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REFERENDUM ABROGATIVO DEL "JOBS ACT"

QUESTA RIFORMA HA SPAZZATO VIA L'ART. 1 DELLA COSTITUZIONE. ORA SIAMO UNA REPUBBLICA CHE 'ERA' FONDATA SUL LAVORO.

JOBS ACT: l'esasperazione del neoliberismo a danno del lavoratore. Una riforma che ha gravi profili di incostituzionalità perché gravemente discriminatoria.

Si chiama Legge 183 del 10 dicembre 2014, ma tutti la conoscono come Jobs Act. Quindici articoli che hanno lo scopo di fornire delle linee guida da essere ampliate con Decreti Legislativi.

Una riforma che Renzi ama denominare con un termine angloamericano, per meglio nasconderne la sua impronta padronale; spacciata per risolutrice dell'attuale crisi del lavoro, in realtà gioca a favore dei poteri forti e dell'imprenditoria, in linea con la politica di neoliberismo fortemente voluta dalla cancelliera tedesca.

Il contratto a tutela crescente, che a dire di Renzi, toglie di mezzo il lavoro a tempo determinato e in generale tutti i contratti di lavoro atipici a favore di un lavoro stabile, altro non è, che un'arma in mano al datore di lavoro. C'è da chiedersi in quale tipologia contrattuale finiranno i 200.000 CO.CO.PRO. dipendenti a tempo determinato, camuffati da una finta indipendenza. Forse in una delle 46 tipologie contrattuali di precariato che Renzi non ha abolito.
Se un lavoratore neo assunto con contratto a tutele crescenti e con stipendio da 1.200 euro al mese dovesse lavorare per due anni, potrebbe poi essere licenziato liberamente dall'azienda dietro il versamento di un'indennità di poco più di 3.000 euro, nel migliore dei casi di quasi 5mila euro. Capire se questo contratto a tutele crescenti avrà una soglia al di là della quale si trasformerà come un novello Brutto anatroccolo in un contratto a tempo indeterminato a tutti gli effetti, è difficile da prevedere. Le premesse fanno pensare all'opposto. Le aziende potranno decidere di assumere a tempo determinato per tre anni (questa norma non è cambiata) per poi trasformare il contratto a tutele crescenti, potranno quindi tenere il dipendente al guinzaglio per almeno 5 anni, per disfarsene poi se lo crederanno opportuno, pagando indennizzi davvero bassi. Una situazione in cui il lavoratore sarà in una condizione di inferiorità, di sudditanza nei confronti del datore di lavoro.

Questa legge partorirà una categoria di precari, che, per almeno 5 anni saranno pedine nelle mani degli imprenditori, senza tutele, senza art. 18, e con la possibilità di demansionamento, ovvero senza alcun diritto.

LAVORATORI DISCRIMINATI, SENZA DIRITTI, SUDDITI DEL DATORE DI LAVORO NELLA SPERANZA DI VEDERSI TRAFORMATO IL CONTRATTO  A TEMPO INDETERMINATO.

 

 

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  • Presidente della Camera dei Deputati
    Laura Boldrini
  • Presidente del Senato della Repubblica
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  • Presidente del Senato
    Pietro Grasso
  • Presidente della Camera
    Laura Boldrini

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