NO a guadagni dalla gestione dell'emergenza per soggetti privati SI a certezza della pena

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Domenico Bonanni ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a presidente@pec.governo.it e a

Perché bruciano i boschi?

Non solo società private pagate per spegnere i fuochi o per rimboschire.
Sono tanti e inquietanti i potenziali interessi che coinvolgono le vere mafie, legati ai contributi pubblici per la gestione dei boschi e dei pascoli.
Un quadro da brividi cui si deve mettere mano politicamente per distruggere questo cancro.

Finché soggetti PRIVATI avranno da guadagnare dalla gestione dell'emergenza e delle sue conseguenze (rimboschimento, cambi di destinazione d'uso ecc) continueremo a piangere nuove perdite al nostro patrimonio ecologico, alla nostra memoria e al nostro benessere.

Bisogna ELIMINARE alla radice ogni possibilità di guadagno, per chiunque, da queste catastrofi.

L'intera gestione del patrimonio boschivo, degli incendi, dei rimboschimenti deve essere esclusivamente in mani PUBBLICHE.


Nessun incentivo deve esistere se non per la PREVENZIONE. E se proprio si vuole coinvolgere il privato, che lo si premi se e solo se aiuta nella prevenzione.

In tempi di diffuso disprezzo per il pubblico e lo Stato, queste cose ci fanno capire come soltanto una gestione pubblica del bene comune possa davvero tutelare l'interesse collettivo.

Sotto il testo di Edoardo Puglielli

27/08/2017. È IL BUSINESS DEGLI INCENDI. Finalmente è chiaro che non si tratta né del piromane solitario né della sigaretta gettata a terra. L’incendio è doloso. E scientificamente organizzato.
Si tratta quindi di affari, di affari grossi, che tengono insieme svariati interessi privati difficili da individuare.
Il business legato alla distruzione della montagna e del patrimonio naturale, infatti, non riguarda solo la “manovalanza” di chi è mandato ad appiccare gli incendi (che sa di non rischiare granché, penalmente) e le società (quasi tutte private e sottratte al controllo pubblico) che si accaparrano gli appalti (con finanziamenti pubblici incredibilmente elevati) per lo spegnimento di quegli incendi (del resto non avrebbe senso aprire e tenere in piedi una società privata con elicotteri e canadair a disposizione se non ci fosse la certezza matematica di un elevato numero di incendi: gli incendi, da questo punto di vista, ci devono essere, altrimenti si chiude).
Non si tratta solo di questo.
Gli incendi, storicamente, sono spesso appiccati in zone appetibili alla speculazione edilizia: una zona protetta, una volta distrutta, può essere facilmente sottoposta a modifica della destinazione d’uso da parte di amministrazioni locali (più o meno legate a pressioni affaristiche), quindi venduta a prezzi da terreno agricolo e rapidamente trasformata in edificabile.
E non bisogna neanche sottovalutare gli interessi legati alla tanto richiesta riperimetrazione dei parchi. L’incendio, spesso, è una chiara minaccia nei confronti di chi può opporsi alla riperimetrazione, o alla cementificazione, o alla costruzione di cave per rifiuti, o alla realizzazione di inceneritori e, ecc...
E poi c’è da gestire gli appalti (sempre finanziamenti pubblici) per le società che si occupano di rimboschimento, e c’è il consenso politico che guadagnerà quell’amministratore che gestirà funzioni e posti di lavoro legati a quegli appalti.
Sono tanti gli interessi, e sono tutti legati ad un modello che funziona più o meno così: distruggere territorio, beni comuni, risorse umane e ambientali per guadagnarci qualcosa, senza produrre assolutamente nulla.
“Fare prevenzione”, unica via percorribile, non si può dire più. E si capisce il perché. Fare prevenzione (per rischio incendi, dissesto idrogeologico, terremoti, alluvioni, pericoli di ogni tipo ecc…) significa fare un lavoro lento e quotidiano che non si vede né si può vendere in televisione.
Fare prevenzione implica razionalità, dibattito, partecipazione e controllo pubblico; significa fare grossi investimenti, proteggere e difendere l’economia del territorio, riflettere sulle infrastrutture utili, mettere in atto serie politiche occupazionali e di welfare per impedire l’emigrazione e mantenere vivi e ben presidiati i territori.
Fare prevenzione significa pianificare, proteggere il patrimonio ambientale e storico-artistico, rispettare vincoli di ogni tipo (storici, paesistici, ambientali e non solo. dovrebbero essere rispettati anche "vincoli sociali").
Fare prevenzione significa vivere meglio, ma significa anche limitare i grossi affari, che ormai sembrano essere possibili solo con l’emergenza o con lo “stato d’emergenza” e spesso in territori depressi, svuotati dalla crisi e dalla disoccupazione, facile obiettivo per l’infiltrazione criminale.

LPV

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