Anti Covid-19: Permettere ai Ristoranti la vendita al dettaglio di alimenti in emergenza

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Vittorio Manzo
Vittorio Manzo ha firmato questa petizione

Decine di migliaia di Ristoranti stanno fallendo o falliranno nelle prossime settimane, e ciò comporta danni irrimediabili non solo a chi ci lavora e ai clienti affezionati, ma anche alla cultura enogastronomica patrimonio dell'Italia e al vitale settore del turismo, con effetti ben oltre la durata della quarantena.

Vanno favorite con urgenza nuove fonti di ricavi che permettano ai Ristoranti di resistere adesso e nei lunghi mesi di "sale semivuote" che si prospettano anche dopo la quarantena generale. A lungo le persone eviteranno di andare al ristorante, e in ogni caso le misure precauzionali imporranno nuovi costi e un "distanziamento" che ridurrà drasticamente i tavoli e i coperti in ogni locale.

La nuova fonte di ricavi più immediata ed efficace, da consentire oggi con decreto legge su tutto il territorio nazionale, è la vendita diretta al dettaglio di alimenti e bevande confezionati, in aggiunta alla vendita di quelli prodotti dal ristorante, già consentita.

Un Ristorante che oggi voglia farlo non può, perché la normativa vigente richiede l'espletamento di svariate formalità (richiesta di nuovo codice ATECO, comunicazioni alla camera di commercio e al proprio comune, anche con allegati planimetrici, modifiche eventuali all'oggetto sociale previsto dal proprio statuto, nel caso di società) e il sostenimento di considerevoli costi (costo del commercialista, costo del geometra, costi per imposte, diritti e bolli, costi notarili in caso di modifica allo statuto).

Chiediamo che per decreto tutte queste formalità e costi siano azzerati almeno durante l'ufficiale stato d'emergenza, fino al 31 luglio 2020, con possibilità di proroga, e che siano sostituiti da una mera comunicazione via PEC all'ufficio preposto del proprio comune, con cui il Ristorante rende nota la propria temporanea attività di vendita al dettaglio di alimenti e bevande.

Tutti i Ristoranti potrebbero così fornire un servizio utile, e nella massima sicurezza, ai cittadini che volessero acquistare prodotti enogastronomici di terzi da loro selezionati, integrati o meno con alimenti e bevande di produzione interna del Ristorante, come i cosiddetti "chef box" con ingredienti predosati e magari semilavorati (ad es. un sugo fatto dallo chef del ristorante) per ricette da completare facilmente a casa propria, o i "food kit" di alimenti e/o bevande selezionati con una logica di utilità, ad es. la spesa del giorno, o la frutta e verdura a km zero per la settimana, etc.

Un decreto legge, quindi, che permetta a tutti i Ristoranti per alcuni mesi, a fronte di una mera singola comunicazione PEC, di generare nuovi urgenti ricavi con la propria "food boutique" di vendita al dettaglio, avrebbe almeno 3 effetti positivi:

1) Sopravvivenza di decine di migliaia di ristoranti, salvando centinaia di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti nella filiera agroalimentare e turistica;

2) Riduzione delle lunghe file, snervanti e potenzialmente rischiose a livello di contagi, che milioni di persone sono costrette a fare ogni giorno fuori dai supermercati e dai negozi alimentari, grazie al fatto che i ristoranti diventano di fatto nuovi punti vendita integrativi che possono diluire parte della domanda quotidiana di acquisti food;

3) Tutela e diffusione delle eccellenze alimentari italiane, che i ristoratori conoscono e possono selezionare meglio di chiunque altri e offrire e far conoscere ai clienti.

Per tutti questi motivi chiediamo al Governo Italiano con estrema urgenza di emanare un decreto che permetta a ogni Ristorante, per i prossimi mesi, la vendita al dettaglio di alimenti e bevande di produzione non propria, senza altra formalità che il mero invio di una singola comunicazione PEC al proprio comune.