PETIZIONE CHIUSA

Chiediamo di RICONSIDERARE il progetto CLIL, con chi LO "FARA'", alla luce delle criticità sollevate dagli insegnanti e a seguire dai genitori, che per diritto costituzionale sono i primi detentori dell'Educazione dei propri figli.

Questa petizione aveva 1.276 sostenitori


Questa petizione di sensibilizzazione nasce in seguito ai dubbi, perplessità, criticità sollevati da più fronti, nei confronti del PROTOCOLLO TRILINGUE TRENTINO denominato CLIL, promosso dalla Provincia Autonoma di Trento e che sarà introdotto nelle scuole di ogni ordine e grado dall’anno scolastico 2015/16, senza preventiva informazione e condivisione con i diretti interessati: insegnanti e utenti.

Si vuole PRECISARE e SOTTOLINEARE che questa Petizione NON E' CONTRO l’insegnamento delle lingue straniere, ma è voluta per chiedere una RIVALUTAZIONE del progetto CLIL nei tempi, nelle modalità, nelle ricadute e nella possibilità di poter scegliere.

Questa petizione vuole unire le varie istanze presentate, rilanciarle e presentarle alla PAT unendo le forze, dimostrando così che insieme e compatti, possiamo far si che questa trasformazione profonda del sistema scolastico trentino, possa essere costruttiva per tutti e avvenire nel migliore dei modi.

 

Entriamo nel vivo del Protocollo Trilingue Trentino, perché stanno facendo passare tale progetto come la riforma del secolo, ma non è tutto oro quello che luccica.

 Il CLIL dovrà obbligatoriamente essere attuato nelle ore curriculari e NON in quelle facoltative!!! Con l'attuazione del CLIL, in terza elementare si avranno 3 ore di insegnamento DELLE DISCIPLINE in lingua straniera aggiunte alle 2 ore curriculari di lingua inglese e tedesca. Dal 2017/18 entrerà in pieno regime (almeno 5 ore settimanali) e così via in tutti gli ordini e gradi. I nostri figli alle elementari e alle medie faranno 9 ore di lingua straniera! Adesso facciamo due conti: per esempio alle elementari il nuovo progetto prevede 26 o 28 ore totali di insegnamento, meno 2 o 4 di opzionali, meno 9 di lingua straniera, meno 2 di religione, meno 2 ore di educazione motoria. Quanto rimane per insegnare IN ITALIANO? E per insegnare l’ITALIANO? ... 11 ORE … durante le quali sono insegnate italiano, matematica, storia, geografia, scienze, arte, musica e informatica. Come sarà possibile proporre lo stesso programma della materia curriculare anche con modalità CLIL nello stesso tempo di insegnamento

  • La prima contrarietà riguarda la riduzione dei programmi disciplinari e del numero di ore di italiano, risulta quindi un declassamento della nostra lingua ufficiale. Si ritiene che questa “immersione linguistica” comporterà una modificazione pesante dei Piani di Studio Provinciali sui quali gli insegnanti hanno lavorato per anni. La raccomandazione del Consiglio Europeo che ha dato il via alla “didattica per competenze”, poneva al primo punto “la salvaguardia della lingua madre di ogni nazione UE”. Questa riforma colpisce seriamente e massicciamente la scuola primaria trentina, che, stando ai risultati Invalsi e Ocse-Pisa, è il fiore all’occhiello del sistema scolastico primario in Italia, mentre NON esistono risultati e dati scientifici e statistici che fondino la validità, in termini di competenze e conoscenze in uscita, dell’applicazione del progetto CLIL.
  • Si sottovaluta l’importanza della conoscenza fondante dell’italiano: a tal proposito si ricorda che la L. P. 2006 impone 1000 ore di insegnamento di lingua italiana nella scuola primaria, per una media di 6 ore e mezza alla settimana. Altre realtà hanno messo in forte discussione la validità del Protocollo. Ad esempio la Francia ha somministrato un test a più di 300.000 francesi prima di introdurre il Trilinguismo e si è concretamente mossa contro “l’analfabetismo di ritorno e la costante diminuzione del bagaglio lessicale dei giovani” e in Val d’Aosta è stato rimandato il progetto scolastico “L'école en langues VdA” perché le scuole hanno preferito non modificare l'anno accademico 2015/2016, e posticipare ancora una volta l'avvio del progetto.
  • Nella nuova impostazione prefigurata dal protocollo, manca una lettura autentica dei bisogni educativi dell'intera popolazione scolastica: dalle eccellenze ai Bisogni Educativi Speciali, dai soggetti deboli agli immigrati e si teme l'esclusione dall'interezza del percorso scolastico di una buona fetta della popolazione scolastica stessa. Alunni BES (bisogni educativi speciali), certificati L.104, DSA (disturbi specifici di apprendimento), nel protocollo non vengono tenuti in considerazione, se non con la frase: “ogni istituto dovrà vedere quali sistemi adottare per loro". Risulta da varie ricerche e documenti, che lo studio delle lingue straniere mette in difficoltà i ragazzi con DSA: “Siamo proprio sicuri che quello che si sta facendo sia sufficiente per garantire il diritto allo studio di TUTTI i ragazzi/e?”. Il Piano prevede che tutte le classi avranno dalle 3 alle 5 ore d’insegnamento settimanale in modalità CLIL oltre a quelle curriculari in lingue: “Ci chiediamo come l'introduzione di un monte ore così elevato, possa conciliarsi con l'applicazione della legge 170/201, della legge provinciale 14/2011 e rispondere a dei principi di inclusione e di equità che dovrebbero caratterizzare tutta la scuola”.
  • È assente l’informazione sulle modalità di valutazione: non è specificato se dovranno essere valutate le competenze disciplinari o quelle legate alla lingua utilizzata nel CLIL.
  • La riduzione del monte ore disciplinare porterà ad una frammentarietà oraria, con presenza discontinua nelle singole classi di insegnanti curricolari (es. italiano, matematica ecc) con conseguente aumento delle figure che ruoteranno sul gruppo classe
  • C'è perplessità inoltre per il fatto che “non vengono precisate le competenze degli insegnanti CLIL” (quelli dedicati all'”immersione linguistica”), che si prevedono ampie e “da sviluppare in tempi record”.
  • Non viene mai chiarito il rischio che ha il CLIL, visto che non è supportato da statistiche a livelli superiori. La sua efficacia non è dimostrata.

 Questa certamente è una sperimentazione innovativa, ma quindi anche una scommessa, che, per chi lavora nel mondo della scuola, dovrebbe essere accompagnata da più risorse ed una diversa organizzazione dell'offerta didattica.

1.       Siamo così coraggiosi da sperimentare sulla pelle dei nostri figli un progetto non attentamente valutato, programmato e soppesato nei pro e contro?

2.       Siamo proprio così sicuri che l’unico pass per accedere al mondo del lavoro sia ottenere una certificazione in lingua straniera a discapito di tutte le altre competenze e conoscenze indispensabili, non solo nell’ambito lavorativo, ma nella vita quotidiana?

Attraverso il trilinguismo – sottolinea il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi – vogliamo fornire ai nostri ragazzi le chiavi per il loro futuro. Vogliamo che i nostri giovani siano preparati, competenti e competitivi, consapevoli delle loro radici e allo stesso tempo cittadini del mondo. Ecco perché serve creare un Trentino trilingue, un sistema progressivo che accompagnerà i nostri ragazzi verso l'età adulta e il mondo del lavoro, con un approccio interculturale, che favorisca, assieme all'apprendimento delle lingue straniere, anche lo sviluppo di un'attitudine all'apertura e al confronto”.

3.        Il trilinguismo viene prospettato come soluzione alla disoccupazione giovanile e al precariato “infinito” di chi non ottiene un posto di lavoro a tempo indeterminato. E allora, la PAT cosa propone?

  • Un protocollo che mette a rischio il lavoro di tanti. Il nuovo sistema, presumibilmente nell’arco di un certo periodo, comporterà l’aggravarsi della situazione del precariato docenti nella scuola: non è nuovo e si ritiene ingiusto, lo scavalco degli insegnanti precari inseriti in graduatoria permanente provinciale, ricordando a proposito che “la sentenza della Corte di Giustizia Europea ingiunge all’Italia di stabilizzare tutti i docenti abilitati, già inseriti nella graduatorie provinciali e di istituto, prima di indire altri concorsi per nuove docenze”. Ricordiamo che vi sono insegnanti iscritti nelle graduatorie trentine da 25 anni, in attesa di un fantomatico ruolo. Il CLIL introduce un canale temporaneo di reclutamento a tempo determinato di insegnanti madrelingua, che supererebbero quindi chi già è in graduatoria.
  • Il percorso di aggiornamento degli insegnanti nelle lingue straniere prevede dalle 70 alle 125 ore di lezione, differenziate a seconda del livello di partenza del singolo e dell’ambito di insegnamento e per chiamata diretta da parte dei dirigenti.

4.       È possibile che con un così esiguo numero di ore si possa raggiungere un livello di preparazione adeguato a sostenere una lezione intera in lingua straniera, fornendo all’alunno non solo una pronuncia corretta, ma un vocabolario variegato e una forma grammaticale appropriata?

  • Al Piano sono destinati, nel periodo 2015-2020, 36 milioni di euro. Nella cifra non è considerato il costo del personale che è già di ruolo e che si dedicherà all'insegnamento delle lingue.

5.       Visto la cifra importante destinata a questo progetto, non è il caso di approfondirlo e di valutarlo con calma attraverso un confronto libero e costruttivo con le varie realtà coinvolte?

 

Calare dall’alto il Protocollo “Trilinguismo Trentino” che stravolgerà il Sistema Scolastico Trentino e la vita di molti lavoratori, per non parlare poi delle possibili conseguenze sui ragazzi/e, senza preventiva informazione e condivisione, accontentandosi di “modificare in corso d’opera” - come da Lei dichiarato Presidente - gli eventuali “errori”, ci sembra non essere attento, lungimirante, avveduto e soprattutto democratico e innovativo

                                                         QUINDI

Le chiediamo, Presidente Ugo Rossi, di fare un passo indietro e di prendersi il tempo necessario, non solo con i suoi collaboratori, ma anche con chi FARA’ il progetto, per riconsiderarlo alla luce delle criticità sollevate in primis dagli insegnanti e a seguire dai genitori, che per diritto costituzionale sono i primi detentori dell’educazione dei propri figli.



Oggi: CLIL - Petizione al Presidente della PAT Ugo Rossi e alla Giunta Provinciale conta su di te

CLIL - Petizione al Presidente della PAT Ugo Rossi e alla Giunta Provinciale ha bisogno del tuo aiuto con la petizione "Presidente della Provincia Autonoma di Trento - Ugo Rossi, Giunta Provinciale: Chiediamo di RICONSIDERARE il progetto CLIL, con chi LO "FARA'", alla luce delle criticità sollevate dagli insegnanti e a seguire dai genitori, che per diritto costituzionale sono i primi detentori dell'Educazione dei propri figli.". Unisciti con CLIL - Petizione al Presidente della PAT Ugo Rossi e alla Giunta Provinciale ed 1.275 sostenitori più oggi.