"FASE 2" solo in sicurezza

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Considerato che:

  • -non conosciamo se e quanto duri l’immunità per chi ha contratto il covid19;
    -alla luce dei casi di recidiva rilevati in diversi paesi non sappiamo se il virus può essere effettivamente debellato;
    -non conosciamo il vero indice di mortalità di questa malattia;
    -non esistono cure la cui efficacia sia scientificamente provata;
    -non esiste il vaccino.

Considerato anche che i dati che arrivano da tutto il pianeta sembrano essere disomogenei, i pareri del mondo scientifico discordanti e che tutto ciò non aiuta a capire cosa stia realmente accadendo.

In tale contesto riteniamo che non sia opportuno esporre i cittadini al rischio di una possibile e inutile ecatombe:
non sarà infatti facile garantire la sicurezza sul posto di lavoro in assenza di precise linee guida e protocolli per ogni settore, della determinazione tecnica dei necessari dispositivi di protezione ed accorgimenti per il distanziamento.
I rischi potrebbero essere enormi.
Quanti ne vedremo morire per aver contratto il virus sul posto di lavoro e quanto sarà difficile provare il nesso di causalità in sede di contenzioso?

L’incerto contesto impone un unico comportamento di buon senso: l’applicazione del principio di precauzione, fermare tutto fino all’azzeramento del numero di nuovi infetti.

Serve tutto il tempo necessario per comprendere la reale portata del fenomeno ed organizzare le adeguate misure di sicurezza.
Vogliamo davvero rischiare di pagare un prezzo più alto di quello che prevediamo in questo momento?

Sul modo in cui dovranno essere risolti i problemi messi in evidenza da questa pandemia (necessità di redistribuzione del reddito, ripensamento dell’organizzazione della sanità, aumento insostenibile del debito pubblico, sostegno alle imprese e ai lavoratori) possiamo discuterne in altra sede, per ora FERMIAMOCI.

Non anteponiamo l’interesse economico alla vita delle persone!

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