fermiamo le antenne 5G

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In questi ultimi mesi il dibattito sull’impatto sanitario e ambientale del 5G si è acceso al Parlamento europeo di Bruxelles, e in particolare è stato organizzato a ottobre 2019 un workshop dal titolo «5G, rischi per la salute e principi precauzionali: nuovi fondamenti logici», moderato dagli europarlamentari Michele Rivasi e Klaus Buchner. Al panel ha preso parte anche Martin Pall, Professore Emerito di Biochimica e di Scienza Medica alla Washington State University (Pullman, Stato di Washington), che ha illustrato i maggiori danni sanitari provocati dal 5G, basandosi su recenti studi scientifici. Il suo esordio è un pugno nello stomaco: «Gli effetti delle radiazioni 5G riguardano cuore, cervello e sistemi ormonali e possono degenerare in tumori»
Le radiazioni pulsate emesse dal 5G sono molto più potenti di quelle standard e dieci volte più pervasive. La loro azione ricade anzitutto sulle cellule del nostro corpo, il cui equilibrio osmotico – quello che controlla la concentrazione di sali all’interno dei microorganismi – risulta gravemente compromesso. Per lo scienziato «le radiazioni prodotte dal 5G sono talmente forti da interferire sul funzionamento dei canali di calcio (“voltage-gated calcium channels”, VGCCs), localizzati all’interno della membrana cellulare, che regolano l’entrata e l’uscita dalla cellula degli ioni calcio». I canali di calcio si aprono per effetto dell’«interferenza elettrica» generata dalle radiazioni elettromagnetiche, facendo fluire nella cellula una quantità eccessiva di ioni di calcio. Questi svolgono un ruolo essenziale nella fisiologia dell’organismo, ma se presenti in dosi smisurate alterano l’attività cellulare e danneggiano l’organismo con conseguenze anche gravi. Già a settembre del 2018, una richiesta di moratoria dell’introduzione del 5G, presentata alla Commissione europea da oltre 180 medici e scienziati di 35 nazionalità diverse, faceva riferimento a un «accresciuto rischio di tumori, demenza di Alzheimer e riduzione della fertilità», generato dall’esposizione del corpo umano alle radiazioni elettromagnetiche.Ed è proprio la sterilità uno dei principali «incubi» di Pall. Basandosi su uno studio pubblicato a dicembre del 2018 sul sito del Centro nazionale per l’informazione biotecnologica negli Stati Uniti e citato nel “Primo report dalla Svizzera sui danni del 5G” a cura degli esperti di Physicians for Safe Technology, lo scienziato sostiene che una maggiore diffusione di campi elettromagnetici sul territorio abbia conseguenze nefaste sulla fecondità di donne e uomini. «Recentemente, in Svizzera, si è visto che il 62% di maschi che dovevano essere nel fiore della fertilità non lo erano», perché esposti alle pulsazioni emesse dalle antenne 5G: «l’origine del fenomeno non si può dimostrare al 100%, ma Pall non ha dubbi: «presto nuovi studi faranno chiarezza sulla questione». Il pericolo è già in atto per gli organismi dotati di un elevato rapporto tra superficie e volume: su insetti, uccelli, piccoli mammiferi e anfibi gli effetti della banda larga di quinta generazione sono devastanti, perché le radiazioni penetrano facilmente le superfici più sottili. È questo il motivo per cui le industrie telematiche tendono a escludere il rischio per la salute umana – spiega Pall – perché si tende a considerare che l’impatto delle emissioni è innocuo se non supera i primi due millimetri di una superficie corporea. Quindi, mentre l’uomo può considerarsi al sicuro, non vale altrettanto per la formica, che avendo un rapporto superficie/volume di molto maggiore deve stare alla larga dalle radiazioni. Per Pall l’allarme è serio e non si esaurisce nell’infertilità. Le onde elettromagnetiche – spiega – hanno un’azione lesiva sul patrimonio genetico delle persone: i filamenti singoli e doppi del DNA possono rompersi e le sue basi ossidarsi; inoltre, a livello cellulare lo stress ossidativo fa aumentare il numero dei radicali liberi, che danneggiano tutte le componenti della cellula, favorendo l’insorgenza di malattie croniche. L’apoptosi (morte cellulare) è tra le estreme conseguenze del fenomeno. Non è tutto. Tra le patologie derivanti dal contatto con le radiazioni non ionizzanti, Pall annovera quelle di natura neurologica e neuropsichiatrica, già evidenziate dal “Primo report dalla Svizzera sui danni del 5G”. Dallo studio si apprende che «appena sono state installate le antenne 5G, molti residenti e intere famiglie nel cuore di Ginevra hanno riportato sintomi insoliti: mal di testa da intenso a insopportabile, insonnia, dolore toracico, affaticamento e malessere generale stando in casa». Un quadro in linea con le osservazioni dello scienziato americano, che a tali disturbi aggiunge ansia, depressione e disfunzione della memoria. «Sono stati già scritti 29 lavori sulle patologie psichiatriche derivate dal contatto con sorgenti 5G, spiega Pall: fenomeni riscontrati in Svizzera e in California del Sud, dove la rete è da tempo attiva». Segnalazioni che meritano ancor più attenzione, dal momento che in Svizzera la regolamentazione sull’esposizione della popolazione alle radiazioni elettromagnetiche è tra le più rigorose al mondo: secondo Pall, «100 volte più severa che in Europa, Stati Uniti e Canada». Ecco perché lo scienziato ritiene «necessario stabilire un rigoroso principio di precauzione sul 5G, per proteggere l’uomo da potenziali pericoli. Prima di qualsiasi valutazione, bisogna tutelare i cittadini e l’ambiente».

Proprio per questo motivo le autorità svizzere, in particolare l'UFAM (Ufficio Federale dell'Ambiente) hanno deciso di sospendere l'uso delle antenne 5G, fino a che non saranno chiariti i dubbi riguardo al loro impatto sulla salute. La nuova normativa riguarda solo alcuni dei 26 cantoni che compongono lo stato federale.Dubbi che non riguardano tutta la popolazione e che sono stati dissipati a più riprese tanto dagli operatori del settore quanto dalla autorità sanitarie. Tuttavia esistono molte persone preoccupate che le onde radio 5G possano risultare dannose.Le preoccupazioni sono diventate proteste in molti paesi, e in Svizzera questo ha portato a un parziale arresto dello sviluppo. Significativo, poi, che il paese alpino sia tra i più avanzati al mondo per lo sviluppo delle reti di nuova generazione

Dopo la moratoria triennale in Svizzera, anche la Slovenia ha ufficialmente bloccato “l’Internet delle cose”. La posizione slovena – annuncia Maurizio Martucci su “Oasi Sana” – è stata adottata per valutare con più attenzione le criticità del 5G nell’impatto su ambiente e salute pubblica, «al contrario di quanto ha fatto l’Italia nel 2018», con la vendita “al buio” delle nuove frequenze del 5G, «senza valutazione preliminare d’impatto ambientale e sanitario».L’agenzia slovena Akos (reti e servizi di comunicazione) è stata incaricata di fermare l’assegnazione dello spettro di frequenze 5G. «La moratoria slovena è sostenuta dal ministro della pubblica amministrazione Rudy Medved, che – di fronte alle forti preoccupazioni della comunità medico-scientifica sugli effetti biologici delle inesplorate radiofrequenze – ha optato per l’adozione del principio di precauzione. «La tecnologia 5G – afferma – non è stata stabilita, nella pratica, nella misura in cui gli studi potrebbero produrre risultati in base ai quali potremmo dire in modo conclusivo che il 5G è completamente innocuo». La decisione, racconta “Oasi Sana”, è scaturita dopo che il governo di Lubiana ha convocato una consultazione pubblica sulla sicurezza delle tecnologie 5G. La richiesta: «Divieto dell’uso della tecnologia wifi negli asili, nelle scuole, negli ospedali, nelle case di cura e in tutte le istituzioni pubbliche. Moratoria sull’introduzione del 5G basata sul principio di precauzione, grazie a ricerche scientifiche sufficienti per dimostrare gli effetti negativi delle radiazioni elettromagnetiche sulla salute umana, sulla natura e sull’ambiente». Da qui lo stop in tutto il paese, che a differenza della Svizzera è membro dell’Ue. L’attuale posizione slovena, ricorda sempre Martucci, è analoga a quella adottata in Belgio dal sindaco di Bruxelles (che ha vietato le antenne 5G in città) e in Spagna dall’organo governativo Difensore del Popolo. Inoltre, «la pericolosità del 5G è già stata affermata in Danimarca da una consulenza legale richiesta dall’istituto nazionale di sanità pubblica». In Olanda, infine, la fondazione “Stop 5G” ha annunciato di ricorrere alle vie legali contro la decisione del governo olandese di implementare il wireless di quinta generazione senza prima una regolare valutazione ambientale e sanitaria: «Non è stato adeguatamente studiato il rischio per la salute». Il gruppo olandese conferma che gli stessi studi condotti su 2G, 3G e 4G hanno già mostrato effetti dannosi per l’uomo, gli animali e le piante. Secondo gli olandesi, l’aumento dell’intensità di radiazione – nel caso del 5G – avrebbe «un impatto importante sulle persone e sull’ambiente». Dal governo italiano, silenzio assoluto. Con un’unica eccezione: Gunter Pauli, consigliere economico di Conte, ipotizza una connessione tra antenne 5G e focolai del coronavirus in Lombardia.