Una legge contro omertà e silenzio professorali

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Premesso che un professore universitario in attività ha il diritto-dovere di recensire testi, che afferiscano allo specifico settore per cui è pagato dalla struttura; premesso che non esiste esenzione giustificabile, in ragione delle semplici sei (dicesi 6) ore settimanali di insegnamento; premesso che è diritto-dovere esercitare l'arte della critica costruttiva, sia che il testo letto sia giudicato positivamente che nel verso contrario; premesso che è diritto-dovere assolvere a questo incarico con spirito di liberalità e di onestà intellettuale, e qualora implicati criticamente nel saggio non impedire o coartare altri di minore potere all'interno dello stesso ambito, affinché non recensiscano o se recensiscono lo facciano seguendo i propri personali opportunismi.

Premesso tutto ciò, ove non si realizzi questo assunto, e invece permanga un duraturo silenzio (diciamo il periodo di un paio di anni), nei confronti di quanti, da esterni non strutturati allo specifico settore, abbiano scritto in merito, si ritiene giusto rivendicare con questa petizione, in base ai sacri principi costitutivi (artt. 9, 21, 24, 33) che tutti costoro, sentendosi danneggiati perché obliterati dall'agone critico, se non possono da sé accedere direttamente a una rivista peer reviewed del settore  ove poter manifestare le proprie idee, possano adire a un pubblico tribunale (cosa oggi non possibile), onde poter esporre in tale sede le proprie rimostranze; gli imputati, ovviamente nel ristretto numero dei massimi esperti dello specifico settore, dovranno rispondere in sede civile del capo di reato "omissione di scienza", che chiediamo pertanto venga introdotto nella nostra giurisprudenza. Sarebbe un bel segnale nel paese di Galileo Galilei e di Giordano Bruno 



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