Per una separazione equa, senza più genitori separati sul lastrico.

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Attualmente, in presenza di figli, le separazioni (e i divorzi) sia consensuali che giudiziali sono in molti casi economicamente gravose, spesso addirittura vessatorie, nei confronti di uno solo degli ex-coniugi, coincidente quasi sempre con il genitore "non-collocatario" dei figli.

Ciò avviene a causa di numerose lacune nel diritto di famiglia, mancanza di linee guida o di riferimenti certi, prassi giudiziali, talvolta consolidate talvolta discrezionali, basate su pregiudizi di tipo paternalistico/assistenziale o azioni spesso tese più a moralizzare le persone che a normarne i comportamenti.

E' necessario affrontare il problema in maniera assolutamente razionale, mettendo da parte i sentimentalismi, le ipocrisie e le false moralizzazioni, concentrandosi sulla redazione di linee guida semplici ed inequivocabili, tese a garantire la maggior equità possibile in un evento già molto delicato della vita delle persone e che ha anche delle ricadute sul profilo giuridico oltre che sociale.

Nel seguito ci sono alcune idee, in cui non si distingue più tra padre e madre separati (sebbene i primi siano quelli su cui solitamente grava gran parte del fardello economico delle conseguenze della separazione), e si accantona ogni puerile e strumentale sentimentalismo, confidando che, se si risolvono i problemi economici, la qualità della vita di entrambi gli ex-coniugi migliora e, di conseguenza, anche quella dei figli.

Il benessere di entrambi genitori può seriamente contribuire al benessere dei figli.

Al contrario il malessere di uno dei genitori di sicuro non contribuisce al benessere dei figli.

1 - E' improrogabile l'introduzione dei c.d. Patti Prematrimoniali all'interno dei contratti di matrimonio, consentendo alla futura coppia la massima discrezionalità possibile (nei limiti di legge) nella "personalizzazione" del contratto matrimoniale, spaziando dalla regolamentazione degli aspetti economico-patrimoniali in caso di eventuale separazione fino a quelli gestionali della vita matrimoniale. Ogni coppia è unica, pertanto un contratto che si limita a riportare una manciata di articoli di legge, senza nessuna ulteriore partecipazione alla redazione dello stesso da parte dei due "contraenti", non può ritenersi un contratto del tutto volontario, sicuramente sarà al contrario non-libero e non-autonomo.

2 - La condizione di default del regime patrimoniale dei due coniugi deve passare dalla attuale "Comunione dei Beni" alla "Separazione dei Beni", in osservanza del rispetto delle libertà individuali e dei diritti di proprietà di ciascuno, lasciando ai coniugi quella della Comunione dei Beni come opzione.

3 - Occorre tabellare in maniera inequivocabile, in percentuale del reddito, gli assegni di mantenimento alla prole in caso di separazione, imponendone l'applicazione nei procedimenti di separazione giudiziale (fatti salvi i debiti casi particolari). Per fare ciò vi sono importanti riferimenti giuridici su cui basarsi (la più importante e algebricamente fondata è la Tabella prodotta nel 2008 dal Tribunale di Monza), ma che vengono applicati dalle corti con discrezionalità, se non spesso ignorati del tutto. E' importante creare una base di riferimento certa in caso di procedimento giudiziale per semplificare il compito e guidare chi invece decide di separarsi in maniera consensuale, ritenendo quest'ultima modalità auspicabile. Occorre evitare che l'accordo di separazione consensuale divenga un'estorsione economica di un coniuge a danno dell'altro, intimidito, quest'ultimo, da un eventuale esito giudiziale incerto e non quantificabile preventivamente. 

4 - La quantificazione dell'assegno di mantenimento non può prescindere dal principio di bigenitorialità e della preferenza accordata all'affidamento condiviso, pertanto l'assegno, una volta quantificato in percentuale al reddito, va comunque modulato in funzione della suddivisione mensile dei tempi di permanenza della prole presso l'uno o presso l'altro genitore. Sembra controverso ma in tal modo si favorisce la bigenitorialità e l'affido condiviso (pertanto con equa suddivisione dei tempi) come scelta spontanea degli ex-coniugi, facendo corrispondere ad un minor tempo coi figli un maggior impegno economico, sempre e comunque commisurando in primo luogo tale impegno alla situazione lavorativa ed economica di ognuno.

5 - Per rendere efficace tutto questo occorre svincolare dal solo genitore "non collocatario” la corresponsione dell'assegno alla prole. In pratica, in caso di separazione, vanno stabiliti DUE assegni per la prole, uno per ciascun coniuge (entrambi dimensionati tenendo conto dei precedenti punti 3 e 4) e versati pertanto da entrambi. Non è sostenibile, né da un punto di vista logico né di buon senso, che l'assegno per la prole vada corrisposto al titolo dell'ex-coniuge, perdendo completamente ogni traccia dell'impiego che viene fatto di quel denaro. 

6 - Occorre quindi istituire l'obbligatorietà di un fondo patrimoniale o di un conto corrente, intestato al minore ed operabile (e consultabile in tempo reale) da entrambi i genitori. Su questo conto (o fondo) convergono gli assegni mensili di entrambi i genitori e viene gestito in maniera totalmente trasparente da entrambi. Questa misura favorisce anch'essa la bigenitorialità, consente infatti ad entrambi gli ex-coniugi di "vigilare reciprocamente" sulla gestione del denaro destinato alla prole.

7 - Introdurre l'opzione per la coppia che si separa di nominare un tutore patrimoniale per la prole, che potrebbe essere il mediatore che ha seguito la negoziazione assistita dell'accordo di separazione o nominato dal giudice.

8 - Per il coniuge a cui non viene assegnata la casa coniugale, offrire la possibilità di avere accesso a contratti di locazione presso altra abitazione a canone concordato, prevedendo eventuali agevolazioni sulle imposte ad hoc per i proprietari che affittano l'abitazione a questi. In alternativa prevedere, secondo la percentuale del titolo di proprietà della casa coniugale di cui non si può più usufruire, la deducibilità dal reddito delle spese sostenute per l'affitto al netto della quota di canone concordato.



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