Chiudete tutto, adesso #chiudetetutto

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Mobilitiamoci adesso!

A sentire chi sta in alto sembra che i colpevoli dello spaventoso aumento dei morti per via della pandemia siano… quelli che fanno jogging. Si studiano restrizioni, le più assurde e improbabili, ad esempio gli orari contingentati nei supermercati, come se questo potesse diminuire il bisogno della gente di approvvigionarsi. In alcune Regioni addirittura schierano l’esercito per pescare i furbetti che cercano di grattare un’ora d’aria. Tutto, tutto per evitare il cuore del problema: c’è un mucchio di gente nelle zone più infettate che è costretta ad andare a lavorare.

Le metropolitane milanesi delle prime ore del mattino pullulano dei “dannati del lavoro”, quelli costretti a recarsi in fabbrica o in ufficio perché Stato e Regioni sono assolutamente d’accordo a chiudere tutto, ma proprio tutto… fuori che i luoghi più frequentati: fabbriche e uffici. E il virus balza da un lavoratore all’altro contagiando se non lui, la sua famiglia, i suoi genitori…


Il fatto che l’Italia abbia superato la Cina per numero di morti, e in un tempo nettamente minore, non suscita alcuna domanda? No, perché la risposta sarebbe semplicissima: in Cina, nella regione più infettata, hanno chiuso tutto, anche la produzione. Non occorre però andare così lontani. Il paese di Codogno, il focolaio numero 1 in Italia, è stato messo in completa quarantena (quindi anche con fabbriche e uffici chiusi) per 15 giorni: oggi è l’unico posto in Lombardia con 0 contagi. E di questa decisione drastica ne ha beneficiato tutto il circondario: in quel periodo l’intera provincia di Lodi ha conosciuto una drastica riduzione dei contagi. In Val Seriana non è stata presa la stessa drastica decisione: oggi è l’esercito a dover portar via le bare, perché non si sa più dove metterle.


La Lombardia e le province vicine sono il cuore del contagio in Italia: devono chiudere. Fabbriche e uffici devono chiudere, ora. E di questo beneficerà l’intero territorio italiano. E inoltre, non vi è alcuna buona ragione per evitare di utilizzare il tampone a livello di massa: l’Italia ne produce talmente tanti da poterli esportare e la situazione della Corea, oggi di gran lunga migliore di quella italiana, testimonia che si tratta di una strategia valida. Abbiamo diritto di sapere se siamo malati o no.


Perché Stato e Regioni tentennano? La ragione è una sola: Confindustria. Confindustria sta esercitando una pressione fortissima per tenere aperte le fabbriche, pensano solo ai propri profitti, ma usano frasi meno compromettenti: “temiamo che vengano sottratte crescenti quote di mercato”. E’ ora che i nostri politici di entrambi gli schieramenti si oppongano alla pressione dei signori della Borsa, e si assumano le proprie responsabilità di garanti della salute dei cittadini. Le vite delle persone valgono più dei soldi!

Quindi al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a tutti i presidenti di Regione ma in particolare Attilio Fontana (Lombardia), Luca Zaia (Veneto), Alberto Cirio (Piemonte) e Stefano Bonaccini (Emilia Romagna) chiediamo di chiudere tutto, anche i mercati finanziari che speculano sulla tragedia, se necessario. Tutti i paesi saranno sulla stessa barca tra poche settimane. E' ora di iniziare ad agire come le nazioni che stanno riducendo giorno dopo giorno il contagio: Cina e Corea del Sud.

Chiudiamo tutto, adesso e tamponi per tutti! 

A TE CHE LEGGI

E' bene che anche altri attori scendano in campo per contrastare il tremendo potere di influenza della Confindustria. In primis i sindacati che devono tutelare le vite dei lavoratori. Ma tutti i cittadini hanno qualche associazione di riferimento: gruppi di volontariato, rsu, collegi docenti, collettivi… Ognuno faccia la sua parte per esercitare dal basso la pressione necessaria a battere quella di Confindustria, ad esempio tempestando le caselle email di amministratori e politici. Ci siamo stancati di dover ascoltare i bollettini giornalieri dei morti come se non ci fosse nulla da fare per limitarli. 


CHIUDETE TUTTO, ADESSO!

Testo scritto dai professori Michele Corsi e Fabio Veschi e diffuso inizialmente al collegio docenti dell'Itsos Albe Steiner di Milano