Introduzione del Codice di condotta al Senato della Repubblica

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Da 25 anni il Consiglio d’Europa chiede all’Italia di varare delle norme per disciplinare gli affari extra dei parlamentari. Nel 2016 la Camera dei Deputati ha assunto un Codice di condotta ispirato a quello vigente al Parlamento europeo. Al Senato invece ancora nulla, anzi c'è chi, come il senatore Matteo Renzi vanta rapporti di consulenza con uno dei regimi dispotici più lontani dalla cultura dei diritti difesi dalla nostra Costituzione. Nonostante i giudizi negativi espressi dal Gruppo anticorruzione (GRECO) del Consiglio d’Europa nel suo quarto round valutativo sull’integrità delle istituzioni italiane (2018), il Senato non ha mai colmato la lacuna.

La legge anticorruzione “Spazzacorrotti” sancisce il “divieto di ricevere contributi, prestazioni o altre forme di sostegno provenienti da governi o enti pubblici di Stati esteri e da persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia”. Ma si applica ai partiti politici e non anche ai membri eletti di quelle stesse forze politiche.

Per questa ragione chiediamo che la legge anticorruzione “Spazzacorrotti” venga applicata anche alle persone fisiche e che il Senato introduca un codice di condotta che regolamenti e limiti le attività extraparlamentari dei senatori, prevedendone eventuali conflitti di interessi ed eventuali sanzioni.