Precariato nel Mondo dello Sport

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A causa o “grazie” all'emergenza Coronavirus ci troviamo finalmente a parlare del precariato nel mondo dello Sport.

Già Sport, che in Italia non può voler dire solo Calcio. Parliamo del nuoto che è il nostro “lavoro”, ma le cui problematiche sono comuni a molte altre realtà sportive.

Siamo un popolo silente che ha lavorato per anni in condizioni assurde. Nessun contratto, nessuno straordinario, nessun contributo versato, nessuna malattia, nessuna tredicesima, quattordicesima, ferie...? quando e per quanto vuoi...tanto non ti pagano.

Ed é proprio sull'assenza di qualsiasi forma di tutela previdenziale su cui ci vogliamo soffermare e ricordare che di questo lavoro ci si ammala. Siamo quotidianamente a contatto con cloro e altri agenti chimici, l'entrare e uscire dall'acqua ci provoca malattie professionali quali sinusiti, rineiti, disturbi articolari. Ma andiamo a lavoro comunque.

Siamo talmente rassegnati che non riusciamo nemmeno a contestare queste condizioni, ma oggi siamo tutti a casa senza esser pagati, messi da parte come si fa con i giacconi invernali quando inizia la bella stagione, si ripongono nell'armadio aspettando l'inverno, così noi aspetteremo la fine di questa epidemia, in attesa di tornare alle nostre mansioni quando ci richiameranno.

Abbiamo tirato su generazioni di nuotatori e sportivi in genere. Abbiamo lavorato con le fragilità di ogni bambino, gli siamo stati accanto e insieme abbiamo superato gli ostacoli.

Già perché insegnare uno sport non è solo rendere abili e insegnare le tecniche. Insegnare uno sport vuol dire rendere in grado di superare i propri limiti, le proprie paure, le singole difficoltà che fanno crescere e rendono più forti. Uscire da una lezione essendo riusciti a fare qualcosa che dieci minuti prima non riusciva, vuol dire crescere emotivamente, fisicamente e abilmente.

Ci troviamo a lavorare anche con portatori di handicap, con anziani e adulti.

Ci siamo formati sottraendo soldi e tempo al nostro lavoro.

Ci adoperiamo quotidianamente nell'insegnare l'uguaglianza, l'inclusione per non far sentire nessuno diverso da un altro, cerchiamo di far comprendere le differenze che ci accomunano e che ci rendono unici.

Insomma noi LAVORIAMO con impegno, amore e dedizione, ma stiamo andando avanti con contratti quali “lettere d'incarico” volta ad eludere qualsiasi forma di tutela del lavoratore.

Le persone ci affidano ciò che hanno più a cuore: i propri figli e va tutto bene fino a quando tornano a casa, ma sono successi anche casi nei quali i bimbi non sono più tornati.

E' sì perché in piscina, a volte (per fortuna molto raramente), si muore e se non succede é grazie al Lavoro, alle competenze e alla capacità degli istruttori e operatori che si occupano dei vostri figli.

 


Insomma la prossima volta che ci guardate negli occhi in una palestra, campo di atletica, piscina o in qualsiasi altro posto ricordatevi che noi non esistiamo.......