Emergenza Coronavirus - RIAPERTURA PER LE ATTIVITÀ SENZA DIPENDENTI

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L'emergenza dovuta al diffondersi del Covid-19 ha paralizzato l’Italia. Lo Stato ha dovuto mettere in atto una serie di misure volte al contenimento di questa pandemia; misure eccezionali in campo sanitario, di ordine pubblico ed economico.
Sono un artigiano, titolare di una micro-attività che vede impiegato solo me stesso come forza lavoro, non avendo dipendenti. Come tutti quelli che non rientrano nei settori produttivi ritenuti essenziali, ho dovuto fermare l’attività, con tutte le conseguenze del caso. Il nuovo Dpcm del 10 aprile 2020 ha prorogato la sospensione fino al 3 maggio, termine che potrebbe essere a sua volta prorogato.
Ritengo che si debba applicare una ulteriore distinzione all’interno del mondo produttivo: la riapertura di quelle attività che, in qualsiasi settore, vedono la presenza del solo titolare o del nucleo familiare convivente, è da considerarsi a bassissimo indice di pericolosità per la diffusione del virus. Tale riapertura infatti comporterebbe lo spostamento casa-lavoro, lo svolgimento dell’attività lavorativa in un ambiente privo di contatti con altre persone (se non sporadicamente, come nel caso di fornitori), e un ulteriore spostamento lavoro-casa. Invece, dall’altro lato, risulta insostenibile la chiusura forzata, dovendo fare fronte a spese di gestione fisse che l’erogazione dei contributi statali non riesce a coprire, se non in minima percentuale.

CHIEDO UNA DEROGA ALLA LIMITAZIONE DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE, CHE CONSENTA ALLE MICRO-ATTIVITA' CON ZERO DIPENDENTI DI POTERE CONTINUARE A LAVORARE, ANCHE SE NON INCLUSE ALL’INTERNO DI SETTORI DEFINITI NECESSARI.

Sono convinto che una deroga alle attuali disposizioni sia utile non solo per tutte le persone che hanno attività senza dipendenti, ma anche più in generale al sistema Italia. Questo perché, nonostante la crisi in atto dal 2008, molte di queste attività sono sopravvissute fra mille difficoltà: la chiusura forzata potrebbe dare il definitivo colpo di grazia e provocare la morte economica di molte fra queste, a danno di tanti singoli e nuclei familiari; ciò avrebbe ripercussioni anche per lo Stato stesso, in termini di mancate entrate fiscali e di sovraccarico di politiche assistenziali da mettere in atto. Tutto questo a fronte di un bassissimo rischio di propagazione del contagio.