Un appello per una politica accogliente e accorta nei confronti delle attuali migrazioni

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- Al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.
- Al Presidente del Senato della Repubblica Italiana, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

- Al Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana, Roberto Fico.    - Al Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Giuseppe Conte.

- Al sindaco di Pisa Michele Conti.

E, per le Istituzioni europee.

- Al Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani.

UN APPELLO PER UNA POLITICA ACCOGLIENTE E ACCORTA NEI CONFRONTI DELL'ATTUALE FENOMENO MIGRATORIO

• IN SINTESI:

1•  L'ostilità verso i migranti è ingiusta e introduce pericolosi elementi di tensione nelle relazioni con la popolazione dei luoghi in cui cercano rifugio.
2•  Le attuali migrazioni sono un evento di portata storica e la scelte di oggi devono essere solidali e attente, perché avrano comunque conseguenze di grande rilievo sociale e politico.
3•  In tutti i paesi dell’Unione Europea è indispensabile una intelligente politica di apertura anche riguardo alle Moschee.
4•  Quanto facciamo oggi segnerà la nostra “identità” e peserà sulla nostra fiducia.
5•  Abbiamo una eredità civile e umana da ritrovare, per noi stessi e per l’incontro con gli altri, nella ricerca della comune umanità.


•• IL TESTO:
1• L'ostilità verso i migranti è ingiusta e introduce pericolosi elementi di tensione nelle relazioni con la popolazione dei luoghi in cui cercano rifugio.

Siamo profondamente preoccupati per le gravi difficoltà e le sofferenze che le popolazioni di alcuni paesi, in particolare africani e asiatici, incontrano nel cercare asilo in Europa e in Italia, nel loro tormentato percorso migratorio verso il nostro continente.

Siamo anche preoccupati per il clima di malcontento e di tensione che si può instaurare fra i “migranti” e le popolazioni dei paesi ospitanti, se di fronte a questo difficile problema le Istituzioni dell’Unione Europea, i governi dei paesi membri, e tra questi il governo e le autorità locali italiane, non si impegnano in una politica di accoglienza che sia a un tempo aperta e accorta.

Noi tutti oggi abbiamo il compito alto e difficile di prevenire incidenti e sofferenze ulteriori che un ingiusto atteggiamento di rifiuto e provvedimenti inopportuni possono provocare, e di ricercare con preparazione e lungimiranza una forma di integrazione che favorisca il desiderio di pace e il rifiuto dell’estremismo.

2 • Le attuali migrazioni sono un evento di portata storica la scelte di oggi devono essere solidali e attente, perché avranno comunque conseguenze di grande rilievo sociale e politico.

Gli attuali flussi migratori, per le loro dimensioni, per i gravi problemi politici e sociali che comportano e per i valori umani che coinvolgono, costituiscono evidentemente un fatto di portata storica, inevitabilmente destinato ad avere incisive conseguenze sulla storia dell’Italia, dell'Europa e del mondo.

Sussiste concretamente il pericolo che in Europa si verifichino incidenti gravi, a causa sia dell'attuale fragilità dell’Unione Europea - oggi sorprendentemente insicura e immemore del proprio ruolo - sia della forza disperata con la quale popolazioni in fuga dalla guerra, dall'oppressione e dalla fame, sono costrette da una drammatica assenza di alternative ad affrontare pericoli, stenti e gravi violenze nella speranza di trovare finalmente condizioni di vita più umane.

Di fronte a questo fenomeno sono necessarie politiche europee fortemente coordinate e capaci di guardare avanti con coraggio e accortezza. Ma i singoli governi possono svolgere un ruolo rilevante e devono evitare errori pericolosi.

3 • In tutti i paesi dell’Unione è indispensabile una intelligente politica di apertura anche riguardo alle Moschee.

Per costruire la pace e la concordia occorre fare quanto è possibile perché anche i migranti trovino luoghi e modi di aggregazione - ad esempio le Moschee per i musulmani - che permettano loro di ritrovare il senso più alto della propria cultura e l’umanità delle proprie relazioni quotidiane, in modo da rassicurarli e incoraggiarli a promuovere atteggiamenti pacifici e costruttivi nella comunità in cui sono giunti.

Il diritto a manifestare liberamente la propria religione e a esercitare pacificamente le pratiche del culto è sancito solennemente dalla Dichiarazione dei Diritti Umani del 10/12/1948 (in particolare negli articoli 1, 2, 19 e 20), dalla Costituzione Italiana (in particolare negli articoli 3, 8, 18, 19 e 20) e dalle Carte Costituzionali di tutti i paesi civili.

È tuttavia decisivo il comportamento delle Istituzioni e l’atteggiamento dell’opinione pubblica perché questi diritti trovino piena e serena attuazione nella realtà della vita cittadina.

È vero che occorre prudenza e vigilanza, nei confronti degli immigrati come nei confronti della intera popolazione, perché non si creino aggregazioni inclini all'odio e alla violenza e perché siano rispettate le leggi e i principi di convivenza civile, in Italia come negli altri Stati dell’Unione.

Ma è proprio nello sradicamento e nella perdita di identità, di chi spesso si sente oggetto di pregiudizio e rifiuto, che possono facilmente diffondersi il risentimento e la sfiducia, offrendo all’estremismo violento il terreno propizio al diffondersi del suo contagio.

Sarebbe un irragionevole e controproducente errore negare alle comunità di immigrati musulmani nel nostro paese la possibilità di ritrovarsi nelle Moschee, usando l'argomento che nei paesi islamici questa possibilità è negata o resa assai difficile ai cristiani. I primi a soffrirne le conseguenze saremmo proprio noi, nel nostro paese. L’esperienza della storia e della attualità mostra fin troppo bene che nel clima di ostilità e di contrapposizione fra “noi” e “loro” la violenza si può propagare all’improvviso come un incendio, mentre coloro che cercano di promuovere la pace, quale che sia la loro origine sono ridotti al silenzio o addirittura perseguitati.

4 • Quanto facciamo oggi segnerà la nostra “identità” e peserà sulla nostra fiducia.

Non è difficile prevedere che se l’Unione Europea non saprà ritrovare presto una condotta unitaria all’altezza dell'alta prospettiva umana che ispirava i suoi precursori e i suoi fondatori, negli anni avvenire la sua stessa coscienza di sé, la sua stessa memoria, resteranno segnate dalle attuali tentazioni egoistiche guidate dalla paura e da una inadeguata visione politica.

Quanto avviene oggi potrà pesare sulla stessa fiducia con la quale il popolo italiano e le popolazioni del “vecchio continente" sapranno costruire il proprio futuro e rinnovare quella alta proposta politica e umana che dopo la barbarie di due guerre mondiali è fiorita ancora una volta in Europa sulle sue antiche e profonde radici, ed ha chiamato a confronto tutta la comunità internazionale. È la proposta della Dichiarazione dei Diritti Umani del 10 dicembre del 1948, è la proposta del primato della persona, della solidarietà e della libertà, della responsabilità personale verso sé stessi e verso gli altri, della custodia attenta del "bene comune".

Il pericolo di perdere fiducia in quelle alte mete è sempre presente, specie nelle difficoltà.

5 • Abbiamo una eredità civile e umana da ritrovare, per noi stessi e per l’incontro con gli altri, nella ricerca della comune umanità.

Questo tema non è affatto estraneo al nostro confronto con la cultura delle comunità di immigrati. Se non siamo in grado di riproporre a noi stessi quei valori umani, civili e politici che sono la nostra profonda linfa vitale, come persone e come popolo, non avremo nulla di valido da portare all’incontro con gli altri popoli, e non avremo la fiducia necessaria per riscoprirli insieme, nella comune umanità. Avremo solo regole e norme da imporre, norme talvolta non condivise da tanti.

In particolare, riguardo alla visione politica e culturale che si è sviluppata ed evoluta in Italia, dobbiamo dire che se è vero che proprio nel suo ambito è stata realizzata, dopo due luttuose guerre, la rinascita del nostro paese ed ha avuto luogo negli anni una reale crescita civile, talvolta impedendo a caro prezzo che la violenza prevalesse, è anche vero che da decenni, e sempre di più, essa è segnata anche da una sorta di contrapposizione che evita, o teme, il confronto sereno e profondo e si ritira in una divisione in “schieramenti”, relegando le persone a un rango subalterno. È un atteggiamento che degrada il confronto politico, ma contamina anche, e forse da prima, lo stesso dibattito culturale.

Quei valori di libertà, solidarietà, responsabilità, dignità della persona e bene comune sussistono come proposta credibile, per noi e per gli altri popoli, solo se si inseriscono nella manifesta e non esauribile ricerca della nostra stessa umanità.

Per non risolversi in amari disinganni essi devono essere perseguiti tutti insieme, senza prefissarne alcuni trascurandone altri; e insieme vanno promossi, nei Parlamenti, nelle Istituzioni locali, nel dibattito politico, nei diversi gruppi culturali, nel mondo della formazione e in quello della comunicazione.

Antonio Marino,            Cascina(PI), 11 aprile 2019

Maria Sciolis,                Cascina(PI), 11 aprile 2019

Francesca Marino,        Pisa,  11 aprile 2019

Annamaria Bastianoni,  Pisa,  11 aprile 2019

Maria Fiammetta De Cori, Pisa, 11 aprile 2019

Francesco Lenci, Pisa, 11 aprile 2019

Maria Vittoria Chiodini, Pisa, 11 aprile 2019

Alessandro Barbini, Pisa, 11 aprile 2019

Angelo Baracca, Firenze, 11 aprile 2019

Marilu Chiofalo, Pisa, 11 aprile 2019

Pier Daniele Napolitani, Cascina (PI), 11 aprile 2019

Pier Raimondo Crippa, Parma, 11 aprile 2019

Maria Chiara Pievatolo, Pisa, 11 aprile 2019

Claudio Pucciani, Rosignano Marittimo (LI), 11 aprile 2019

Cesare Letta, Pisa, 11 aprile 2019

Giuliano Colombetti, Pisa, 11 aprile 2019

Paolo Orlandi, Lucca, 11 aprile 2019

Fosca Giannotti, Pisa, 12 aprile 2019

Salvatore Lanza, Cascina (PI), 12 aprile 2019

Fabrizio Sebastiani, Pisa, 12 aprile 2019

Silvia Giannini, Pisa, 12 aprile 2019

Don Severino Dianich, Pisa, 13 aprile 2019

Giovanni Cercignani, Pisa, 13 aprile 2019

Marino Mazzin, Calci (PI), 13 aprile 2019

Rosalba Giomi, Cascina (PI), 13 aprile 2019

Francesca Civile, Pisa, 15 aprile 2019

Nicola Aloia, Cascina (PI), 15 aprile 2019

Alessandro Martinengo, Pisa, 15 aprile 2019

Padre Sergio Parenti, Bologna, 15 aprile 2019

Giuseppe Trautteur, Napoli, 15 aprile 2019

Andrea Fioretti, Cascina (PI), 15 aprile 2019

Antonio Cecconi, S. Giuliano Terme (PI), 15 aprile 2019

Clelia Maria Giuliani, Milano, 15 aprile 2019

Giovanni Maria Prosperi, Milano, 15 aprile 2019

Raffaele Gratton, Padova, 15 aprile 2019

Franco Flandoli, Pisa, 15 aprile 2019

Paolo Rossi, Pisa, 16 aprile 2019

Fulvio Lazzeri, Collesalvetti (LI), 16 aprile 2019

Giuseppe De Cecco, Roma, 16 aprile 2019

Marina Pasquetti, Roma, 16 aprile 2019

Cosimo Damiano Dimitri, Pisa, 16 aprile 2019

Alessandro Berarducci, Pisa, 16 aprile 2019

Donato Scolozzi, Novoli (LE), 16 aprile 2019

Fabio Giannoni, Pisa, 16 aprile 2019

Marcella Paggetti, Volterra (PI), 16 aprile 2019

Vieri Benci, S.Giuliano Terme (PI), 6 aprile 2019

Sergio Marino, Torino, 16 aprile 2019

Silvia Dentella, Pisa, 16 aprile 2019

Enrico Moriconi, Pisa, 17 aprile 2019

Giuseppina Barsacchi, San Giuliano Terme (PI), 17 aprile 2019

Luca Bellotti, La Spezia, 17 aprile 2019

Alfonsina Ramagnini, Massa, 17 aprile 2019

Giovanni Mengali, San Giuliano Terme (PI), 18 aprile 2019

Umberto Mengali, Pisa, 18 aprile 2019

Angela Casella, Parma, 18 aprile 2019

M.Claudia Buzzi, Capannori (PI), 19 aprile 2019

Tullio Franzoni, Pisa, 20 aprile 2019

Gigliola Giglioli, Pisa, 20 aprile 2019

Millo Franzoni, Marina di Pisa (PI), 20 aprile 2019

Marcella Franzoni, Marina di Pisa (PI), 20 aprile 2019

Franco Russo, Pisa, 20 aprile 2019

Luigi Pisani, Pisa, 20 aprile 2019

Paola Marino, Sesto San Giovanni, 20 aprile 2010

Cosimo Capriglia, Sesto San Giovanni, 20 aprile 2010