No al governo parallelo proposto da Di Maio e Salvini

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Il 15 maggio 2018 è stata resa pubblica la bozza del contratto di governo tra MoVimento 5 Stelle e Lega ("Contratto per il governo del cambiamento"). In questo documento si propone la creazione del "Comitato di conciliazione", una nuova istituzione semi-formale che potrebbe decidere su argomenti governativi ma che non è prevista dalla Costituzione.

Il Comitato non interverrebbe solo in caso di disaccordo tra le due forze politiche sugli argomenti del contratto di governo, ma anche in altri casi. Potrebbe infatti essere convocato da Matteo Salvini o Luigi Di Maio per elaborare una posizione comune rispetto a questioni "considerate fondamentali" (espressione molto vaga che lascia aperte innumerevoli possibilità), o anche rispetto a questioni non comprese nel contratto di governo, “ovvero a questioni con carattere d'urgenza e/o imprevedibili al momento della sottoscrizione”, come crisi internazionali, calamità naturali, problemi di ordine pubblico e di sanità pubblica (pp. 4 e 5 della bozza del Contratto). [da notare che "ovvero" nel linguaggio formale significa "oppure"].

Preoccupa molto la possibilità di un'istituzione informale, parallela e concorrente al governo, non prevista in alcun articolo della Costituzione.

Preoccupa ancor più in quanto il Comitato sarebbe composto anche dai capi politici delle due forze in campo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Normalmente i capi dei partiti non hanno poteri decisionali all'interno del governo, se non per il ruolo ufficiale che eventualmente vi ricoprono (Presidente del Consiglio, Ministro). In questo modo, invece, avrebbero competenza riguardo a tutti gli argomenti citati sopra (quindi, più o meno riguardo a tutto): il governo e i partiti, quindi, si mescolerebbero in modo inedito e pericoloso per l'indipendenza delle istituzioni.

Inoltre, è previsto che il Comitato possa includere "altri soggetti", la cui funzione o natura non sono specificate. Tali "soggetti" avrebbero quindi voce nelle decisioni di governo senza aver ricevuto la nomina del Presidente della Repubblica, né la fiducia del Parlamento. 

Temiamo che quest'idea possa fare del governo un semplice esecutore di decisioni prese altrove, senza che queste vengano sottoposte al dibattito pubblico che costituisce l'anima della democrazia. Temiamo inoltre che il controllo del Parlamento sull'operato del Governo si faccia più indiretto e meno informato, con l'evidente erosione di uno dei meccanismi fondamentali di una democrazia parlamentare. Inoltre, riteniamo che il Comitato potrebbe facilmente entrare in forti conflitti con le istituzioni costituzionali, rallentando anche l'operato dello Stato in una situazione già difficile per il Paese.

Ci appelliamo quindi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché esprima la sua ferma opposizione di fronte alle forze politiche riguardo alla creazione del Comitato di conciliazione, in tutela della natura democratica e costituzionale della Repubblica.  

 



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