Totale Liberalizzazione della Pianta di Cannabis

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Nei Paesi come l’Italia, dove il consumo personale della cannabis è depenalizzato, anche l’autoproduzione di piccole quantità destinate a tale scopo dovrebbe esserlo: finché la coltivazione personale sarà mantenuta come condotta punibile, i semplici consumatori di Cannabis, almeno 4.5 milioni quelli rilevati in Italia, continueranno a riversarsi sul mercato nero, alimentando il traffico illecito di tutte le sostanze ed ogni altra attività illegale connessa.

Una regolamentazione controllata, invece, permetterebbe di sottrarre alle organizzazioni criminali capitali enormi ed indebolirle notevolmente, allontanando i consumatori e contrastando non solo il traffico di cannabis, ma anche la diffusione di droghe pesanti.
Punire ed incriminare chi assume e coltiva cannabis, non solo non ha diminuito i consumi, che sono in costante aumento, soprattutto da parte dei minori, ma si è anche rivelato un inutile sperpero di denaro
pubblico, tanto che oggi, il reato di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti è il fulcro, l’alimentatore ed il sostentamento di tutto il meccanismo giudiziario, dall’impiego delle Forze dell’ordine, all’attività forense, per arrivare al sistema carcerario o di recupero, muovendo somme di denaro per noi inimmaginabili, che potrebbero essere notevolmente ridotte investendo nel sociale, nella regolamentazione e nell’educazione all’uso responsabile e consapevole, in linea con altri Paesi dell’Unione Europea e del mondo.
La Cannabis e i suoi derivati sono già riconosciuti un valido costituente per numerose terapie, tanto in merito ai principi attivi quanto alle varie forme vegetali per l'uso terapeutico (infiorescenze, tinture, estratti oleosi ecc.).
Per i pazienti, non solo va garantito l’accesso al farmaco nel pieno rispetto della libertà di cura e a un’eventuale produzione statale o regionale, ma anche la scelta del metodo di approvvigionamento, prevedendo la possibilità dell'auto‐coltivazione, dell'appartenenza a un’associazione o della delega a persona di fiducia.
Parimenti consideriamo che il consumatore di cannabis, qualunque sia la motivazione all'uso personale, viene ancora considerato dalla legge come un criminale, ed è ancora perseguibile a livello penale qualora decidesse di coltivare la sua pianta di cannabis per il suo solo consumo personale in alternativa al rivolgersi al mercato nero e quindi a finanziare le organizzazioni criminali.
Ma è dimostrato che l'utilizzo di cannabis non causa danni a terzi, non predispone al crimine, non causa problemi sanitari che abbiano ricadute economiche sul SSN (Servizio Sanitario Nazionale) e quando propriamente coltivata e lavorata è un prodotto sano, salutare e così versatile che ben si adatta a modalità di assunzione ed impieghi terapeutici che più svariati non si riuscirebbe nemmeno ad immaginare.
In Italia sono migliaia i cittadini che decidono di coltivare cannabis per soddisfare il proprio fabbisogno senza doversi per questo rivolgere alla criminalità organizzata, dai pazienti che ne fanno uso per gestire le proprie patologie ai consumatori comuni, padri e madri di famiglia, che si rilassano dopo una giornata di lavoro o nel weekend; qualunque sia l'uso personale, chiunque scelga di coltivare per ottenere un prodotto anche di qualità migliore di quello che viene fornito dal mercato nero o terapeutico, viene perseguito, perquisito sino in casa, segnalato ed, il più delle volte, anche arrestato.
Questa situazione di persecuzione nei confronti dei coltivatori per uso personale deve finire al più presto; è assurdo che coltivare qualche pianta per il proprio fabbisogno sia ancora considerato reato penale.
E' dunque urgente e necessaria una modifica normativa che contempli una immediata depenalizzazione e regolamentazione della condotta coltivativa destinata ad un esclusivo uso personale.
L’autoproduzione è, a livello sociale, un potenziamento della libertà individuale: questo tipo di “economia” aiuta ad aumentare l’autonomia personale ed ampliare le possibilità di socializzazione tra le persone senza seguire sistemi di prezzo o gerarchici; il vantaggio economico derivante per il consumatore,
laddove sia possibile un sistema di autoproduzione, è evidente e molto semplice da sottolineare: il basilare risparmio di denaro, enorme e principale vantaggio per il consumatore‐coltivatore, va a sommarsi alla possibilità di utilizzare la somma risparmiata in altre attività, partecipando comunque al PIL italiano, che è
la maggiore preoccupazione per i nostri economisti.
Inoltre si tratta anche di una questione pratica oltre che economica: l’autoproduzione produce una garanzia di qualità e di non manipolazione del prodotto finale coltivato.

Una buona riforma normativa deve considerare l'autoproduzione personale come punto di partenza e di diritto sociale del cittadino al fine di creare una conseguente liberalizzazione totale della pianta, della sua coltivazione e dei suoi prodotti, cosi che sia possibile sviluppare un reale e libero mercato.



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