Garantire il diritto di uscire in moto

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Sono un motociclista, ma ritengo che questo problema riguardi potenzialmente tutti, essendo una questione di libertà.
Oggi sono 40 giorni di blocco, di reclusione a casa.
Premetto che ci sono questioni più gravi. C'è gente che ha perso il lavoro oppure che ha visto gravemente ridotti i propri redditi; parlo sia di dipendenti (di aziende in difficoltà) che di autonomi.
Ma non dobbiamo trascurare un'altra questione. Perchè lavoriamo? Tolti pochi fortunati che lavorano perchè gli piace, credo che la maggior parte di noi lavori per vivere, per guadagnare il denaro necessario per sfamare sè stesso (e la propria famiglia), per comprare altri beni (necessari o voluttuari) e per "fare quello che gli piace".
La Costituzione degli Stati Uniti fissa in modo mirabile questo principio, affermando che "tutti gli uomini" hanno "inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità".
Sia chiaro: diritto al perseguimento della felicità, non alla felicità in sè.
Ma anche la nostra Costituzione ha dei riferimenti a questo, come quando nell'art. 3 si afferma che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana"; è cosa è il "pieno sviluppo", se non, anche, perseguire la propria felicità?
Ci sono riferimenti alla felicità anche in una risoluzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (giugno 2012, A/RES/66/281):
"L’Assemblea generale... consapevole che la ricerca della felicità è uno scopo fondamentale dell’umanità, ... riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica...".
Ma ognuno raggiunge la felicità come meglio crede, finchè non lede i diritti degli altri.
Io la raggiungo in moto. E non solo io.
E quindi pongo la domanda. A chi do fastidio, chi danneggio, chi metto in pericolo, se faccio un giro in moto? Da solo. Ho un casco, altro che mascherina!
Un semplice giro in moto, senza scendere dalla moto, senza fermarmi a un bar, senza andare a passeggio nei vari luoghi, fermandomi solo per fare benzina (i distributori sono aperti e fare il pieno è consentito), senza parcheggiare la moto (o, se voglio farlo per sgranchirmi le gambe, restando a un metro di distanza dalla mia moto); fermandomi solo per guardare un tramonto, una collina, il mare...
A chi do fastidio, chi metto in pericolo?
E non mi si risponda: ma, se lo fanno tutti, si crea folla.
Tutti chi? Quanti saremo? Quale folla si creerebbe, sulle strade senza gente che va a lavorare, senza auto che vanno al ristorante o in discoteca o al bar?
Che traffico possono creare alcune migliaia di moto che viaggiano, sole, sulla strada? Da soli o col nostro compagno abituale sulla sella posteriore, compagno col quale già dividiamo la vita in casa.
E non mi si risponda che i rischi sono i possibili incidenti. Si tratta di numerosi molto bassi, ancora meno col traffico ridotto di questi giorni; in ogni caso, i pronto soccorso e le terapie intensive non si sembrano più al collasso, come pochi giorni fa, da non poter accogliere un motociclista ferito. Comunque, non è che in casa non avvengano incidenti, anzi, statisticamente, sono più gli incidenti domestici che quelli stradali.
Perchè no, a chi do fastidio, chi metto in pericolo?
Io NON VOGLIO che il governo mi autorizzi a uscire di casa solo per lavorare. Io NON SONO una bestia da lavoro: casa e lavoro... e basta. No: ho il diritto di uscire da casa per vivere, se non sono un pericolo per nessuno.
Casa - lavoro, lavoro-casa. Ma che vita è ?
E' la vita cui vogliono portarci? Una vita da schiavi! Una vita solo per produrre.
Ma, anche prescindendo dall'aspetto morale e degli insopprimibili diritti individuali, si dimenticano che, se l'uomo non "consuma", nessuno produce.
Se non posso andare in moto, le industrie di moto non vendono moto... e falliscono.
Se non posso andare in moto, le industrie di abbigliamento moto non vendono... e falliscono.
Se non posso andare in moto (e nemmeno gli altri possono muoversi liberamente con altro mezzo di trasporto), l'industria del turismo (bar, negozi, ristoranti, alberghi, divertimenti...) non vendono... e falliscono.
Se non posso andare in moto, la moto non avrà bisogno di manutenzione (o sarà minima), i meccanici non lavorano... e falliscono.
Se non posso andare in moto, i Comuni non potranno più rapinarci con gli autovelox... e falliscono.
Se non posso andare in moto... che vivo a fare?
Propongo il diritto di uscire in moto da soli.