GIORGIO NAPOLITANO: CHIEDIAMO LA MESSA IN STATO D'ACCUSA

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L'ITALIA RIPUDIA NAPOLITANO!

Lettera aperta ai Senatori e Deputati per la convocazione di un dibattito parlamentare al fine di verificare le responsabilità del Presidente Giorgio NAPOLITANO per cui

* * * C H I E D I A M O * * *

di deferire Giorgio Napolitano alla Corte Costituzionale per il reato di ALTO TRADIMENTO (Art. 90) e violazione del dovere di fedeltà alla Repubblica in particolare riguardo alla violazione dell'Art.11, dopo l'accertamento delle sue responsabilità, per aver messo in pericolo gli interessi nazionali a seguito dell'attacco alla Libia.

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Il 12/13 dicembre a Palermo si terrà l'ennesima conferenza per risolvere la grave situazione della Libia. Situazione che si protrae da quel lontano 2011.
Sin dal 2011, infatti, Francia, Inghilterra e Usa hanno attaccato senza alcun diritto la Libia al solo scopo di eliminare Gheddafi e spartirsi le ricchezze di quel territorio.
Lo scopo vero di quell'attacco era togliere di mezzo, come altre volte (vedasi, Thomas Sankara, ad esempio) chi non stava al gioco delle potenze e degli interessi occidentali.
Uno dei paesi più floridi dell'Africa è stato distrutto. È stata seminata disperazione, morte e caos generalizzato. La Libia è diventata territorio di conflitti tribali e luogo di proliferazione dello jihadismo.
Anzi, ancora una volta caso, il terrorismo islamico è stato utilizzzato da chi afferma di combatterlo mentre invece lo arma.

La Libia è diventata perciò anche la porta principale per masse di emigranti che premono per entrare in Europa.
Centinaia di migliaia drammaticamente sono entrati clandestinameante e drammaticamente altre decine di migliaia sono annegati. Altrettante centinaia di migliaia sono ancora intrappolati nell'inferno libico.

L'Italia ne paga le conseguenze poiché la Libia aveva garantito l'utilizzo del petrolio e solo qualche tempo prima era stato siglato un accordo di reciproco interesse e che prevedeva il mutuo soccorso.
L'Italia è stato il pricipale approdo dei clandestini. Arrivo che ha condizionato la situazione sociale e politica del paese.

Il principale colpevole di tutto ciò è stato Napolitano: Presidente della Repubblica, capo delle Forze Armate, custode della Costituzione derogata nell'articolo 11 e colpita nella sua credibilità internazionale per non aver rispettato l'accordo con la Libia.

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Dal 2011 ai nostri giorni la distruzione dello stato libico è stata l'epicentro di una situazione che ha portato morte, sofferenze, distruzioni in Libia e insieme la messa in discussione degli interessi nazionali e della stessa credibilità del nostro paese.
Il pretesto per bombardamenti indiscriminati contro la popolazione libica è stato trovato in una situazione politica interna uguale a tante altre di quel periodo: le cosiddette "primavere arabe", rispetto alle quali si sono adottati comportamenti assai diversi quando non opposti.

Dopo la caduta di Gheddafi la situazione è in un continuo stato di assoluta confusione e belligeranza fra le varie fazioni. Una situazione che dura tutt'ora. La Libia, in queste condizioni, è anche diventata il più consistente passaggio per una disumana tratta e commercio clandestino di persone verso l'Europa, e l'Italia in particolare. Situazione che prima colpisce le persone emigranti e poi la stessa popolazione italiana.

Il colpevole principale è:
Giorgio Napolitano, nato a Napoli il 29 giugno 1925, Senatore di diritto e a vita quale Presidente Emerito della Repubblica.
Nel 2011 Giorgio Napolitano era Presidente della Repubblica, nonché capo delle Forze Armate.

Giorgio Napolitano, insieme a Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio del Ministri - con Ministri della Difesa Ignazio La Russa (che adesso con Giorgia Meloni tuona per il blocco navale) e vicepremier Roberto Maroni (della Lega, che ora con Salvini sul tema immigrati porta avanti una campagna elettorale continua) - solo tre anni prima aveva firmato il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, stipulato a Bengasi il 30 agosto 2008. Il trattato includeva il solenne divieto di compiere atti ostili in partenza dai rispettivi territori e l'impegno reciproco a non compiere atti ostili nei confronti dell'altra parte, e a non consentire l’uso del proprio territorio da parte di altri (stati o attori non statali) per la commissione di tali atti.

Nel 2011, Francia e Gran Bretagna sostenute dagli Usa aggrediscono la Libia, ne rovesciano il governo e, bande da esse sostenute e finanziate, massacrano il Capo dello Stato Muhammar Gheddafi.

Giorgio Napolitano, insieme al governo Berlusconi, non soltanto non muovono un dito per opporsi con tutti i mezzi disponibili a questa aggressione, ma consentono agli aggressori l’utilizzo dello spazio aereo e delle infrastrutture militari italiane e passano poi all’aggressione diretta anche da parte del nostro paese.

Così facendo, Giorgio Napolitano si è reso colpevole di quanto segue:

a) Violazione patente e ingiustificata del Trattato di amicizia tra Italia e Libia, con grave offesa all’onore della Repubblica italiana e alla sua reputazione internazionale;

b) Grave danno a un interesse nazionale vitale: perché tale era, per l’Italia, la stabilità del governo libico. Come largamente prevedibile e previsto, infatti, la destabilizzazione del governo libico e l’anarchia sanguinosa che ha prodotto ha provocato la messa in discussione degli interessi nazionali ed è la causa prossima immediata dell'arrivo incontrollato di immigrati sul territorio nazionale italiano.

CHIEDIAMO DUNQUE UN DIBATTITO PARLAMENTARE AVENTE PER TEMA:

“Responsabilità in riferimento alla messa in pericolo degli interessi nazionali e per aver reso possibile il traffico di immigrati clandestini verso il nostro paese”.

In questo dibattito parlamentare si dovrà valutare se deferire Giorgio Napolitano alla Corte Costituzionale per il reato di alto tradimento (art. 90), in quanto colpevole di comportamento doloso che, offendendo la personalità interna ed internazionale dello Stato, ha costituito una violazione del dovere di fedeltà alla Repubblica in particolare riguardo all'articolo 11 della Costituzione.

Che cosa poteva fare Giorgio Napolitano nel 2011?

Appena saputo che Francia e Gran Bretagna intendevano aggredire la Libia, paese amico e garante di un interesse nazionale vitale, Giorgio Napolitano (e il governo presieduto da Berlusconi) potevano e dovevano, immediatamente:

a) Denunciare pubblicamente e in tutte le sedi diplomatiche opportune l’iniziativa illegale delle due potenze e manifestare inequivocabilmente che l’Italia aveva l’obbligo, l’interesse e la volontà di opporvisi con tutti i mezzi a sua disposizione;

b) Interdire agli attaccanti l'uso dello spazio aereo e delle strutture militari presenti in Italia;

c) Offrire collaborazione militare al legittimo governo libico, e, se accettata, schierare truppe italiane sul suolo libico a protezione del Capo dello Stato e delle infrastrutture più rilevanti, inviando in appoggio alle truppe di terra le navi della Marina militare italiana.

Senza condanna dei colpevoli non c'è legalità.
Legalità che in questo caso riguarda la Costituzione.



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