Diritto alla Vita!

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A.G.A.V.E. (Associazione Giovani Adulti Volontari Europei) ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a presidente@pec.governo.it e a

Egregi Presidente del Consiglio, Ministro della Salute, Presidente della Regione Lazio, Direttore della Protezione Civile, Presidente della Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici

la SIAARTI, Società Italiana Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva ha emesso un documento ufficiale intitolato RACCOMANDAZIONI DI ETICA CLINICA PER L'AMMISSIONE A TRATTAMENTI INTENSIVI E PER LA LORO SOSPENSIONE, IN CONDIZIONI ECCEZIONALI DI SQUILIBRIO TRA NECESSITA' E RISORSE DISPONIBILI (http://www.siaarti.it/SiteAssets/News/COVID19%20-%20documenti%20SIAARTI/SIAARTI%20-%20Covid19%20-%20Raccomandazioni%20di%20etica%20clinica.pdf ).

In esso si esprimono considerazioni in base alle quali potrebbe rendersi necessario una modifica dei criteri di accesso alle cure in terapia intensiva, superando la logica "first in, first serve" e privilegiando la "maggior speranza di vita" e una "idoneità clinica" in base alla quale le persone nelle condizioni peggiori devono essere trattate con cure palliative. Nelle raccomandazioni che il documento fa seguire, si sostiene che può rendersi necessario porre un limite d'età all'accesso alla terapia intensiva, privilegiando chi ha maggiori probabilità di sopravvivenza e chi può avere più anni di vita salvata. Altri dettagli sono reperibili nella documentazione stessa disponibile sul sito dell’associazione o negli articoli di alcuni quotidiani (Il Giornale, Il Fatto Quotidiano).

Lo scenario proposto è quello della medicina delle catastrofi, ma a fronte di esso esiste già, in ogni ospedale e presidio sanitario, uno strumento come il PEIMAF (Piano di Emergenza Interna per il Massiccio Afflusso dei Feriti) e tutti i professionisti sanitari conoscono bene quale sia la linea di comportamento da seguire, nella salvaguardia della vita di tutti i pazienti, compatibilmente con le risorse disponibili.

Ciononostante, nell’Ordinanza del Presidente della Regione Lazio N. Z00003 del 06/03/2020 e nello specifico Allegato 1, è inserito il collegamento alla pubblicazione della SIAARTI, come riferimento metodologico.

Perché la SIAARTI vede la necessità di pubblicare questo documento e diffonderlo al personale medico?

Perché la Regione Lazio lo acquisisce come riferimento metodologico senza alcuna spiegazione né giustificazione, mentre altre regioni no?

È questa pubblicazione coerente con l'articolo 32 della nostra Costituzione? È coerente con la difesa del diritto alla vita che perseguono quotidianamente, ventiquattro ore su ventiquattro, i professionisti del nostro servizio sanitario pubblico?

La definizione di una "lista" che stabilisca chi ha diritto e chi no all'accesso alle cure di terapia intensiva è qualcosa che richiama brutti ricordi, che allude all'onnipotenza del pensiero di alcune persone che ritengono di poter stabilire chi ha diritto di sopravvivere e chi no. È questo un virus della mente ben più pericoloso del COVID-19.

Non pensiamo sia più possibile tollerarlo. Riteniamo che chi è in grado di gestire le risorse di questo splendido Paese abbia il dovere di utilizzare tutti i fondi necessari, a costo di prelevarli da altri capitoli di spesa, per attivare gli strumenti che garantiscano la sopravvivenza di tutti. Pensiamo che la diffusione di considerazioni, suggerimenti, raccomandazioni volte a stabilire privilegi discriminatori addirittura a livello del diritto alla vita sia da perseguire e condannare, essendo una evidente forma di attacco e destabilizzazione della vita civile e dei diritti fondamentali degli esseri umani ed una chiara azione di disturbo della delicata azione dei sanitari verso la situazione grave che tutta la società sta affrontando.

Il giuramento di Ippocrate prevede il perseguimento della difesa della vita, la cura di ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute.

Nel codice di deontologia medica si chiarisce che i “doveri del medico sono la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna (…)” e anche che “il medico, in ogni ambito operativo, persegue l’uso ottimale delle risorse pubbliche e private salvaguardando l’efficacia, la sicurezza e l’umanizzazione dei servizi sanitari, contrastando ogni forma di discriminazione nell’accesso alle cure”, così come il fatto che “in nessun caso, il medico abusa del proprio status professionale” e anzi, “il medico non adotta né diffonde pratiche diagnostiche o terapeutiche delle quali non è resa disponibile idonea documentazione scientifica e clinica valutabile dalla comunità professionale e dall’Autorità competente”.

È importante che le Autorità preposte alla vigilanza sull’etica medica si attivino per evitare la proposizione di “soluzioni” suggerite da associazioni private.

Non abbiamo più bisogno di professionisti che pontificano dai loro circoli esclusivi, non abbiamo bisogno di una cultura della discriminazione o del meno peggio, non è così che l'umanità può difendersi e trovare un futuro migliore.

Abbiamo urgente bisogno di una maggiore cultura scientifica, di collaborazione e cooperazione tra chi ha responsabilità alte e gravose, di trasparenza delle misure adottate e di condivisione delle informazioni rilevanti.

Vi chiediamo quindi di intervenire e di continuare a tutelare le possibilità di vita di tutte le persone e il lavoro dei professionisti sanitari di questo Paese.

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