Diciamo basta all'insopportabile agonia dei crostacei

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La pratica di bollire vive  le aragoste e gli altri crostacei  è diffusa sia nel privato che nella ristorazione, tuttavia è una consuetudine che provoca una morte atroce a questi poveri animali, che infatti urlano e sbattono nella pentola per poter uscire, pensate se buttassero voi nell’acqua bollente. Alcune persone sono arrivate a sostenere che le urla di questi poveri animali sono solo un effetto dell’aria che esce dal guscio, ma semmai ce ne fosse stato bisogno, ormai sono stati smentiti anche dalla scienza, infatti questi animali sottoposti a scosse elettriche in laboratorio, in seguito si nascondevano per non riprovare quel dolore, dimostrando che soffrono e hanno percezione del dolore con buona pace di quelli che negano l’evidenza. E’ indubbio che qualsiasi essere vivente se preso e gettato vivo nell’acqua bollente soffre e solo l’ottusità e l’arroganza di alcuni individui potrebbero negare questa palese verità. È stato dimostrato ulteriormente anche dal giornale scientifico Journal of Experimental Biology, che, con tanto di prove empiriche, spiega che le aragoste soffrono quando vengono immerse ancora vive nell’acqua bollente. Lo stesso accade ai granchi, agli astici e agli altri crostacei. La scoperta chiude la bocca a quanti finora sostenevano che astici e aragoste non sentono male, basta metterle a testa in giù. E che sui fornelli si contorcono solo per effetto di riflessi automatici. Sono spasmi di dolore, secondo i biologi Elwood e Barry Magee, dell’irlandese Queen’s School of Biological Sciences. L’insopportabile agonia di aragoste e crostacei inizia fin dalla loro commercializzazione, infatti vengono venduti ancora vivi tenuti sul ghiaccio o dentro surgelatori e con le chele legate e già la Cassazione ha ratificato una sentenza in cui ha confermato la condanna a carico di un ristoratore di Firenze, configurando questa modalità di commercializzazione di animali vivi come reato. La condanna a carico del titolare del ristorante, confermata dalla Corte di Cassazione si fonda ormai su dati scientifici inconfutabili: i crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria, modificando così il loro comportamento. Pertanto la detenzione di tali animali vivi a temperature prossime allo zero e con le chele legate configura un reato, ne consegue che le forze di polizia dovranno intervenire in seguito alle denunce di cittadini e associazioni per le diffusissime, analoghe situazioni nelle pescherie e nei supermercati, situazioni considerate finora normali, mentre il Parlamento dovrà emanare una norma di chiaro divieto.

Con questa petizione chiediamo:

la calendarizzazione di una legge che proibisce e  persegue penalmente la cottura da vivi di tutte le specie di crostacei (aragoste, cicale di mare, astici, granchi..), in qualsiasi contesto e situazione, dalla ristorazione pubblica al privato, alla preparazione di cibo nelle aziende, alla preparazione di cibo precotto destinato alla commercializzazione nelle aziende, prevedendo una multa di non meno di 5000€ in caso di infrazione;

la calendarizzazione di una legge che proibisce e  persegue penalmente la commercializzazione da vivi di tutte le specie di crostacei, prevedendo una multa di non meno di 5000€ in caso di infrazione, per evitare che vengano tenuti da vivi a temperature prossime allo zero e che la gente possa continuare a cucinarli vivi a casa propria;

che venga trovato e imposto per legge il modo piu’ rapido e indolore per uccidere questi animali, basandosi su esperimenti scientifici che escludano la cottura da vivi e l’utilizzo di scosse elettriche.



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