Pubblicazione integrale dei colloqui tra Erdoğan, Mattarella, Gentiloni e Papa Francesco

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Di fronte alla grande, traboccante indignazione di molte persone in seguito alla visita del Presidente Turco Erdoğan in Italia e in Vaticano, ai suoi colloqui con i rappresentanti delle più alte cariche dello Stato italiano e con Papa Francesco, alla maniera in cui è stato gestito l’evento, agli attacchi delle forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti appartenenti a movimenti indipendenti e alla comunità kurda italiana, crediamo sia doverosa una spiegazione ufficiale da parte delle istituzioni coinvolte.
Ieri, ancora una volta, è stata tradita la Costituzione, che a gran voce dichiara "l'Italia ripudia la guerra come .....mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Senza considerare la gravissima situazione dei diritti umani e civili in Turchia, compreso l’elementare diritto di espressione, che vede centinaia di intellettuali arrestati soltanto per aver espresso le proprie opinioni e, addirittura, di semplici cittadini per aver espresso il proprio pensiero sui social media.
Senza considerare la repressione, feroce e durissima, in vigore ormai da decenni, inaspritasi ulteriormente negli ultimi anni, con continue e violente violazioni dei diritti umani a 360 gradi, nei confronti dei Kurdi in Turchia, considerati tutti, indistintamente, dei terroristi, come del resto chiunque prenda a cuore la loro situazione e si adoperi come può per farla conoscere, anche se cittadino di altro Paese.

La Turchia di Erdoğan, senza il consenso di ONU e UE, ha lanciato una guerra feroce e serrata contro i Kurdi che nella regione del Kurdistan siriano, il Rojava, hanno posto in atto una democrazia pura, di tipo ateniese, “dal basso”, che vede la partecipazione alla gestione del territorio di tipo cooperativo tra tutte le etnie presenti, ciascuna con le proprie esigenze e peculiarità, in una pacifica e proficua convivenza, con una piena libertà di espressione, lingua, religione, senza distinzione alcuna di genere o di altra natura, con una effettiva parità tra uomini e donne.
Gli eserciti turchi stanno continuando, dal 20 gennaio 2018, a massacrare impunemente i civili nel cantone di Afrin, uno dei tre cantoni della regione kurda siriana del Rojava, ponendosi nettamente al di fuori della legalità internazionale: la Turchia ha dato origine, infatti, in questo modo, a un pericolosissimo precedente, attaccando di propria iniziativa un altro Paese, con un continuo e violento bombardamento dal cielo con decine di aerei e da terra, con l’invasione militare del territorio.
Tutto questo è avvenuto senza che, in modo assolutamente vergognoso e complice, alcuna voce si sia alzata da parte di nessun Paese democratico. Neppure dall’Italia. Neppure dal Vaticano.

Chiediamo alle nostre Istituzioni una dichiarazione in cui spieghino compiutamente le vere ragioni per cui hanno voluto ricevere Erdoğan con tutti gli onori dovuti a un capo di stato “normale”.
Inoltre chiediamo espressamente di conoscere di che cosa si sia parlato durante gli incontri con il Presidente della Repubblica Mattarella, il Presidente del Consiglio Gentiloni e con Papa Francesco, chiedendo che vengano resi pubblici, senza censura di sorta, i testi integrali dei colloqui, per verificare se il governo italiano abbia preso posizione dalla parte della Costituzione; se sia stata aspramente criticata, come doveroso, da parte sia dello Stato italiano, sia del Vaticano, l’offensiva militare voluta da Erdoğan contro Afrin e il Kurdistan siriano in genere; se sia stato chiesto esplicitamente e con la doverosa forza il cessate il fuoco e il ritiro immediato delle truppe turche dal territorio del Rojava; che non siano stati stipulati concessioni e accordi di collaborazione con la Turchia nella situazione attuale, in primis circa forniture di armi e dotazioni militari di qualsivoglia natura.



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