NO ALLE AUTONOMIE REGIONALI DIFFERENZIATE PROPOSTE DAL VENETO, EMILIA ROMAGNA e LOMBARDIA

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Il Comitato Civico di Ottaviano, in persona del legale rapp.te p.t,
PREMESSO che
- Il terzo comma dell’articolo 116 Cost. prevede che le regioni con i bilanci in ordine possano chiedere di vedersi assegnate maggiori competenze rispetto a quelle previste normalmente per le ragioni a statuto ordinario, salvo materie che rimangono di esclusiva competenza dello Stato.
- La concessione dell’autonomia deve essere approvata da una “legge rinforzata” (una legge che presenta cioè un procedimento più complesso per la sua approvazione) e che deve essere votata dalle Camere a maggioranza assoluta.
- Non è ancora chiaro se l’approvazione dell’autonomia differenziata sarà più vantaggiosa per alcune regioni e molto meno per altre. Dipenderà infatti da come verranno assegnate le risorse che corrisponderanno alle nuove competenze delle regioni autonome.
- In generale, ci potrebbero essere due criteri da utilizzare per l’assegnazione delle risorse alle regioni autonome: il costo storico e il costo medio nazionale. Il costo storico indica la spesa pro-capite che una regione effettua in media per una determinata competenza (per esempio la sanità) mentre il costo medio nazionale indica il costo medio pro-capite di quella competenza a livello nazionale. Per esempio: attualmente in Lombardia lo Stato spende 459 euro pro capite per l’istruzione scolastica, mentre ne spende 477 euro in Veneto. Il costo medio nazionale è invece più alto (537 euro). Se l’assegnazione delle risorse alla regione sarà fatta con il criterio del costo storico la Lombardia potrà trattenere una cifra pro-capite pari a 459 euro, se l’assegnazione terrà conto invece del criterio medio la Lombardia potrà trattenere nuove risorse pari a una spesa pro-capite di 537 euro. Il primo criterio sarebbe a saldo zero e senza cambiamenti sul bilancio statale o delle altre regioni, il secondo criterio comporterebbe invece risorse aggiuntive.
- La «compartecipazione al gettito maturato nel territorio regionale dell’imposta sui redditi e di eventuali altri tributi erariali», come recita il testo su cui il governo ha trovato l’accordo sotto la regia del sottosegretario al Mef Massimo Garavaglia e della ministra per gli Affari regionali Erika Stefani, servirà a finanziare le competenze aggiuntive chieste dalle Regioni. Nei primi anni il tutto avverrà in base alla spesa storica, cioè quella che oggi lo Stato sostiene sul territorio per le stesse funzioni. Esempio: oggi lo Stato spende in Lombardia 5,6 miliardi per la scuola. Se tutto il pacchetto istruzione sarà assegnato alla Regione, dovrà essere accompagnato da 5,6 miliardi di Irpef-Iva «compartecipata»
- Entro un massimo di tre anni, secondo un calendario più ambizioso, bisognerà passare ai «fabbisogni standard». Una serie di decreti di Palazzo Chigi, dopo un lavoro tecnico che si annuncia complesso, dovranno individuare il «costo efficiente» delle funzioni assegnate a ogni regione. Il finanziamento garantirà quel costo. Sul punto, è saltata l’ipotesi più “audace” chiesta in particolare da Lombardia e Veneto: quella di parametrare gli standard alla «capacità fiscale» di ogni territorio. In pratica, le regioni più ricche avrebbero avuto diritto a standard di spesa più generosi, e quindi a livelli di servizio maggiori. Il meccanismo è stato cancellato. Al suo posto c’è però un’altra clausola che potrebbe aumentare le risorse garantite alle Regioni del Nord. Se entro tre anni non saranno individuati i fabbisogni standard, il totale delle risorse assegnate per le nuove funzioni «non potrà essere inferiore al valore medio nazionale pro-capite della spesa statale per l’esercizio delle stesse funzioni». E dal momento che al Nord la spesa pro capite per molti servizi pubblici è inferiore alla media nazionale, da lì potrebbe arrivare una compartecipazione più ricca.
- Orbene, le su descritte richieste di autonomia regionale differenziate sono costituzionalmente illegittime in quanto non garantiscono i principi di solidarietà,uguaglianza e universalità, in particolare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ax art. 117, lett. m Cost. non eliminando ma alimentando le discriminazioni tra le attuali regioni più ricche e quelle più povere;
- Il Comitato Civico di Ottaviano non ritiene comunque neanche di aderire totalmente alla proposta proveniente dai rappresentanti di impresa di Napoli e della Università Federico II - supportati dal giurista , ex Presidente della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli – secondo la quale al fine di garantire servizi efficienti in tutte le regioni, del Nord e del Sud, è necessario che vengano definiti i “livelli essenziali delle prestazioni”. Chiedendo Monitoraggio e sussidiarietà al Parlamento cioè l’attuazione della perequazione al 100% (e non al 50% come avviene dal 2015); e invocano «una legge attuativa di un sistema di monitoraggio pubblico affinché il Governo, come previsto dall’articolo 120 della Costituzione, possa tempestivamente sostituirsi a organi delle Regioni e degli altri enti locali a tutela dei livelli essenziali delle prestazioni». In particolare, propongono che venga riconosciuto «un ruolo esplicito del Parlamento» nel monitorare e correggere il sistema federale, qualora non vengano assicurati i principi di uguaglianza sostanziale e di solidarietà. Infine, che lo Stato debba recuperare potestà in materia di perequazione per superare gli attuali sistemi di solidarietà conflittuale tra enti locali del medesimo livello, collegando invece l'erogazione di risorse alla puntuale verifica dell'efficienza della spesa. In altre parole il Sud che si ribella alle proposte di autonomia rafforzata del Nord non intende sottrarsi alle proprie responsabilità, anzi chiede controlli e pari efficienza. La proposta così formulata è stata inviata formalmente a Camera, Senato, presidenza del Consiglio, commissioni competenti in materia di federalismo fiscale. - Per il Comitato Civico d i Ottaviano, la legittimita’ costituzionale della concessione di “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” previste dal comma 3 dell’art.116 della Costituzione dovrebbe passare, sì certo, attraverso la pregiudiziale costituzione da parte dello Stato dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ax art. 117, lett. m Cost (cd. L.E.P.) così che tutti i cittadini, indistintamente a prescindere dall’ appartenenza regionale, ne possono godere, ma prima che si passi alla concessione delle competenze richieste dalle Regioni, lo Stato deve intervenire in quelle Regioni che presentano un fabbisogno al di sotto dei LEP dimodoché tra le regioni richiedenti il trasferimento non dovrebbero
sussistere “velocità diverse” e “ cittadini di serie A e cittadini di serie B”;
l’opera sussidiaria dello Stato/Parlamento dovrà sempre esserci laddove la Regione mostri segnali che vanno al di sotto dei LEP. - Le suddette proposte appaiono, dunque, più dirette allo smembramento dello Stato, venendo meno i diritti dei cittadinanza perché una autonomia sulla base del fisco versato metterebbe ai margini regioni in difficoltà specie in ambiti come la sanità, l’assistenza, l’istruzione, gli investimenti per opere pubbliche.
- Si condivide la autorevole opinione di Raffaele Cantone : “ […] Al nuovo riparto di competenze dovrebbe aggiungersi anche il mantenimento in loco di gran parte (fino al 90%!) dei proventi della tassazione. Pur senza evocare il rischio, che pure c' è, secondo cui queste novità possano mettere a repentaglio l'unità nazionale e il principio di solidarietà sancito dalla Costituzione, appaiono indiscutibili alcune conseguenze. Devolvere differenti materie a seconda delle richieste delle Regioni rischia difatti di rendere ancora più caotico il sistema nel suo insieme e aumentare quell' incertezza normativa in cui notoriamente alligna il malaffare e che genera la corruzione (corruptissima re publica plurimae leges, diceva Tacito duemila anni fa!). Un vero ossimoro, se si pensa ai quotidiani annunci sulla necessità di semplificare, snellire e velocizzare le procedure. L' altro piano è ancora più preoccupante e tocca direttamente la quotidianità di milioni di persone. Un recente studio dell' Osservatorio sulla salute dell' Università Cattolica di Roma, realizzato su dati Istat, ha dimostrato che, anche per effetto delle migliori condizioni socio-economiche, il crescente divario fra Nord e Sud si riflette anche sulla speranza di vita. Dal 2005 l' aspettativa di un residente in Trentino è aumentata di 18 mesi rispetto a quella di un calabrese, mentre la Campania fa già adesso registrare la più bassa aspettativa di tutto il Paese (81 anni contro 82,7 della media nazionale, col record negativo di 80,6 a Caserta). Nelle regioni ricche, insomma, non solo si vive meglio, ma pure più a lungo. Siamo davvero sicuri che, ampliando le differenze economiche, tutta l' Italia nel suo complesso avrà da guadagnarci e che i cittadini del Sud non abbiano proprio nulla da rimetterci ? ”

TANTO PREMESSO, i cittadini italiani sottoscrittori che faranno propria la presente petizione promossa dal Comitato Civico di Ottaviano,
CHIEDONO
Al Presidente della Repubblica, ai Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati ed a tutti i parlamentari :
1) la pregiudiziale costituzione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ax art. 117, lett. m Cost (cd. L.E.P.) così che tutti i cittadini, indistintamente a prescindere dall’appartenenza regionale, ne possono godere in egual misura ed efficienza;
2) lo Stato deve intervenire in quelle Regioni che presentano un fabbisogno al di sotto dei LEP dimodoché tra le eventuali regioni richiedenti il trasferimento di quella determinata competenza non dovrebbero sussistere “velocità diverse” e “ cittadini di serie A e cittadini di serie B”;
3) Il monitoraggio e l’opera sussidiaria dello Stato/Parlamento dovrà sempre esserci laddove una Regione mostri segnali che vanno al di sotto dei LEP.
Il Presidente
Avv. Marcello Fabbrocini