Legalizzazione della prostituzione su modello legislativo dei Paesi del Nord Europa

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Il modello proibizionista adottato dalla legislazione italiana, quella che più di altre è influenzata dalla morale religiosa cattolica, è il sistema che crea un costo sociale più alto che in altri Paesi.

I trafficanti di esseri umani e gli sfruttatori criminali hanno bisogno di una legislazione come quella attualmente vigente in Italia per elevare i propri profitti a danno delle donne, sempre più spesso minorenni.

Nei Paesi dove c’è regolamentazione del fenomeno, invece, i vantaggi per lo Stato sono visibili.

Pur tenendo in conto che una parte dell’attività di prostituzione, per le ragioni più svariate, resterebbe sommersa, tuttavia una regolamentazione in senso antiproibizionista incrementerebbe la possibilità di un controllo sanitario, ridurrebbe drasticamente i costi sociali dello sfruttamento e della tratta di esseri umani, e infine, l’equiparazione della prostituzione ad altre attività produttive consentirebbe un gettito fiscale il cui totale oggi si riversa esclusivamente nelle casse della criminalità organizzata.

Fino a quando ci saranno i cattolici moralisti al governo, avremo circa novantamila prostitute sfruttate ed emarginate sulle strade, destinate ad offrire i loro servizi senza alcuna sicurezza o tutela.

Le motivazioni per una legalizzazione della prostituzione non sono né possono essere solo economiche, è necessario valutare la difesa e la tutela di altri esseri umani che non hanno, nella maggior parte dei casi, alcuna possibilità di sedere in Parlamento.   



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