Non lasciate che la Sentenza 18135 distrugga il futuro di migliaia di famiglie

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Andrea Salvi ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a presidente@pec.governo.it e a

Incredulità, senso di ingiustizia, impotenza, rabbia, disperazione, questi sono gli stati d’animo in cui migliaia di famiglie Romane compreso lo scrivente vivono da mesi, da quando hanno ricevuto dal proprio acquirente la richiesta di restituzione di centinaia di migliaia di euro per la vendita del proprio immobile in edilizia convenzionata o agevolata, avvenuta anni prima.

Una bomba sociale, scoppiata ad inizio 2018 con una prima sentenza di risarcimento di circa 300.000 euro ma destinata ad ingigantirsi e a coinvolgere tutte le vendite successive alla prima, avvenute a Roma negli ultimi 30 anni nei cosiddetti Piani di Zona (si stimano 200.000 immobili).

Fregati dal Sistema perché noi venditori siamo oggi chiamati a pagare con il nostro sangue per errori non nostri,  pur avendo seguito in completa buona fede, tutte le indicazioni che ci sono state date da Costruttori, Comune di Roma, Notai, Agenti Immobiliari ed Istituti di Credito, che da ormai circa 40 anni hanno applicato e interpretato la legge in un determinato modo, consentendo alla gran parte delle persone del detto “ceto meno abbiente” di potersi elevare usufruendo di benefici ben pagati con anni e anni di mutuo sulle spalle, cercando quindi di non pesare sull’amministrazione pubblica per il diritto alla prima casa “Case Popolari”, ma bensì investendo la loro vita e il loro lavoro in quel mattone che oggi molto spesso sembra essere l’unica cosa che terrà a galla questa Italia dallo spauracchio dell’instabilità bancaria.

Tutte queste persone infatti, hanno contribuito negli anni, e per anni diciamo circa 40, a far arricchire le banche che hanno a loro libero arbitrio, deliberato mutui d’importi elevati su case che oggi sembra dovessero valere 1/3 del valore di rivendita, hanno fato arricchire notai e agenzie immobiliari per la stesura di compravendite e rogiti, hanno fatto arricchire tutta la frangia dei costruttori, che per anni hanno trovato in questo mercato un clientelarismo facile, fatto di liste d’attesa per poter comprare la prima casa ad un prezzo agevolato, il tutto sia ben chiaro passando per i controlli Comunali, Regionali e Statali che hanno dato l’ok al primo acquisto e poi alla successiva rivendita.

Infatti oggi siamo tacciati di aver fatto speculazione grazie, si fa per dire, alla Corte di Cassazione che a camere riunite ha deciso con la sentenza 18135, che le vendite già avvenute e in divenire non dovevano e non devono essere attuate ad un prezzo di libero di mercato, bensì dovranno mantenere il valore riferito alla convenzione originaria tra Comune e Impresa/Cooperativa di costruzione, annullando quindi tutte le precedenti vendite, ma cosa ancor più grave, aprendo un conflitto tra venditori e acquirenti, ognuno con le proprie ragioni, ragioni che potevano essere ampiamente rassicurate con un’affrancazione automatica a carico della parte venditrice da parte dei Comuni richiesta al momento del rilascio del nullaosta alla vendita, certificato che al 99% dei casi il comune ha rilasciato con la dicitura di vendita a libero mercato.

Se oggi siamo a questo punto, possiamo solamente ringraziare i sopracitati attori che avendo preso parte alla presentazione teatrale “anche ben pagata”, ci lasciano sul palcoscenico nell’ atto peggiore, quello di dover decidere come e se continuare a vivere nella consapevolezza che la giustizia e le istituzioni possano prendere e predisporre in maniera definitiva una norma che tuteli tutti, che liberi gli uni dagli altri, lasciando solamente il libero mercato e le oscillazioni dello stesso a dettar legge.

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