta Macario, Nicoletta Tommaso, Martina Olivieri, Laura Marzi e Cavaretta Monica in proprio e nella qualità di promotori del movimento #salviamolepartiteiva #flashmob2020

                 P r o p o n g o n o

- Atto di denuncia querela nei confronti di ignoti "facilmente identificabili" ed in particolare degli autori, attori, videomaker, nonché di chiunque altro abbia preso parte o diffuso il video Pizzacoronavirus 

url : https://www.youtube.com/watch?v=tBQGcUqveqA

per i fatti reato che la S.V. intenderà ravvisare nei fatti qui di seguito esposti.

Il Giorno 03.03.2020 mentre ogni cittadini Italiani, con ogni mezzo, cercava di tutelare la propria salute, l'immagine del Paese e la genuinità delle proprie filiere produttive, attraverso varie iniziative preordinate a fermare la propaganda internazionale che a più riprese dipingeva l'ITALIA COME il paese untore del #coronavirus gli scriventi avevano modo di visionare il citato filmato.

Inutile evidenziare che il cortometraggio è, senza alcun dubbio, lesivo dell'onore e del decoro del Popolo Italiano e di uno dei suoi fiori all'occhiello la Pizza.

Attraverso una satira fuori luogo e del tutto priva di alcuno spunto critico gli autori dello stesso ed i suoi diffusori hanno inteso danneggiare l'immagine del Popolo Italiano dipinto in modo grottesco e fuorviante, come sporco e privo delle più elementari regole dell'igiene.

Tale modus operandi, combinato alla notevole diffusione del filmato ( attenzionato anche dai mass media nazionali) è senza alcun dubbio preordinato ad arrecare danno all'IMMAGINE della Nazione prima ancora che ad offendere i produttori del rinomato brand #PIZZA.

Del resto, le immagini sono inequivocabilmente sintomatiche di un preciso proposito delittuoso ed in particolare della volontà di accusare l'Italia dell'aumento del numero di contagi da #Coronavirus in Francia ed in Europa.

Dimenticano, gli autori che la nostra situazione di profondo disagio e di INFODEMIA è dipesa, esclusivamente, dalle caratteristiche e dalla virulenza del COVID 2019 - che si spera possa non proliferare allo stesso modo in Francia o in altra nazione al mondo".

Ci perdoni se ancora una volta il popolo Italiano è costretto, dall'inerzia e dall'incompetenza dei governanti, a richiedere l'intervento della magistratura al fine di tutelare il proprio patrimonio culturale ed identitario, purtroppo le Istituzioni Politiche si sono mostrate, ripetutamente, incapaci di tutelare l'immagine di una Nazione i cui cittadini sono oggi considerati in Europa come dei veri e, propri, untori.

Riteniamo che nell'era dei Social Network la Magistratura non possa ignorare l'insorgere di problematiche legate alla nostra quotidianità che, inevitabilmente, connesse alla condotta e al contesto, configurano un grave danno d'immagine al Paese. Come movimento #salviamolepartiteiva ci riteniamo legittimati a cercare di tutelare quel che resta dell'immagine del BELPAESE nel mondo anche perché, specie in questo momento tanto delicato, non si può sdoganare il principio che le opinioni ed i convincimenti degli autori e dei diffusori del video possano sfuggire alla logica delle responsabilità personali di natura penale, perché così facendo si indurrebbero numerosi internauti a ritenere la rete una zona franca, nella quale poter agire impunemente.

Gravi i fatti, commessi in danno del Popolo Italiano per cui chiediamo la Giusta Punizione dei colpevoli

Per le sue esposte ragioni gli scriventi 

C h i e d o n o

che si proceda penalmente ai sensi dell’art. 336 c.p.p. nei confronti chiunque si sia reso responsabile , in ordine ai reati che la S.V. intenderà ravvisare nei fatti narrati, chiedendo la giusta punizione dei colpevoli.

 

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