Presidente Musumeci non ci sono le condizioni per tornare a scuola in sicurezza.

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 Presidente Musumeci e Assessore La Galla,
 
 
I contagi sono in aumento, i morti oltre 500 al giorno in media (18.000 solo a dicembre), l’indice RT in risalita verso quota 1 (da zona rossa). Secondo autorevoli studi condotti dall’AIRC (Airbone Infection Risk Calculator) dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale e riportati oggi dal quotidiano Corriere della Sera (https://www.corriere.it/speciale/salute/2020/covid-scuola-rischio-contagio-classe/ emerge come gli “ambienti chiusi e gli istituti scolastici rappresentino una grande criticità, soprattutto se le aule hanno un volume ridotto, con ventilazione (aria proveniente dall’esterno) contenuta e tempi di permanenza elevati”; considerato che secondo la BMC l’infezione è possibile anche attraverso le goccioline infette che permangono nell’aria, mantenendo una carica di infettività per un tempo sufficientemente lungo da poter essere inalate (https://aricjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13756-020-00868-6 tenuto conto che non esistono, ad oggi, né un sistema di tracciamento adeguato, né una banca dati aperta, in continuo aggiornamento, divisa per ordini e gradi di scuola e anche per comuni e province, i docenti della scuola dell’Infanzia, della Primaria e della Secondaria di Primo grado chiedono maggiore rispetto per la propria salute e per la salute dei loro cari.


La legge prevede il diritto alla Dad per gli alunni che convivono con soggetti fragili. Ai docenti questo diritto viene di fatto negato. Quanti docenti si prendono cura dei propri genitori anziani e affetti da una o più patologie? Quanti nonni si occupano di bambini di età compresa tra uno e 10 anni mentre i genitori lavorano? Noi non abbiamo diritto ad essere tutelati?


L’anno scorso, a fronte di pochissimi casi in tutta l’isola eravamo barricati in casa e utilizzavamo la Dad che non era nemmeno normata dal punto di vista contrattuale. Lo abbiamo fatto per il senso del dovere e per quell’etica del lavoro che ci hanno sempre contraddistinti. Oggi, con contagi che viaggiano nell’ordine delle 1300 unità al giorno, siamo costretti a recarci a scuola, dentro classi pollaio, con le finestre spalancate (laddove sia possibile aprirle), a morire di freddo e a rischiare di prendere il virus e portarlo a casa. Cosa è cambiato? Si parla tanto di trasporti. Si parla solo di scuole superiori. Noi sappiamo bene che la vera questione è un’altra: il problema è quello di garantire un servizio di assistenza alle famiglie dei lavoratori che non possono ottenere lo smart working. Dobbiamo prenderci cura dei loro figli che non possono restare a casa soli. Alcune  domande a questo punto sorgono spontanee: questo è il ruolo che la società tutta e il Paese riconoscono ai docenti delle scuole di ordine inferiore? Questa è l’importanza che diamo all’istituzione scolastica? Davvero si può chiedere a questi docenti di sopperire all’incapacità della politica mettendo a rischio la loro salute e quella dei loro familiari? “ Parigi val bene una messa” diceva nel Cinquecento Enrico IV. Salvare qualche poltrona val bene qualche docente morto?
 
Vi chiediamo di fermarvi. Di avere rispetto per noi. Di attivare una cabina di regia, coinvolgendo anche noi che la scuola la viviamo e la conosciamo. Invece di gridare che le scuole sono posti sicuri, vi chiediamo di dimostrarcelo con dati certi, con screening seri e continui. Vi chiediamo impianti di areazione nelle classi, mascherine ffp2 fornite dalle istituzioni a docenti e alunni. Chiediamo un sistema di tracciamento rapido ed efficace che funzioni sul serio. Poi potrete chiederci di rientrare in classe. Fino ad allora, abbiamo diritto alla salute. Tutti. Nessuno escluso. È un diritto sancito dalla Costituzione italiana. È un diritto inviolabile.
 
In questi mesi, abbiamo fatto scuola con serietà, fatica e ansia. In molte scuole la didattica in presenza è stata intervallata da periodi di dad a causa di diversi contagi nelle classi. Ci chiediamo se questa sia scuola. L’angosciante attesa del risultato dei tamponi, le quarantene a casa spesso ingestibili con bambini piccoli. Il ritorno a scuola nella speranza che non accada di nuovo. Vi chiediamo: è questa la scuola? Nulla è stato fatto per rendere le nostre classi e gli edifici scolastici che ci ospitano dalle sei alle otto ore al giorno vivibili. Nulla.
 
La scuola, da anni dimenticata dalla politica tutta, oggi è diventata la protagonista del dibattito. Ci fa piacere. Notiamo però, non senza un certo stupore, che se ne parli in modo parziale, scorretto. La scuola oggi è diventata un tema di scontro tutto interno alla politica senza alcun rispetto per chi la vive e la tiene in piedi con grandi sacrifici.  
 
Vi chiediamo rispetto. Vi chiediamo di lasciarci in Dad fino a quando non ci saranno tutte le condizioni per poter tornare a scuola in sicurezza.