SCUOLA: VOGLIAMO DAVVERO CHIUDERE CIO’ CHE LA COSTITUZIONE HA APERTO A TUTTI?

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VOGLIAMO DAVVERO CHIUDERE CIO’ CHE LA COSTITUZIONE HA APERTO A TUTTI?

“Che strana immagine – disse - e che strani prigionieri!”                                          “Ma sono simili a noi – risposi io – Prima di tutto, ritieni forse che di sé e degli altri abbiamo mai visto qualcos’altro oltre alla ombre proiettate dalla fiamma sulla parete della caverna che sta di fronte a loro?“                                                                        "E come sarebbe possibile – disse – se sono costretti a rimanere con le teste immobili per tutta la vita?”

(Platone, Il mito della caverna)

“La scuola è aperta a tutti” dice l’art. 34 della Costituzione e con le parole delinea una soglia priva di barriere. Nella visione del legislatore costituzionale il diritto allo studio è dunque uno spazio fisico in cui i giovani devono “abitare”. Lo Stato sociale è Stato di Cultura che esclude ogni discriminazione nell’accesso ai saperi e al diritto di istruzione. Lo Stato vede nello studio uno strumento per formare cittadini e per migliorare la società. La scuola è spazio pubblico dove i giovani vengono introdotti alla conoscenza che è percorso di consapevolezza di sé e dell’altro, di sviluppo del pensiero critico e di capacità di azione nel senso di partecipazione. Quale Democrazia può privarsi di tale spazio lasciando i suoi giovani nell’isolamento?

Quale Democrazia può delegare il processo di conoscenza alla tecnica? La conoscenza passa per la relazione, l’incontro, la diversità, il conflitto, la mediazione, gli affetti. La DAD non è democratica, la tecnica non lo è mai perché non guarda alla persona, annulla il gesto, lo sguardo, l’ascolto. L’emozione che serve a educare è cancellata dallo schermo.

Le scuole si sono rivelate luoghi protetti e sicuri. Quali saranno gli spazi di incontro dei giovani quando non lo sarà più la scuola? Siamo certi che saranno altrettanto sicuri o rischiamo invece di alimentare ulteriormente i contagi?

In questo tempo parliamo giustamente di corpi contagiati, di corpi sfruttati, e genericamente di corpi de- materializzati, ma restano dimenticati nelle loro stanze i corpi degli adolescenti, che sottratti alla scuola rischiano di diventare corpi malati o, in contesti di disagio sociale, corpi per le mafie.

L’adolescenza è soglia che definisce il transito di identità verso l’età adulta. Una trasformazione che può realizzarsi solo se gli altri la riconoscono. Come può l’adolescente crescere e trovare la sua identità nella solitudine?

I nostri figli sono il futuro, chiudere le scuole non è solo un danno per i singoli ma per l’intera collettività.

La scuola è spazio della vita. La scuola deve restare aperta.