"ParleRAI bene di scienza?" Per un regolamento in RAI contro le pseudoSCIENZE

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L'iniziativa “ParleRAI bene di scienza?” è una petizione e un invito ai vertici RAI, ai partiti politici e candidati alle elezioni politiche 2018, ai professionisti del settore e scienziati, nonché all'opinione pubblica, affinché il servizio pubblico radiotelevisivo proceda a uno studio e revisione del modo di trattare contenuti a tema scientifico. Questo al fine di realizzare un regolamento che assicuri correttezza e qualità degli argomenti proposti ai cittadini così da arginare la diffusione di notizie pseudoscientifiche.
La revisione e creazione di un regolamento nel senso dell'iniziativa proposta è già stata intrapresa nel 2010 dalla BBC, sistema radiotelevisivo pubblico del Regno Unito, considerato uno dei più importanti e autorevoli editori al mondo.

Come aderire alla petizione
La petizione “ParleRAI bene di scienza?” sarà inviata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti di Camera e Senato e al Presidente del Consiglio di Amministrazione della RAI.

Se vuoi aderire alla petizione, come cittadino o come organizzazione, per prima cosa: leggila. Se la condividi e vuoi sottoscriverla, fallo qui su Change.org e invia una e-mail all'indirizzo parleraibenediscienza@gmail.com in cui riporti i dati della organizzazione oppure nome, cognome, professione (libero professionista, professore universitario, ricercatore, casalinga, muratore, agricoltore etc.), città/paese in cui vivi, e che ci autorizzi a inserire queste informazioni nel documento di sottoscrizione che pubblicheremo tra i file del gruppo.
Poi, iscriviti al gruppo facebook “ParleRAI bene di scienza?” e partecipa segnalandoci contenuti scientifici che reputi distorti, vaghi o inesatti, pubblicati sul servizio pubblico radiotelevisivo ma anche sugli altri Media.

PETIZIONE

Con la seguente petizione “ParleRAI bene di scienza?” si invitano i vertici della RAI, i partiti politici e candidati alle elezioni politiche 2018, i professionisti del settore e scienziati, nonché l'opinione pubblica, a sottoscrivere la presente iniziativa affinché il servizio pubblico radiotelevisivo proceda a uno studio e revisione del modo di trattare contenuti a tema scientifico. Questo al fine di realizzare un regolamento che assicuri correttezza e qualità degli argomenti proposti ai cittadini così da arginare la diffusione di notizie pseudoscientifiche.
La revisione e creazione di un regolamento nel senso dell'iniziativa proposta è già stata intrapresa nel 2010 dalla BBC, sistema radiotelevisivo pubblico del Regno Unito, considerato uno dei più importanti e autorevoli editori al mondo.

Le ragioni della iniziativa
Il ruolo della scienza nella società moderna è indiscutibilmente rilevante, se non centrale: la ricerca scientifica oggi permea la quotidianità, l'economia, supporta i sistemi democratici, e svolge un ruolo sempre più importante a livello di scelte politiche di medio e lungo termine.
Persiste, però, una criticità: la scienza solleva spesso delicati problemi etici e sociali come, per esempio, quello sul riscaldamento globale, sul diritto alle migliori cure o al fine vita, sulla clonazione (vedi la recente clonazione di macachi ad opera di scienziati cinesi), sui vaccini o sulle origini dell'Uomo con la contrapposizione darwinismo-creazionismo. Temi ai quali i cittadini prestano sempre maggiore attenzione ma con il limite di non saper distinguere tra opinioni e fatti basati sul metodo scientifico: dimostrati, condivisi pubblicamente e ripetibili da chiunque. Perché? Forse per una generale mancanza di cultura di base in ambito scientifico. Forse per il fatto che i cittadini vengono sempre più esposti dai Media e sui social ad una comunicazione sbagliata e messaggi volutamente fuorvianti che si traducono in fake news, quindi disinformazione.

Questo aspetto negativo della comunicazione pubblica della scienza rende sempre più necessaria la promozione di un dialogo costruttivo nel rapporto tra scienza, governo democratico e società: sul quale si gioca la capacità dei cittadini di essere protagonisti della società della conoscenza, godendo delle ricadute della ricerca scientifica.

Come si affronta la questione della cattiva comunicazione della scienza sui Mass Media? Di certo ci vorrebbe più cultura scientifica da zero anni alla maggiore età, quindi più educazione e formazione. Nel frattempo che si fa? Come si argina il problema? Come si educano gli editori a scrivere correttamente di scienza non dando spazio alle pseudo-scienze e bufale? Si potrebbe? Si può imporre un “corretto comportamento” attraverso una legge da applicare all'editoria pubblica e privata col rischio di esporre il fianco a strumentalizzazioni orientate a una censura mirata? La questione non è marginale o un mero esercizio intellettuale: sulla scienza si gioca una buona fetta del futuro del Paese e la capacità di competere con il resto del mondo in cui sempre di più si afferma una società della conoscenza.

Aiuterebbe di certo far trattare la scienza a professionisti qualificati come i giornalisti scientifici, che hanno una formazione specifica e relazioni giornaliere con la Comunità scientifica. Del resto esistono giornalisti specializzati che trattano, per esempio, di economia, politica e sport. Perché si pensa che una notizia di scienza sia trattabile da un giornalista generalista, ovvero cronisti, redattori o caporedattori che si occupano un po' di tutto, tipicamente d’altro dalla scienza? I moderni media necessitano spesso di trattare una notizia in pochissimo tempo, quindi senza ricerche e controlli, soprattutto quando la notizia viene confezionata da agenzie di stampa e quotidiani. Ma questo è un modo nemico della scienza, che crea errori e distorsioni deleterie per l'immagine della ricerca scientifica e per i cittadini.

Come ha affrontato la questione la BBC
Una cosa di certo si potrebbe iniziare a fare: partire dalla RAI, prendendo come riferimento (best practice) l'esperienza fatta dalla BBC, la società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo nel Regno Unito, considerato uno dei più autorevoli editori al mondo. Nel 2010 la BBC Trust ha dato il via a una serie di revisioni attraverso analisi del come veniva trattata la scienza all'interno dei propri programmi, a partire dal trattamento di temi importanti e controversi come il dibattito sul riscaldamento, quindi i cambiamenti climatici, le colture geneticamente modificate (OGM) e i vaccini MMR. Tenendo conto di questi rapporti, il 20 luglio 2011 il Trust ha pubblicato i risultati della sua revisione affidata a Steve Jones, professore emerito di Genetica presso lo University College di Londra. Le conclusioni e posizioni dello scienziato hanno riguardato anche la non applicabilità della cosiddetta par condicio nei dibattiti e programmi pubblici: in ambito scientifico non è possibile ascoltare più campane lì dove qualcuna possa risultare “stonata” perché non autorevole o comunque non riconosciuta dalla Comunità scientifica. Valutati i risultati dell'analisi, la BBC ha richiamato all’ordine i suoi giornalisti invitandoli sì a rispettare equilibrio e imparzialità, ma senza dare spazio, solo per lo sfizio della controversia e di aumentare l'audience, a ciarlatani e a chi non fosse autorevole.
(Sul sito della BBC Trust: L'iniziativa BBC)

Questo esempio virtuoso nell'ambito della comunicazione pubblica della scienza targato BBC, suggerisce di replicare l'iniziativa anche in Italia: iniziando a fare “rispettare” i valori della scienza a partire dalla RAI, che potrebbe rappresentare una sorta di laboratorio nel quale affrontare e cercare di arginare il problema anche a livello macro di editoria privata. Nell'ambito della comunicazione pubblica della scienza, quindi, fatta attraverso il servizio pubblico radiotelevisivo, risulterebbe importante, al fine di evitare la pubblicazione di contenuti distorti che ledano l'immagine della ricerca scientifica e il suo valore e utilità sociale, effettuare una revisione dei modi di trattare le notizie scientifiche, dando vita a una regolamentazione non soltanto dei contenuti ed eventi trasmessi, ma anche dei modi di presentare confronti e dibattiti pubblici su temi scientifici.

La RAI ha sempre trattato bene la scienza, ma a volte...
Di esempi virtuosi nel rapporto RAI-Scienza ce ne sono moltissimi. Del resto la RAI ha realizzato prodotti di altissimo valore culturale, contribuendo anche alla formazione dei cittadini. Basterebbe citare programmi tv quali “Super Quark”, “Ulisse” e “Geo&Geo”, o radio come “Radio 3 Scienza”. Anche nei telegiornali RAI come, per esempio il TG2, si fa ottima informazione scientifica. Rappresentano prodotti di altissimo livello grazie alla presenza di giornalisti, autori e conduttori che con il mondo della ricerca, e quindi il linguaggio e i significati della scienza, ci lavorano da decenni, acquisendo un metodo di narrazione e relazioni con la Comunità scientifica tali che i contenuti risultano affidabili e corretti, quindi ottimi per informare e formare i cittadini.

Per comprendere, invece, i motivi che muovono alla presentazione dell'appello basterà citare due esempi in ambito salute, il più delicato: la puntata dell'aprile 2017 di Rai Tre Report sulla sicurezza del vaccino contro il papilloma virus (HPV), che ha ricevuto numerose critiche sul modo in cui venne condotta l'inchiesta ricevendo l'accusa dagli scienziati di aver diffuso “paura raccontando bugie”; sempre sulla questione vaccini la serie di puntate della trasmissione Virus andata in onda su RAI 2 nella primavera del 2016, diventate un caso di scuola nell'ambito della cattiva comunicazione pubblica della scienza. Nel programma venne affrontata la questione vaccini. Per dibattere sul tema il conduttore invitò un autorevole virologo mettendolo a confronto con due personaggi dello spettacolo, entrambi senza alcuna preparazione e autorevolezza sul tema. La puntata causò una forte reazione nell'opinione pubblica scatenando un vero e proprio dibattito-scontro sui social network che si ripercosse anche sui media. Questo indusse il conduttore a proporre nel corso di una nuova puntata un nuovo confronto “riparatore”, che avvenne, però, in condizioni peggiori dal punto di vista della comunicazione pubblica della scienza: in studio c'era lo stesso virologo contro il quale venivano “schierati” alcuni genitori i cui figli, a loro dire, si sarebbero ammalati a causa proprio dei vaccini, senza che detto nesso fosse in alcun modo provato. Va da sé che in un dibattito così delicato, che riguarda addirittura la salute pubblica, ci si aspetterebbe un confronto tra pari, cioè tra persone che non esprimono solo opinioni, ma fatti basati su ricerche che comprendono in prima persona. Sappiamo tutti come andò a finire la storia: la trasmissione venne chiusa. Ma quanti danni irreparabili causò tra i cittadini? Da quelle puntate di Virus a oggi, però, si può fare una osservazione nell'ambito del dibattito pubblico sui vaccini: non si registra alcun dibattito sui media nel quale siano stati messi a confronto autorevoli scienziati con posizioni contrarie ai vaccini e autorevoli scienziati con posizioni favorevoli ai vaccini...

Un altro e più recente esempio che vale la pena di citare è la lettera di protesta contro la RAI dello scienziato Carlo Rovelli pubblicata il 22 gennaio 2017 sul Corriere della Sera “Allarme pseudo-scienza, un attentato alla ragione. Non dobbiamo credere che apertura mentale e tolleranza significhino permettere a sprovveduti di servirsi del servizio pubblico.” L'articolo fa riferimento al programma “Incontri con l'inspiegabile” che va in onda su Rai 2 e che potrete visionare su Rai Play (http://www.raiplay.it/video/2017/12/Incontri-con-linspiegabile-Cosa-si-nasconde-dietro-la-porta-nella-Piramide-059a5d8d-01db-4fea-bc4b-5b5dec5d2dbd.html
Di seguito, un estratto dell'articolo che potrete leggere su:
http://www.corriere.it/opinioni/18_gennaio_23/allarme-pseudo-scienza-425389d6-ffa3-11e7-8956-3bd9e98ac74a.shtml).

La Rai è servizio pubblico. Ha avuto momenti gloriosi e ha prodotto programmi di grande valore. Ha contribuito in maniera significativa alla crescita culturale italiana. La radio italiana è fra le migliori del mondo; alcuni dicono la migliore, io sono fra questi. Nonostante giuste critiche che spesso riceve, sudditanze politiche e quant’altro, sono orgoglioso della Rai. Anche nei momenti peggiori, quando il gusto è stato dubbio, ha mantenuto il livello di ragionevolezza e affidabilità che è la ragione di esistere per un grande servizio pubblico, pagato dalle tasse di ciascuno di noi.

Per questo il Paese non può tollerare che si infiltrino nei programmi Rai assurdità pseudo-scientifiche spacciate per scienza. Anche se trasmesse in piena notte. [...] Un susseguirsi di squallidi personaggi presentati come scienziati che mettono in dubbio l’evoluzione con affermazioni tipo: «L’uomo di Neanderthal è lo scheletro di un vecchio deformato dall’artrite», o: «Di recente la scienza ha dimostrato che Eva è vissuta 6.000 anni fa» e amenità del genere. Tutto presentato in veste scientifica. […]
Chiedo alla Rai di smettere di trasmettere queste cose, e scusarsi. [...]
Non è la prima volta che la Rai scivola verso occultismi e pseudo-scienza, giocando sul tentativo di catturare gli spettatori con il fascino dell’ignoto e del misterioso, perfino in prima serata. […]
La televisione ha un ruolo importante nel dare forma all’immaginario di un Paese e delinearne la cultura condivisa. Infezioni come queste trasmissioni che equivocano fra scienza e occulte baggianate sono pericolose per il Paese. Spero che la Rai, di cui ho fiducia, ascolti.

Sul tema di un regolamento RAI è intervenuta anche la scienziata e Senatrice a vita Prof.ssa Elena Cattaneo, esprimendosi favorevolmente sulla necessità di dar vita a un regolamento RAI di “garanzia” verso i cittadini sulle questioni di scienza, tanto da scrivere ai vertici del servizio pubblico radiotelevisivo segnalando l'iniziativa meritoria della stessa BBC. Nel corso dell'iniziativa “Scienza e Politica: un dialogo difficile ma indispensabile nella società moderna” tenutosi presso il Cnr il 17 gennaio 2017 (che potrete visionare qui nel punto 1ora/40minuti/45secondi circa https://www.radioradicale.it/scheda/530863/scienza-e-politica-un-dialogo-difficile-ma-indispensabile-nella-societa-odierna Alla domanda del coordinatore nazionale del movimento culturale Innovatori per la Società Dott. Renato Sartini sulla necessità di un regolamento RAI, la Prof.ssa Cattaneo si è così espressa:
«Volevo proprio citare la BBC che ha studiato, prima di fare i regolamenti si studia, esattamente il caso che lei citava. 'Esiste la par condicio nella scienza?' Devo avere Burioni da una parte e ciarlatani dall'altra? C'è stato anche il caso Stamina dove c'è stato il tentativo reiterato e continuo da parte delle televisioni di avere uno scienziato e Vannoni, quindi il ciarlatano vero, di fianco. In questo caso la Comunità scientifica si è comportata in maniera eccezionale: non ha mai accettato. Diverso è stato per il caso Di Bella. La BBC ha studiato e tirato fuori un regolamento che dice che la par condicio non esiste per la scienza. Per parlare di scienza devi darmi le tue qualificazioni: chi sei, quali sono le tue prove, che devono essere visibili, pubbliche, verificabili e ripetibili. E allora puoi parlare. Per il caso della BBC io ho scritto una lettera alla RAI, citandola. Mi hanno risposto che era molto interessante. Noi viviamo nella parte più bella e fortunata del mondo. Abbiamo tante opportunità a disposizione. Non ci possiamo rassegnare e questa deve essere un po' una chiamata continua, costante, quotidiana a ciascuno di noi per fare la propria parte, con le proprie professionalità e le proprie competenze. E nessuno deve restare silente. Le soluzioni ci sono. La BBC le ha trovate. La legge sui vaccini è stata una soluzione. Non è che siamo cognitivamente incapaci: non c'è spazio per la rassegnazione.»

E “ParleraiRAI bene di scienza?” va proprio nella direzione della non rassegnazione.

Per questo Innovatori per la Società, movimento culturale per la promozione del dialogo e la collaborazione tra scienza, politica e società (https://www.facebook.com/groups/1844040852546037/), ha pensato di coinvolgere nel dibattito sulla comunicazione pubblica della scienza sui mass media tutti quelli che non si rassegnano. E sentono su questo tema una chiamata continua, costante e quotidiana. E vogliono fare la propria parte con le proprie professionalità e le proprie competenze. Perché nessuno deve restare silente.

Promuoviamo un regolamento in grado di garantire un dibattito vero e aperto
Raccontare in maniera distorta la scienza, addirittura dando spazio e credibilità a pseudo-scienze e cosiddette fake news, significa disinformare, ma anche non formare i cittadini, creando un danno nel delicato rapporto tra ricerca scientifica, governo democratico e società. Tutto questo, per quanto mal “sopportabile” in ambito privato, è del tutto inaccettabile che avvenga sul servizio pubblico radiotelevisivo a scapito del cittadino-contribuente, primo finanziatore RAI. Per questo risulterebbe utile una revisione alla quale possa seguire un regolamento. Con il quale poter distinguere anche sul cosa sia una fake news o bufala affinché non si utilizzi il termine per sminuire notizie scientifiche valide ma considerate marginali rispetto al mainstream scientifico, la corrente di pensiero predominante su una questione specifica. Qualunque iniziativa in grado di “tutelare” la scienza, infatti, dovrebbe favorire un dibattito aperto, dando voce anche a posizioni minoritarie, ma solo a condizione che, chiunque le esprima, venga riconosciuto serio e autorevole dalla Comunità scientifica. Chi ha idee diverse, basate su fatti dimostrati con metodo scientifico, deve poterle esporre dinanzi al cittadino-pubblico. Anche la teoria evoluzionistica di Darwin fu all'inizio una voce minoritaria avversata dalla maggior parte degli scienziati. E sappiamo tutti come andò a finire.

Promuoviamo un regolamento in cui i dibattiti sui temi etici siano aperti alla società civile
In caso di temi delicati e socialmente rilevanti, come quelli che implicano posizioni etiche, un regolamento dovrebbe prevedere anche la tutela della voce di non scienziati, nell'ottica di un confronto tra cittadini alla pari, alla base di una democrazia moderna. Del resto, pensando soltanto al tema della clonazione, anche le posizioni all'interno della Comunità scientifica risultano divergenti: chi si esprime per una scienza totalmente libera e chi per fissare dei paletti oltre i quali non andare. Per questo è necessario fare informazione creando un clima di dibattito costruttivo e non escludente. La RAI non deve prestarsi a diventare il canale di chi vuole promuovere solo le proprie ricerche e le proprie posizioni cercando di orientare l'opinione pubblica “vendendo verità”, ma un canale aperto a tutta la ricerca seria e di qualità. Perché la scienza non vende certezze, ma soltanto un percorso di conoscenza affidabile in grado di fare intraprendere all'Umanità un cammino verso una verità che potremmo non raggiungere mai.


SOTTOSCRIVI LA PETIZIONE

Se vuoi aderire alla petizione, come cittadino o come organizzazione, per prima cosa: leggila. Se la condividi e vuoi sottoscriverla fallo qui su Change.org e invia una e-mail all'indirizzo parleraibenediscienza@gmail.com in cui riporti i dati della organizzazione oppure nome, cognome, professione (libero professionista, professore universitario, ricercatore, casalinga, muratore, agricoltore etc.), città/paese in cui vivi, e che ci autorizzi a inserire queste informazioni nel documento di sottoscrizione che pubblicheremo tra i file del gruppo.

Poi, iscriviti al gruppo “ParleRAI bene di scienza?” e partecipa segnalandoci contenuti scientifici che reputi non esatti o distorti pubblicati sul servizio pubblico radiotelevisivo ma anche sugli altri Media.

Roma, 29 gennaio 2018

 



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