Una strategia WinWin per l’Italia post Covid-19

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La crisi del Covid-19 sta bloccando l’Italia e tutta la sua economia con drammatiche ricadute sociali. Diamo per scontato che il Covid-19 si esaurirà entro i prossimi mesi, grazie alla quarantena, al caldo, agli anticorpi. 

Restano le prevedibili macerie sociali ed economiche che vanno affrontate con la stessa decisione con la quale abbiamo isolato il virus e la sua possibilità di contagio.

La crisi del Covid-19 ha dimostrato innanzitutto che tutto ciò che ruota attorno all’ospitalità, che sia ricettiva, ristorativa, ma anche moda, design, sport, animazione, istruzione, è diventato l’asse portante del nostro Paese anche per gli altri settori economici, dall’agricoltura ai trasporti, dall’industria manifatturiera a quella del digitale. 

Per ripartire ci vogliono idee chiare, progetti finalizzati, investimenti finanziari. Il modello Alto Adige-Sud Tirolo – il più efficiente e dinamico oggi esistente in Italia, cresciuto nel corso degli ultimi trent’anni - andrebbe allargato all’insieme dell’economia italiana: investimenti mirati al miglioramento qualitativo delle strutture, delle infrastrutture, dell’intelligenza umana. In Sud Tirolo la Provincia Autonoma di Bolzano e le banche a partire dall’inizio degli anni Novanta hanno promosso e finanziato l’ammodernamento del sistema turistico che fossero impianti di risalita, strade forestali, alberghi, ristoranti, trasporti, musei, tangenziali, tunnel, ferrovie locali, scuole professionali, il tutto finalizzato a migliorare l’accessibilità alle valli e alle destinazioni turistiche, all’arredo urbano impostato sulla pedonalizzazione dei borghi turistici, al miglioramento di alberghi e ristoranti, a una cultura scientifica dell’accoglienza e dell’ospitalità da parte degli operatori del settore agganciata al Genius Loci del territorio, all’insegna di un’edilizia innovativa, basata sulla certificazione ambientale ClimaCasa, sull’aumento per gli alberghi delle volumetrie (più camere) e la realizzazione di Centri benessere di grandi dimensioni finalizzati alla crescita qualitativa (che si è tradotta in un incremento del Rev/Par per singolo albergo e quindi del valore aggiunto economico complessivo), all’insegna delle migliori tecniche e tecnologie esistenti, alla realizzazione di centrali elettriche a biomassa disseminate sul territorio, il tutto agganciato a una formazione permanente e virtuosa del personale, a una strategia di Marketing condivisa dell’intero territorio declinata per valli e singole destinazioni, con il settore dell’ospitalità al centro delle strategie politiche della provincia autonoma. Il settore agroalimentare e quello artigianale sono vissuti in simbiosi con quello dell’ospitalità contribuendo alla crescita della ricchezza del territorio, stabilizzando il mercato del lavoro.

Che cosa si deve fare per rilanciare l’intera economia italiana dopo lo stop imposto dalla crisi del Convid-19?

Predisporre una sorta di Piano Marshall, finanziato innanzitutto dall’Italia e successivamente anche dall’Unione Europea, dove lo Stato finanzia al 50 per cento l’ammodernamento del parco alberghiero italiano, delle destinazioni turistiche, delle infrastrutture stradali e ferroviarie, in una logica WinWin: ogni progetto deve essere finanziato al 50 per cento dai privati a fronte del quale lo Stato raddoppia la cifra impegnata controllando la realizzazione e la coerenza ambientale del progetto.

Questa crisi è epocale: è la più grave che il pianeta ha conosciuto dalla fine della seconda guerra mondiale. E’ anche l’occasione per rilanciare l’economia planetaria su basi più ecosostenibili, più mirate al benessere materiale e culturale della specie umana che mai come in questa occasione si è accorta di essere una sola specie, l’Homo Sapiens, e di vivere sullo stesso pianeta.

Per l’Italia, che si è trovata al centro della crisi proprio grazie al successo del suo modello turistico e industriale legato all’estrema mobilità delle merci, delle idee, degli esseri umani garantita dall’economia globale che si è affermata a partire dalla fine della Guerra Fredda, è l’occasione per dare omogeneità al sistema economico nazionale, sviluppare finalmente il Meridione d’Italia, scrigno incomparabile di ricchezza naturale quanto umana e culturale, sulla base di modelli ecosostenibili che superino modelli industriali obsoleti e soprattutto insostenibili dal punto di vista ambientale e della salute pubblica.

Come fecero le generazioni uscite dal disastro della seconda guerra mondiale, per ripartire ci vogliono voglia di vivere, creatività, abnegazione, lungimiranza. Ci vuole anche un Ministero del Turismo dotato di poteri e risorse finanziare adeguate che coordini l’attività delle Regioni ma anche degli altri ministeri coinvolti nel settore dell’ospitalità, dall’agricoltura ai trasporti, dalle infrastrutture all’istruzione.

L’Italia nel 2019 dal solo incoming turistico ha incassato 44,5 miliardi di euro (dati della Banca d’Italia), erano 30 miliardi nel 2011. Quale altro settore vanta simili risultati nel decennio 2010-2020? Il settore dell’ospitalità pesa per un quarto se non un terzo del PIL italiano di 1800 miliardi di euro. E’ un settore in attivo da almeno 10 anni a fronte di un Paese immobile nei settori tradizionali della manifattura. E’ nell’ospitalità che val la pena di investire perché l’Italia è tra i grandi protagonisti di un settore, il turismo, che nel solo 2019 ha coinvolto 1,4 miliardi di viaggiatori internazionali (erano 25 milioni nel 1950 e ancora 500 milioni nel 1990). Il turismo italiano ha il vento nelle vele perché l’Italia è vita, è Storia, è cultura.