Far partire l'iter per portare il calcio femminile italiano al professionismo

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Uno sport storicamente discriminato…

Quando avevo sette anni il mio sport preferito era il calcio e il mio sogno più grande vincere il mondiale con l’Italia, magari con un goal al novantesimo. Purtroppo, non c’erano squadre di bambine nella cittadina in cui vivevo e i miei non volevano che giocassi coi maschi anche perché, come dicevano loro, non c’era futuro per le donne che volevano fare le calciatrici. Effettivamente un futuro per il calcio femminile allora non c’era, e anzi, non c’era nemmeno fino a qualche anno fa, se si pensa alle parole del 2015 dell’allora presidente della Lega Calcio Dilettanti, che se ne uscì con un "Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche".

… ma le cose stanno cambiando, grazie ad un gioco di pura passione

In queste tre, incredibili, settimane di Giugno 2019 però, le cose sono cambiate: l’Italia è stata la sorpresa del Mondiale femminile più seguito di sempre e le nostre ragazze hanno dimostrato di poter combattere contro colleghe di federazioni ben più avanzate, giocando un calcio fatto di sacrifico, pura passione, spirito di squadra e sogni. Soprattutto però, le Azzurre sono riuscite a far appassionare gli Italiani, a portare la gente nei bar e nei salotti per vedere le loro partite, a superare i pregiudizi e a permettere alle bambine di sognare di essere come loro. I loro sforzi e la loro impresa non devono essere dimenticati ora che le ragazze sono state eliminate: questa giornata deve essere il punto di partenza per sviluppare il calcio femminile e dimostrare al mondo che l’Italia è un Paese che vive e respira calcio e che sia i nostri uomini che le nostre donne possono portare alto l’orgoglio e il nome della nostra Nazione.

Per raggiungere i livelli delle Nazionali più avanzate, serve il professionismo

Serve portare il calcio femminile al professionismo, in modo che le atlete abbiano accesso a garanzie contrattuali, sanitarie e previdenziali come i colleghi maschi e che il movimento possa svilupparsi. È il CONI, secondo la legge 91 del 1981, che può decidere sullo status di dilettantismo / professionismo delle discipline sportive. In questi giorni il presidente della FIGC, la federazione che può chiedere al CONI di cambiare lo status dilettantistico, ha parlato dell’argomento, ma c’è il rischio che la cosa cada nel dimenticatoio una volta finiti i Mondiali di Francia 2019. Con questa petizione, dobbiamo far sentire il calore e l’entusiasmo che la Nazionale ha suscitato in queste settimane e chiedere che al più presto venga presentato un piano per far passare il calcio femminile al professionismo. Lo dobbiamo all’impegno che le nostre giocatrici hanno messo in campo, e lo dobbiamo soprattutto a tutte le nostre figlie, sorelle, cugine ed amiche che vogliono avvicinarsi a questo meraviglioso sport e che un giorno potranno onorare la maglia dell’Italia, facendoci sognare con loro.


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