Per le dimissioni di Tito Boeri da presidente dell' Inps

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Il Presidente dell’ Inps Tito Boeri ha affermato che l’ Italia ha bisogno di immigrati perché sono necessari per mantenere il nostro sistema di welfare.

A parte che questo modo di valutare il problema dell’immigrazione è estremamente miope e riduttivo, perché non considera i problemi dell’integrazione nella società italiana di masse di immigrati provenienti da culture diverse dalla nostra le cui conseguenze sono già evidenti in Italia e in molti dei paesi europei oggetto di immigrazione massiccia. Questo modo di impostare il problema è frutto di una cultura utilitaristica ed economicistica inadeguata a gestire il problema dell’immigrazione.

Ma il presidente Boeri potrebbe difendersi sostenendo di aver fatto solo delle considerazioni di tipo contabile relative alla stabilità del sistema pensionistico che il suo istituto, l’ Inps, gestisce.

Il problema è che i conti che Boeri sbandiera sono sbagliati o fuorvianti. Perché se è indubbiamente vero che sono i lavoratori in attività a assicurare le entrate per le pensioni di coloro che in servizio non sono più- perché i contributi versati non fruttano se non fatti fruttificare dal lavoro attuale- e che gli immigrati sono al momento più numerosi fra la popolazione lavorativa che fra quella ritirata- e quindi pagano più contributi di quanti assegni pensionistici ricevano- è vero anche che i conti da fare non sono solo questi.

Come ha dimostrato uno studio di Lavoro-Impresa, basato su dati Istat e del ministero delle finanze, se si considerano i servizi che gli immigrati percepiscono per sanità, scuola e servizi sociali, casa e trasferimenti sociali, spese per la giustizia e del ministero degli interni, e il debito implicito previdenziale (cioè che qualcuno dovrà a sua volta lavorare per pagar loro le pensioni), confrontandolo con il loro gettito fiscale e contributivo, il loro contributo netto al welfare italiano è NEGATIVO per 5 miliardi di euro all’anno, oltre il 30% in più di quanto versano. Tale deficit è enormemente più alto secondo il Blog Orizzonte 48 curato dal giurista Luciano Barra Caracciolo; ancora senza considerare il flusso di rimesse verso l’estero che l’immigrazione produce e che sottrae risorse notevoli all’economia italiana.

Che in un paese con 3 milioni di disoccupati ufficiali (Confindustria dice però che i senza lavoro sono 7,7 milioni), dove i giovani che lavorano hanno in maggioranza lavori instabili o precari, che non permetteranno loro di avere pensioni dignitose in futuro, dove la disoccupazione fra i giovani che cercano lavoro è attorno al 40%, e questi non potranno aspirare spesso a pensioni future dignitose se non a quella sociale, il fatto che il presidente dell’ Inps si preoccupi invece di far affluire nuovi giovani immigrati è scandaloso. Si preoccupi piuttosto di mettere quei 3 o 7,7 milioni di disoccupati in condizione di lavorare e di pagare i contributi, e quel 40% di giovani che non trova lavoro o che lo trova in condizioni di estrema precarietà di avere lavori stabili, regolari e dignitosi, cosicché possano versare i contributi ed avere un futuro diverso dalla pensione sociale se arriveranno ad averla.

Perché poi gli immigrati che lavorano versano contributi per avere la propria, di pensione, un giorno, nessuno la pagherà per i giovani oggi disoccupati o precari.

Il Presidente dell’Inps ha fornito dati falsi o ingannevoli per sostenere una tesi ideologica, cioè quella della necessità di ulteriore immigrazione per la società italiana. Non può occupare il posto che occupa. Per questo chiediamo le sue dimissioni.



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