Blocco pagine e oscuramento siti: chiediamo leggi che regolamentino i social come Facebook

Blocco pagine e oscuramento siti: chiediamo leggi che regolamentino i social come Facebook

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Daniele Riccardo Pieroni Curci ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Presidente del Parlamento europeo David Sassoli e a

Al giorno d’oggi  social come Facebook e Instagram  costituiscono un veicolo fondamentale dell’informazione. Ciò nonostante non vi sono garanzie a sostegno di chi fa informazione. Molte sono, infatti, le pagine che vengono oscurate o limitate, i siti che vengono bloccati.

Pertanto chiediamo di regolamentare queste piattaforme private con delle leggi apposite al presidente del Parlamento europeo David Sassoli e al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte. L’obiettivo è quello di tutelare la libertà di pensiero e di espressione di ciascun paese membro dell’Unione Europea. La nostra preoccupazione? I possibili abusi di potere da parte delle piattaforme che rappresentano, innanzitutto, gli interessi di un privato.

Nella nostra esperienza di blogger abbiamo vissuto in prima persona che cosa significa l’assenza di queste garanzie. Il 17 settembre 2019 Facebook e Instagram, senza nessun avviso, hanno iniziato ad impedirci di pubblicare i link del nostro sito, leclettico.com.

Non siamo l’unica realtà che viene bloccata, di fatto censurata, senza alcun preavviso e senza possibilità di replica e di difesa. Molte pagine a sostegno dei curdi, ad esempio, sono state oscurate nelle ultime settimane.  

Ciò è soprattutto un’ingiustizia: siamo stati colpiti senza nessun avvertimento, senza sapere bene il perché, senza ricevere spiegazioni. Siamo stati giudicati e condannati senza una giuria, senza sapere che il processo era stato convocato, senza potere avere diritto di replica.

A tal riguardo vi sono al momento due grossi problemi.

Il primo è l’assenza di qualsiasi garanzia a sostegno dell’«accusato». Chi è soggetto ai provvedimenti dei social come Facebook e Instagram non riceve nessun messaggio che informi del procedimento in atto, né della ricevuta sanzione.

Il secondo problema riguarda il codice cui fanno riferimento Facebook e gli altri social, il cosiddetto «standard della community». Tali regole sono state scritte dal privato che gestisce o è proprietario della piattaforma. Ogni persona che crea un profilo sul social accetta di seguire queste regole. Apparentemente sembra giusto che l’ospite rispetti le norme dettate dal padrone di casa. Ma al giorno d’oggi i social non sono solo piattaforme amministrate da un privato: gestiscono lo spazio che ospita gran parte del dibattito pubblico.

Ogni ordine, come quello dei giornalisti o quello degli editori, ha un proprio statuto conforme alle leggi vigenti al paese in cui si trova. Ha, soprattutto, un codice deontologico.

Nei social non vi sono statuti etici di questo tipo, dei testi, cioè, che definiscono in comunione con le leggi vigenti il ruolo e la posizione, i diritti e i doveri. Vi sono solamente degli standard conformi all’interesse del privato. Ciò non garantisce necessariamente una tutela alla libertà di espressione come non garantisce alla politica e al giornalismo l’indipendenza che dovrebbero avere perché, comunque, dovranno rispettare gli standard di un privato. Vi è un problematico iato tra le regole del privato, le leggi dello Stato e diritti dell’uomo e del cittadino.

Pertanto, riteniamo che sia giunto il momento di sviluppare una discussione su questo tema che porti all’elaborazione di leggi europee riguardo le regole nei social a garanzia del rispetto della libertà di espressione e a difesa dell’indipendenza della politica e del giornalismo.

Grazie,

Daniele e Riccardo, fondatori de leclettico.com.

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