I ricercatori precari delle Università hanno meno diritti di quelli dei centri di ricerca!

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La Circolare ministeriale 3 del 23 novembre 2017, riguardante il superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni, ha introdotto importanti e promettenti novità  circa il riconoscimento della figura dell'assegnista di ricerca come lavoratore precario, alla stregua dei ricercatori a tempo determinato. Tuttavia, gli effetti positivi della Circolare riguardano principalmente gli Enti Pubblici di Ricerca, mentre alcun cambiamento apportano alle Università . In questo modo si legittima l'esclusione dei precari che svolgono attività  di ricerca e docenza nelle università , sia a tempo determinato che con assegno di ricerca. La gravità  di questa azione evidenzia il tentativo di trascurare e fingere di non vedere l'ampiezza e il grado di emergenza che ha raggiunto il fenomeno della precarietà  negli Atenei, manifestando una disparità  di trattamento tra ricercatori precari degli Enti e ricercatori precari delle università. Chiediamo pertanto al ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca di riconsiderare le decisioni prese, garantendo un trattamento equo per tutti i ricercatori indipendentemente dall'ente di appartenenza.



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