Legge Tutela Diritti di Aderenti e Fuoriusciti da Enti e Associazioni Religiose e Non

0 hanno firmato. Arriviamo a 1.000.


Proposito del Progetto Legge

Questo progetto legge ha lo scopo di colmare un vuoto legislativo ed è indirizzato a tutti quei soggetti affiliati o fuoriusciti da organizzazioni, associazioni o enti giuridici (religiosi e non), ai quali sono stati violati diritti umani sanciti dalla costituzione; con particolare attenzione alla tutela dei minori e portatori di disabilità.
Questo progetto legge è altresì rivolto alle organizzazioni, associazioni ed enti presenti sul nostro territorio nazionale (molti dei quali aventi sede centrale all'estero), che all'interno dei loro statuti, pubblicazioni editoriali, video, file audio, ecc.., promuovono, inducono o obbligano in maniera esplicita o implicita, gli aderenti, a comportamenti in contrasto con la costituzione; creando al tempo stesso lesioni in ambito sociale, familiare e lavorativo, tramite l'attuazione di una sistematica messa al bando pubblica, con comportamenti di isolamento sociale da parte degli affiliati verso chiunque esca dall'ente, compresa la libera scelta di non conformarsi più allo statuto o alle credenze dell'associazione religiosa.
Lo scopo primario è altresì quello di evitare o limitare al minimo danni biologici e morali che hanno spesso conseguenza in profondi stati di depressione, fino ad arrivare a casi di suicidio a motivo di queste pesanti restrizioni, vessazioni dottrinali e regolamenti interni; migliorando la risposta della giustizia italiana verso questi abusi.
Da anni in tutto il mondo si riportano casi di famiglie divise: genitori che evitano qualsiasi contatto con figli e viceversa, per il semplice motivo di essere stati esplulsi o di essere usciti dall’ente di propria spontanea volontá.
Si riportano casi nei quali in alcune organizzazioni religiose è "vietato" l'utilizzo delle trasfusioni di sangue con uso della semantica tale da eludere la normativa vigente, che ha come cardine l'articolo 32 della Costituzione: ovvero il diritto all'autodeterminazione ai trattamenti sanitari; nel migliore dei casi l'espulsione può non avvenire, ma è doveroso da parte del legislatore normare tale influenza da parte di questi enti e associazioni, salvaguardando questo principio fondamentale inviolabile.
Vi è anche un "divieto" al diritto di voto con induzione a non partecipare alla vita politica del paese, referendum compresi; questo aspetto è già normato dal codice penale, ma andrà opportunamente modificato per adattarlo ad altre esigenze specifiche.

Progetto Legge

Libro II, Titolo XII, Sezione III

DEI DELITTI CONTRO LA LIBERTÀ MORALE

Art. 613 bis Isolamento sociale o affettivo. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, all'interno di associazioni riconosciute o non riconosciute, fondazioni, enti giudiridici o morali, potendo disporre di un potere decisionale o gestionale nell’ambito del gruppo sociale, religioso o politico, esclude, emargina, attraverso forme di coazione sociale, anche con il mezzo della stampa o della propaganda, un avversario o chiunque abbia violato le regole del gruppo stesso, dell'associazione, della fondazione, ovvero chiunque si sia dimesso dal medesimo, inducendo l'isolamento sociale dello stesso rispetto agli associati, con conseguente interruzione di qualsivoglia rapporto sociale o affettivo e cagionamento di stati d'ansia, turbamenti e gravi alterazioni delle proprie abitudini di vita, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

La pena è aumentata fino ad un terzo se il fatto è commesso a danno di un minore, di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992 n.104 e se l'istigazione all'isolamento sociale è operato dal coniuge, da un ascendente o discendente, da un affine in linea retta, da un adottato o dall'adottante ovvero da un fratello o da una sorella.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso a danno di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992 n.104, nonchè quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio.

Art.613 Ter Istigazione alla rinuncia o rifiuto ai trattamenti sanitari. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, all'interno di associazioni riconosciute o non riconosciute, fondazioni, enti giudiridici o morali, potendo disporre di un potere decisionale o gestionale nell’ambito del gruppo sociale, religioso o politico, istiga, induce, anche con il mezzo della stampa o della propaganda, alla rinuncia, al rifiuto dei principi inerenti l'autodeterminazione ai trattamenti sanitari o biologici costituzionalmente garantiti, con minaccia di esperimento di provvedimenti espulsivi o con induzione alle dimissioni o con violenza, ovvero se il provvedimento espulsivo o coattivo o la dimissione siano diretta conseguenza dell'accettazione del trattamento sanitarito, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

La pena è aumentata fino ad un terzo se il fatto è commesso a danno di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992 n.104.

Se la rinuncia o il rifiuto al trattamento sanitario per il fatto previsto dal comma 1 cagiona taluna delle circostanze previste dall'articolo 583, la pena è aumentata fino alla metà. Se dal fatto deriva la morte, la pena è della reclusione fino a otto anni.

Art. 415 bis. Istigazione a disobbedire alla legge elettorale. Chiunque pubblicamente o con il mezzo della stampa o potendo disporre di un potere decisionale o gestionale di un gruppo sociale, religioso o politico istiga all'astensione al voto, in violazione dell'obbligo imposto dalla legge elettorare, è punito con la reclusione da un anno a cinque anni e con la multa da euro 350 a euro 3500.