VALORIZZARE LA QUALITA' ITALIANA per CREARE POSTI di LAVORO nel TESSILE

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FIRMA per VALORIZZARE LA QUALITA’ ITALIANA E CREARE POSTI DI LAVORO NEL TESSILE

Raccogliamo firme per valorizzare la qualità dei prodotti italiani del settore Tessile, Abbigliamento e Calzature, per riportare in Italia posti di lavoro nel settore della Moda (ridottisi nel tempo a causa di massicce delocalizzazioni della produzione all’estero). Vogliamo anche tutelare il consumatore da eventuali abusi commerciali, mediante la creazione di un cartellino che dimostri la produzione in Italia.

Signor Presidente del Consiglio, Signori Presidenti del Senato, della Camera dei Deputati, Signori Rappresentanti dei Partiti e Movimenti politici italiani, Signori Rappresentanti delle Organizzazioni dei datori di lavoro e dei Sindacati dei lavoratori,

lo “stile italiano” è da tempo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, come segno universalmente riconosciuto di lunga tradizione di alta qualità manifatturiera in capo ad imprese e maestranze italiane.

Dopo la recente indagine di Report Rai 3, andata in onda il 3 dicembre 2018 con il titolo “Pulp  Fashion” in cui sono stati evidenziati fenomeni di malcostume, ovvero si è reso noto al pubblico che molta parte  della produzione di abbigliamento e calzature, accessori che si fregia della qualità italiana - di fatto - non viene prodotta in Italia, è chiaro che urgono correttivi, in quanto molti produttori e famosi marchi realizzano la loro produzione in altri Paesi, spesso nel mancato rispetto di norme di tutela ambientale e di sicurezza sul lavoro.

Molti produttori si limitano poi soltanto a concludere il ciclo di produzione/lavorazione in Italia delocalizzando – spesso - in Paesi in via di sviluppo i cicli di produzione/lavorazione più importanti e connotanti il prodotto poi acquistato da chi cerca (ed è magari convinto di acquistare) “la qualità italiana”.

Si chiede pertanto la promozione di una forte iniziativa di Governo volta alla creazione di un “cartellino” apposito, la cui presenza sul capo permetta di informare adeguatamente (ed immediatamente) e tutelare il consumatore al momento dell’acquisto, proteggendo la manifattura italiana oggi fortemente penalizzata dalle delocalizzazioni ad opera di marchi della moda. Il suddetto “cartellino”, da stamparsi a cura della Zecca, potrà essere richiesto e apposto sui capi solo da aziende che rispettino determinate e rigorose linee guida.

Occorrerebbe innanzitutto una campagna pubblicitaria (del tipo di quelle “Pubblicità Progresso”), sostenuta da Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), Ministero del Lavoro, dell’Ambiente, delle Politiche Agricole etc. e da elaborare assieme, nello specifico.

Ottenere questo cartellino non dovrà essere cosa scontata; le aziende che lo richiederanno dovranno dimostrare:

- di produrre e assemblare per intero i loro prodotti su territorio nazionale.

- che le maestranze utilizzate nei cicli produttivi, siano in regola.

- di non produrre presso terzisti che non abbiano i requisiti necessari, come, per esempio, coloro che utilizzano manodopera italiana ed extracomunitaria non in regola, strutture (cinesi e non) che operano senza il rispetto di norme di sicurezza etc.

Dovranno, inoltre, apporre in maniera chiara e leggibile sull’etichettatura dei capi, il luogo d’origine dell’assemblaggio vero e proprio (almeno la regione) e non solo la provenienza certificata sulla base della sede del loro brand.

Le stesse aziende dovranno far sì che controlli ciclici possano essere effettuati presso le strutture produttive terziste, dal momento che il cartellino stesso rappresenterà una vera e propria certificazione e garanzia di regolarità e sancirà al 100% la correttezza e, in modo inconfutabile, la garanzia di un “Made in Italy” autentico che vada al di là del valore aggiunto derivante dal mero fatto che un manufatto sia stato semplicemente “concepito o disegnato” in Italia. I marchi che intenderanno aderire al progetto, potranno identificarsi in una nuova associazione per la Qualità Italiana.

La nuova associazione potrà identificare e comporre un team di tecnici per effettuare al proprio interno i controlli relativi a quanto previsto sopra.

Riguardo alla produzione del cartellino, si identificheranno strutture (anche in start up, e potrebbe bastarne una sola dal momento che è meglio concentrare l’attività in un organismo unico al fine di controllare meglio) certificate dalla Zecca dello Stato e che siano sottoposte a controlli periodici.

Il cartellino, di dimensioni adeguate e facilmente leggibile per grandezza dei caratteri e dimensioni, potrebbe contenere il logo della Repubblica Italiana, una dicitura del tipo “questo capo, scarpa, borsa etc. è stato completamente “PRODOTTO E ASSEMBLATO IN ITALIA”. Al cordonetto potrà essere applicato il sigillo con lo stemma della Repubblica, oltre che una certificazione olografa o riconoscibile da smartphone.

Tali aziende dovranno essere elencate in un apposito registro presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).

Il Governo dovrà contestualmente avviare una campagna di “pubblicità progresso” per far conoscere ai cittadini il suddetto “cartellino”, che dovrà diventare garanzia di vero, autentico ed originale stile italiano, di qualità e manifattura italiana del prodotto.

I prodotti contrassegnati dal “cartellino” dovranno essere fabbricati interamente in Italia, costruiti con materiali naturali di qualità e di prima scelta, realizzati con disegni e progettazione esclusivi delle aziende italiane, costruiti adottando le lavorazioni artigianali tradizionali tipiche italiane, realizzati in osservanza dei criteri di sicurezza, realizzati in osservanza delle norme sull’igiene e sull’ambiente.

Quanto sopra, oltre che per consentire al consumatore di acquistare i prodotti italiani e la qualità cercata, senza venire fuorviato commercialmente, anche per valorizzare la capacità e la tradizione italiana nella manifattura di qualità, nel rispetto delle normative ambientali e di sicurezza del lavoro.

Si creerebbero, così, numerosissimi posti di lavoro, impedendo che se ne perdano altri in conseguenza di delocalizzazioni selvagge di produzioni e lavorazioni all’estero.

Verrebbe così valorizzato l’insieme di saperi, abilità, competenze, esperienze e capitale umano formatosi nel corso del tempo in Italia e ovunque riconosciuto nel mondo.

Sarà il consumatore (informato e non fuorviato) a decidere se comprare i capi contrassegnati con il “cartellino” e sostenere in tal modo le aziende italiane, i lavoratori e la qualità italiana, il cui valore viene oggi svilito da produzioni talvolta scadenti che tendono subdolamente ad appropriarsi del riferimento al “Made in Italy”, al “Fashioned in Italy, al Designed in Italy” fuorviando il consumatore, senza che da ciò derivino sensibili benefici in termini economici e di occupazione per il nostro Paese, occupazione -specie giovanile- che è nelle linee d’azione dell’attuale Governo del Paese.

Questa normativa andrebbe poi nel senso del recente messaggio lanciato con l’obbligo di indicazione di origine delle materie che si estenderà a tutti i cibi confezionati, come previsto dalla recente conversione in legge del “DL Semplificazioni”.

Vi sarebbe poi un altro fondamentale beneficio: la delocalizzazione e lo spostamento in massa di lavorazioni e cicli produttivi all’estero ha determinato (oltre alla distruzione di un’enormità di posti di lavoro in Italia) l’abbandono ed il degrado di enormi quantità di capannoni, opifici, laboratori, magazzini, negozi ove – prima - si producevano e vendevano prodotti realizzati, in Italia, da aziende e maestranze italiane.

Molti di questi immobili vengono addirittura resi “collabenti” al fine di risultare privi di rendita catastale ed essere esonerati dalle esose tasse comunali sugli immobili in quanto immobili non più tassabili poiché privi di rendita catastale.

La rivitalizzazione di produzioni in Italia incentiverebbe i proprietari a mettere a reddito tali edifici, trovando conduttori sul mercato o ritrovando i conduttori che delocalizzarono; i proprietari saranno stimolati a risanare unità immobiliari parzialmente demolite, ruderi con il tetto crollato, etc.. con beneficio per tutte le imprese che gravitano sul mondo dell’edilizia e sull’economia in generale.

COMITATO PROMOTORE della PETIZIONE:

Giuseppe Iorio, Laura Calosso, Casa del Consumatore Piemonte, Avv. Pier Paolo Bosso

Video di Report: https://www.facebook.com/ReportRai3/videos/369800596919424/