Invoco il Diritto alla Vita !

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INVOCO il DIRITTO alla VITA!

 

Mi chiamo Luigina Ortis,

abito a Coseano, un piccolo paese in provincia di Udine.

Amo la vita, la verità e la solidarietà d’intenti. Il 4 giugno 2002, all’età di 41 anni, mentre guidavo l’auto per recarmi a Udine mi piombò addosso un furgone ad altissima velocità; erano le 17.10. Senza colpa alcuna la mia esistenza si capovolse e venni immessa nella “valle inferna” (come scrive il poeta Dante) nella quale mi trovo tuttora. Mi venne riconosciuta l’inabilità lavorativa al 100% da varie Commissioni Medico Legali e dagli specialisti medici per i DANNI FISICI riportati nel suddetto evento traumatico. I responsabili dell’indennizzo hanno da sempre nascosto una circostanza assai grave e hanno manifestato una condotta di pervicace e ingiustificata RESISTENZA volta a NON volermi riconoscere l’EQUO risarcimento, nonostante avessero a disposizione ogni elemento per provvedervi immediatamente. Da quel momento, ogni cosa o situazione è stata da loro ROVESCIATA.

Mi venne liquidata una somma a titolo d’indennizzo parziale, che fu interamente devoluta alle necessità derivate dalle conseguenze del sinistro: assoluta necessità di terapie fisiatriche, riabilitative e di accompagnamento, dovute alla impossibilità di muovermi autonomamente. Non solo: la somma non bastò che per coprire un periodo limitato, essendo stata liquidata in un tempo successivo all’evento e avendo dovuto far fronte a debiti acquisiti per attendere alle necessità sopra menzionate.

NON mi fu risarcito neppure 1 Euro delle ingenti spese sostenute, tutte documentate nel modo più appropriato, perché il CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) mi ritenne – erroneamente - in “buone condizioni fisiche”. I miei patrocinatori di fronte a queste erronee valutazioni non hanno mai mosso un dito, tenendo un profilo professionale anomalo e inidoneo e hanno preteso il pagamento di parcelle per attività NON SVOLTE o svolte in modo pessimo.

Oggi percepisco 280 Euro mensili di pensione di invalidità al 100%.

Sono ancora in vita per merito di un ristretto gruppo di nobili amici che mi hanno supportata economicamente e moralmente, ma che ora – per ovvi motivi – non possono più farlo.

L’iniqua giustizia mi ha condannata a morire di inedia, al freddo, priva di cure indispensabili e senza un tetto sulla testa, inoltre ha fatto scempio della mia dignità infangando il mio onore!

Lo stato di UMILIAZIONE, la sofferenza fisica tormentosa e le condizioni di un morale al limite della tollerabilità della mia esistenza sono deflagranti.

Mi è stato negato il DIRITTO all’AUTONOMIA e mi sono stati lesi il DIRITTO alla salute psico-fisica, il DIRITTO di libertà d’azione e di espressione, il diritto alla rispettabilità sociale. Sono stata condotta in una SITUAZIONE DISUMANA.

Ho svenduto tutto ciò che possedevo (enciclopedie, stereo, collezioni di dischi, 2 pianoforti, mobili, gioielli in oro); chiedo alle Istituzioni “COME” posso sopperire, con 280 Euro mensili disponibili, alle necessità evidenziate e declinate da vari medici legali.

Sento il dovere e la gioia di ringraziare il medico curante, il criminologo, la perita grafologa forense e tutti i medici specialisti che mi hanno sempre seguita con rispetto e professionalità.

Dal 4 giugno 2002, purtroppo, altri soggetti (ben identificati!) alla luce del sole mi hanno riservato trattamenti umilianti e degradanti. Sottoposta al pubblico ludibrio, schiacciata dalla sofferenza fisica, chi mi osteggia (celando MOVENTI ignobili) ha dato avvio ad una spietata PERSECUZIONE SOCIALE e GIUDIZIARIA al fine di zittirmi. Mi è stato addossato l’abito della REIETTA, come se fossi uno scarto della società, mentre la mia esistenza l’hanno logorata con fiumi di menzogne. Ripeto, mi è stata rubata la dignità di essere umano, oltre che ogni bene mobile e immobile. Sto morendo a causa della totale indigenza economica e per la mancanza di CURE idonee, assolutamente necessarie.

Chiedo alle persone di buona volontà di aiutarmi a rendere pubblica la verità vera in vista di una giustizia giusta. Ritengo che la mia storia sia anche la storia del popolo italiano di cui faccio parte. La libertà di informazione è un diritto e, nel mio specifico caso, la considero anche un dovere morale e civile.

CHIEDO venga aperta un’inchiesta seria a partire dal 4.06.2002 (giorno del sinistro stradale) e che io sia sostenuta nel rendere pubblica la documentazione – IN FORMA COMPARATIVA – connessa al mio caso di giustizia finora superficiale e parziale. Auspico l’onesta collaborazione delle Istituzioni PER vivere attivamente e NON per vegetare o essere condotta forzosamente in una condizione di morte mascherata di legittimità.

 

INVOCO il DIRITTO alla VITA!

 

Luigina Ortis



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