PETIZIONE CHIUSA

Coinvolgere la Veterinaria nella gestione delle epidemie e delle patologie emergenti.

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Egregi decisori del Paese,

é inevitabile che in questo momento siate presi dalle incombenze di condurre il Paese fuori da questo dramma.

Nelle circostanze attuali ogni risorsa utile può contribuire a tutelare la salute e rilanciare l’economia.

In questo difficilissimo e del tutto nuovo contesto spiace constatare il mancato coinvolgimento e l’apporto che avrebbe potuto dare la Medicina Veterinaria che nel corso dei decenni ha dimostrato la capacità di operare in favore  della salute pubblica e di gestire le emergenze.

 

La gestione delle epidemie di Afta, Peste Suina, Influenza Aviare e Suina, dei focolai di Brucellosi e Tubercolosi, della BSE (c.d. mucca pazza) e Pleuro Polmonite Contagiosa, solo per fare alcuni esempi di malattie infettive e contagiose, anche zoonosiche, trasmissibile dagli animali all’uomo, ma anche di altrettanto importanti emergenze coinvolgenti i consumatori per contaminazioni degli alimenti da Aflatossine, PPCB e Diossine, E. coli enterotossici, virus dell’Epatite A e Norovirus, sono solo alcuni esempi delle battaglie affrontate e VINTE nel recente passato.

Qualcuno ha ricordato che lo stamping out è uno degli strumenti applicati dai veterinari. Ma è un male estremo utilizzato in caso di malattie altamente contagiose per estinguere i focolai. Ma alla stessa ecatombe portano impreparazione e improvvisazione, se non si applicano gli altri strumenti che la Veterinaria  ordinariamente utilizza nella gestione delle popolazioni: la biosicurezza, il biocontenimento, la sorveglianza epidemiologica e la induzione della resistenza nella popolazione.

Perché  la Veterinaria, anche attraverso gli Osservatori Epidemiologici Veterinari presenti sul territorio, possiede le conoscenze, gli strumenti, la capacità della organizzazione in laboratorio e in campo, con protocolli collaudati che possono rappresentare un modello da seguire nel contesto della politica di una Salute Unica

Per questo la Veterinaria non può essere colpevolmente ignorata nel futuro della medicina della prevenzione che la nostra Sanità deve applicare, affiancandola, non certo sostituendola, alla Medicina della terapia oggi imperante.  

Perché constatiamo a nostre spese che il villaggio globale non consente più di ritenersi al riparo da quelle che un tempo erano chiamate malattie esotiche, ricorrendo a un confinamento più o meno rigido e agli strumenti propri della clinica e della medicina individuale, e non ai più appropriati mezzi della prevenzione e della medicina delle popolazioni.

La globalizzato e la libera e crescente circolazione delle merci, degli alimenti e soprattutto delle persone, rende completamente permeabili e vulnerabili tutti i Paesi agli agenti più remoti, alle malattie infettive e contagiose, alle tossinfezioni alimentari.

Solo  con lo studio e l’utilizzo di sistemi di sorveglianza attiva e passiva applicati  in modo  capillare e continuo con l’indispensabile  apporto dell’analisi del rischio si può operare in medicina preventiva per una adeguata protezione delle popolazioni.

Il Paese deve dunque essere preparato ad affrontare queste minacce, adottando  una politica sanitaria nella quale, accanto alla medicina individuale, si ricorra a prevenzione e medicina delle popolazioni con le quali affrontare le epidemie e la contaminazioni degli alimenti che li veicolano.

 

Per affrontare questa sfida occorre dunque certamente ricorrere al cuore, che caratterizza la pronta mobilitazione delle forze migliori del Paese,  ma più che mai è indispensabile che le energie siano incanalate verso una organizzazione strutturata e pronta ad affrontare le inevitabili minacce che di volta in volta il futuro ci riserverà.

A tal fine occorre un modello sanitario basato sull'integrazione di discipline diverse perché riconosce che la salute degli esseri umani è legata alla salute degli animali e dell'ambiente.

In questa organizzazione l’epidemiologia e la dinamica delle malattie nell’ambito delle popolazioni rappresentano lo strumento principe, che si avvale di laboratori in grado di effettuare una rapida diagnosi per qualunque malattia, che mobilita sanitari e professionisti in un ambito di protocolli conosciuti e collaudati in campo, che si avvale di strutture dedicate e facilmente attivabili, che attiva protocolli di comunicazione unici e tempestivi.

Le modalità insomma con le quali opera la Medicina Veterinaria e le sue articolazioni che ha vinto le sfide di questi ultimi 60 anni in una politica di prevenzione e di medicina delle popolazioni.

Ci rivolgiamo pertanto ai decisori del Paese perché coinvolgano le Organizzazioni Veterinarie e ne sfruttino le capacità ed esperienze per ripensare alla sanità del futuro e creare  una medicina unica alla quale i veterinari rendono disponibili i rappresentanti migliori delle proprie strutture e i professionisti più esperti in grado di:

- attivare  i laboratori,  gli Osservatori Epidemiologici diffusi sul territorio, i Centri di Referenza Nazionali collegati alle organizzazioni UE e FAO;

- la messa a punto delle metodiche, della predisposizione dei protocolli operativi riguardanti zoonosi e malattie veicolate dagli alimenti;

- la formazione di specialisti unitamente alla programmazione di esercitazioni di campo, per l’attivazione di piani di monitoraggio per qualunque malattia infettiva e contagiosa, per il monitoraggio degli alimenti e delle merci in ingresso, per l’assistenza alle aziende di produzione degli alimenti;

- l’assistenza alle aziende e la valorizzazione delle produzioni nazionali.

Gianni Tumino e Paolo Boni



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