vaccino antinfluenzale ed antipneumococcico obbligatorio agli over 65? no, grazie

0 hanno firmato. Arriviamo a 5.000.


Un’autorevole meta-analisi dimostra che la vaccinazione antinfluenzale negli anziani non ha efficacia comprovata, se non marginale, ed ha incerti margini di sicurezza. Lo studio è stato effettuato dalla Cochrane Collaboration, l’istituto più qualificato e riconosciuto dalla comunità scientifica per tale tipo di verifica. La meta-analisi è la più recente al momento. Essa conclude che le prove d'efficacia di tale vaccino sono limitate da "bias" nella progettazione o nella conduzione degli studi ("The evidence for a lower risk of influenza and ILI with vaccination is limited by biases in the design or conduct of the studies"). Inoltre, le evidenze relative alle complicanze sono di scarsa qualità, se non vecchie e insufficienti ("The available evidence relating to complications is of poor quality, insufficient, or old").
Secondo Cochrane non vi sono indicazioni chiare per l’adozione della vaccinazione come misura di salute pubblica nella categoria degli over 65 riguardo a sicurezza, efficienza ed efficacia ("provides no clear guidance for public health regarding the safety, efficacy, or effectiveness of influenza vaccines for people aged 65 years or older").
Anche per il pneumococco l’uso generalizzato e obbligatorio della vaccinazione è di dubbia utilità. La stessa Cochrane ha analizzato gli studi sul vaccino anti pneumococcico (è la meta-analisi più recente). Il vaccino è, sì, efficace negli adulti (“This meta-analysis provides evidence supporting the recommendation for PPV to prevent IPD in adults”); tuttavia non vi sono prove che ne sostengano l’uso routinario per prevenire polmoniti in generale o mortalità (“The meta-analysis does not provide evidence to support the routine use of PPV to prevent all-cause pneumonia or mortality”).
Non risulta, quindi, giustificato l’uso generalizzato ed obbligatorio di questi vaccini, il cui impiego deve riservarsi a casi ben individuati e previo consenso informato, come la legge prescrive con pochissime eccezioni.
Inoltre, l’ordinanza avrebbe una motivazione ancor più discutibile. Si legge nel sito che la finalità sarebbe di “ridurre i fattori confondenti per il COVID-19 in presenza di sintomi analoghi”: non finalità preventiva o terapeutica, ma di indirizzo diagnostico. L’assurdità di tale scopo è evidente. I vaccini sono presidi medici con indicazioni precise e come tutte le “medicine” hanno effetti collaterali e rischi. Non è proprio possibile né lecito usarli a fine diagnostico. Per ridurre i fattori confondenti ci sono gli esami clinici: dalla “visita” del medico (dirimente per la polmonite pneumococcica) ai presidi laboratoristici e microbiologici.
Il provvedimento, oltre ad essere ingiustificato e rischioso dal punto di vista medico, superi le prerogative degli organi regionali e leda i diritti costituzionali del cittadino, cui viene tolto il diritto a provvedimenti sanitari adeguati al suo particolare stato di salute, nonché ad esprimere un consenso informato. Forse, è addirittura minacciato il diritto alla salute, se è vero, come sostenuto nella meta-analisi, che le evidenze sulle complicazioni del vaccino antinfluenzale sono “di scarsa qualità, insufficienti o vecchie”.
Gli stessi medici sarebbero costretti ad applicare misure non soltanto discutibili, ma anche off label, cioè estranee alle indicazioni riconosciute per i vaccini, vista la finalità di tipo diagnostico: sarebbe un atto illecito, oltre che professionalmente ed eticamente discutibile.