I LAGHETTI DI NAFTIA - luogo sacro di Ducezio e dei Siculi.

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                                                I LAGHETTI DI NAFTIA                                                nelle campagne fra i Comuni di Mineo (Minoa) e Palagonia (Palikè) furono sede nell'antichità del culto dei fratelli Palici, divinità sotterranee della religione del popolo dei Siculi.

I Siculi erano un popolo che diffuse cultura e progresso in gran parte dell'Europa antica. Essi possedevano il segreto dell'agricoltura;  si espansero in gran parte     dell' Italia  ed in Sicilia trovarono il loro punto di arrivo.I Siculi adoravano il dio della guerra e del fuoco, Adrano, protettore e difensore del popolo.Le  caratteristiche legate al fuoco erano rappresentate in Sicilia dall'Etna. Secondo la mitologia, il dio Adrano avrebbe rapito e fatta sua sposa una ninfa che viveva nel fiume Simeto e che aveva il  nome di Talia. Poco prima di partorire due gemelli, Talia, impaurita che Era, moglie del dio Adrano, per gelosia potesse fare uccidere i suoi gemelli, pregò la madre-terra di custodirli e di inghiottirli vivi. La madre-terra comprese l'angoscia di Talia e, esaudendo le sue preghiere, con pietà, ingoiò i due gemelli trasformandoli in sorgenti, e dopo un lungo cammino sotterraneo, li fece nascere in un altro luogo: i laghetti di Naftia (come se fossero nati di nuovo, una volta da Talia, una seconda volta dalla madre terra).Da questo miracoloso ri-nascere traggono il loro nome i due gemelli Palici, che saranno venerati dai Siculi al pari del loro genitore, il dio Adrano. I Palici erano la personificazione di queste due sorgenti solforoso-termali (sola manifestazione di geyser in Sicilia) che rappresentavano l'incontro tra le acque (la ninfa Talia) e il vulcano (il dio Adrano). La leggenda, che  ci è stata tramandata da Diodoro Siculo, e da altri storici greci e romani, dice che ai margini dei laghetti vi era un tempio arcaico – il santuario dei Palici - con un portico monumentale colonnato, dove si amministrava il culto, esso era la sede di una confraternita di religiosi che, ispirati dalle due divinità, discernevano  il vero dal falso nei giuramenti. Il santuario dei Palici svolgeva tre funzioni cultuali diverse, ma molto interrelate: il giuramento ordalico, l’oracolo e l’Asilo.
1) Il giuramento ordalico – ruotava intorno a due cavità, non di grandi dimensioni ma indicibilmente profonde. Attraverso questi laghetti che sembravano senza fondo, sgorgavano in superficie acque che ribollivano. Quando nasceva una discordia tra due persone, il giurante si avvicinava all'orlo del cratere dal quale i sacerdoti gli leggevano la propria tesi trascrivendola in una tavoletta. Questa era gettata nell'acqua dei crateri; se la tavoletta avesse galleggiato, significava che il giuramento era veritiero, in caso di spergiuro, la tavoletta sarebbe andata a fondo e il giurante sarebbe stato arso all'istante procurandogli la morte o la cecità.
2) L’oracolo – era fonte di saggi consigli o di profezie, un'autorità infallibile di natura spirituale;
3) L’asilo – All’interno del tempio-santuario potevano trovare rifugio gli schiavi maltrattati da padroni crudeli; questi ultimi non potevano portar via con la forza i loro servi se non dopo aver garantito con un giuramento, ai Palici, di trattarli con più umanità. Il tempio doveva essere piuttosto imponente e ricco di decorazioni magnificenti, uno degli edifici più maestosi della Sicilia.
L'importanza di questo mito e del relativo culto è palesata dalla ferma decisione di Ducezio di Mene (o Nea) di fondare la città di Palikè in questo luogo e di farla capitale del suo Regno Siculo.
Quel centro spirituale e politico contribuì ad accrescere la civiltà Sicula la cui cultura e il senso di amministrare la giustizia ne determinarono la vera forza. Esso nel V secolo a.C. fu sede del solenne giuramento del Condottiero Siculo. Riguardo ai laghetti di Naftia le uniche testimonianze archeologiche che sono rimaste in quella zona sono i resti dell’antica acropoli della città sicula di Palikè e tutt’oggi visitabile. Altre sono le raffigurazioni di inizio ‘900 e un video storico dell’Istituto Luce.  

                               Oggi, in quel luogo c'è lo sfruttamento industriale!! 

Lo sfruttamento delle emissioni venne pianificato nel periodo tra le due guerre mondiali, nel 1933!! I  laghetti, infatti, sono stati prosciugati e non sono più visibili in seguito all'imbrigliamento dei soffioni di anidride carbonica attuato dall'industria che ha preso il nome di "Mofeta dei Palici" un'azienda specializzata nella realizzazione di ghiaccio secco, per il trasporto e conservazione dei gelati, e per il processo di gasatura di acque minerali e bibite e che ha ottenuto la concessione di tale area fino al 2024. L'estrazione avviene con sonde aspiranti e tubazioni per il trasporto del gas.  Anche il nome del sito archeologico è scomparso sostituito  da quello, appunto,  di Mofeta dei Palici.  Lo stabilimento estrae l'anidride carbonica, la stessa che si utilizza per realizzare gran parte delle bevande gassate prodotte in Italia, comprese le acque frizzanti. Circa 20.000 tonnellate di anidride carbonica provengono da Mofeta dei Palici (Palagonia-Mineo-SICILIA).

Pertanto

Con la presente petizione

                                                      CHIEDIAMO

 che venga interrotto lo sfruttamento industriale attuato presso l’importante sito archeologico di Palikè  che si trova nella zona tra Palagonia e Mineo. Tale richiesta scaturisce dal fatto che  nel sito sono ancora visibili tombe a grotticella artificiale sicule collegate tra loro da sentieri e scale intagliati nella roccia, dal VII secolo a.C. sono documentate strutture murarie che seguono un regolare impianto planimetrico e che testimoniano che, in età arcaica, esistevano edifici sacri documentati da ritrovamenti rinvenuti nell'area descritta.



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