Liberiamo gli anziani dalle prigioni delle RSA

Liberiamo gli anziani dalle prigioni delle RSA

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Ho 74 anni ed ho passato, come molti, periodi problematici: la polmonite, il ricovero in ospedale, la quarantena, il lento recupero con le restrizioni agli spostamenti giustamente imposti dai nostri governanti.
Ma ora, sono in vacanza al mare e posso muovermi liberamente osservando le minime precauzioni previste dalla fase 3. Sono rimasto sconcertato di fronte al fatto che invece parecchie persone, anche più giovani di me, per il solo fatto di aver scelto di vivere in una residenza per anziani o RSA, sono ancora rinchiusi come se si fosse tornati alla fase 1.

Leggo sui giornali che in Piemonte, ma vedo anche nelle altre regioni, migliaia di cittadini sono in questa situazione e molti sono disperati o cadono in depressione per non poter uscire per fare una passeggiata, per incontrare amici, per festeggiare un compleanno con i parenti, o per trascorrere una vacanza al mare, come queste strutture avevano sempre permesso ai loro ospiti.

Gli ospiti di queste residenze sono stati inizialmente i più colpiti da questa pandemia. Moltissimi si sono ammalati, parecchi purtroppo sono morti.
Ora dopo 5 mesi i sopravvissuti sono tornati a normali condizioni di salute e sono assistiti e controllati nelle loro rispettive strutture. Ma mentre nel paese le restrizioni sono state allentate, e i cittadini di qualunque età sono liberi di circolare, pur mantenendo minime necessarie precauzioni, i residenti di queste strutture sono ancora irragionevolmente rinchiusi senza possibilità di uscire ed è solo concesso, con molte limitazioni, di poter incontrare i parenti all'interno delle strutture stesse.

Gli altri anziani, come me, che non sono ospiti (sarebbe meglio dire prigionieri) delle RSA possono viaggiare, frequentare bar, ristoranti, spiagge, alberghi senza restrizioni se non quelle minime previste per tutti. Perché coloro che si trovano in queste strutture per loro scelta, pagando rette salate con la loro pensione e che ora sono addirittura meno a rischio di altri verso il virus perché hanno fatto tamponi e controlli, non possono godere di questi diritti fondamentali?

Con il DPCM del 18 giugno, e la conferma del 14 luglio, il Governo ha stabilito che la facoltà della riapertura delle RSA sia in capo alle direzioni sanitarie regionali. Ogni singola Regione ha quindi stabilito delle linee guida, ma queste, nella maggioranza dei casi, si sono limitate a fornire delle indicazioni, per altro molto stringenti, per le eventuali visite dei parenti, senza prendere neanche in considerazione la possibilità di libera uscita degli ospiti. Anzi, viene citato solo il caso di uscite per ospedalizzazioni o visite o esami non effettuabili all'interno delle strutture, con dei protocolli di rientro da "fase 1 Covid" che prevedono al rientro quarantene, tamponi, controlli di tracciabilità ecc., confermando quindi la reclusione degli ospiti, come se fossero dei pericolosi untori. Ricordo che le residenze per anziani non sono prigioni e che la "normalità" dovrebbe essere la possibilità di uscire e rientrare per un caffè, per una giornata o qualche giorno, con il solo vincolo di avvisare; come era prima.

Anche i responsabili di queste strutture sono fortemente preoccupati, perché, se queste restrizioni irragionevoli permangono, sicuramente non attirano nuovi clienti e rischiano di perdere molti degli attuali ospiti, in gran parte persone autosufficienti ed in buona salute. Tuttavia essi sono legati a queste norme assurde fino a che il governo e le regioni non si ricordino di rinormalizzarle come è stato fatto per tutti gli altri cittadini.

Chiediamo che il governo nazionale e quelli regionali emanino subito un'ordinanza per liberare i nostri anziani che dimorano in queste residenze da quello che sembra sempre più un sequestro di persona, abolendo queste norme che ritengo anche anticostituzionali.