Miglioriamo la qualità della vita dei pazienti cronici dell'ospedale G. Brotzu

Miglioriamo la qualità della vita dei pazienti cronici dell'ospedale G. Brotzu

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Carlo Piras ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Direzione Generale Brotzu (Direzione Generale Brotzu) e a

Siamo un gruppo di dializzati del Brotzu e quasi quotidianamente varchiamo le soglie di questo ospedale. L’effetto che restituisce la struttura è percepibile a distanza: è sufficiente tentare di parcheggiare per associare alla sfortuna di essere un malato cronico, quella di doversi recare al Brotzu con una comprensibile urgenza e necessità all’ora di punta: certo non si sperimentano né il senso del rigore, né quello dell’ordine né quello della civiltà. Si notano solo un nugolo di vetture accatastate, fumanti, gettate disordinatamente in un parcheggio che è solo formalmente adibito ai dializzati ma che in realtà è terra di nessuno. C’è chi decide di abbandonare la propria macchina direttamente nelle strade di accesso, chi la dimentica in tripla fila, chi la infila spregiudicatamente negli spazi riservati ai disabili. Nessuno controlla. Nessuno si scandalizza. Nessuno fa nulla. Se ci si reca all’URP si ha la sconfortante e frustrante certezza che quell’ufficio non serva per affrontare con piglio risolutivo i problemi organizzativi riscontrati dagli utenti ma semplicemente per fornire un leggero paravento, forse vagamente consolatorio, che tenta di nascondere grossolanamente l’inefficienza e il disordine platealmente sbattuto in faccia agli utenti già partendo dai parcheggi del Brotzu. Il biglietto da visita di chi vuole entrare in questo ospedale sembra recitare la frase: “Homo Homini Lupus”; o: “qui vincono il più forte e il più furbo, con buona pace degli ammalati”. Ci si potrebbe chiedere come mai sia così difficile far rispettare un qualsiasi criterio di ordine in un parcheggio. La domanda sarebbe futile. Nessuno vuole che si rispetti un qualche ordine. Nessuno è interessato a far fruire al dializzato il diritto di parcheggiare vicino all’ospedale. Nessuno vuole inimicarsi le persone che usano i parcheggi dei dializzati perché per la maggior parte chi li occupa abusivamente sono gli stessi dipendenti che lavorano al Brotzu. Quindi da un lato c’è un povero cristo senza nessun potere, un disperato che è costretto a portare il suo corpo fino all’ospedale, giorno dopo giorno, per sottoporsi a un trattamento ospedaliero debilitante, una persona che può sbraitare, urlare, dimenarsi ma mai riuscirà a incidere in qualche modo sullo status quo deciso dall’alto; dall’altra parte ci sono gli interessi di chi, per pigrizia, non vuole fare qualche decina di metri in più perché ritiene di contare più degli altri, di far parte, almeno per un breve momento della giornata, della casta degli intoccabili. Il senso di disagio prosegue una volta che si è trovato uno spazio per parcheggiare e si decide di entrare dall’ingresso presso i parcheggi nominalmente attribuiti ai dializzati. Non c’è un ingresso a bussola e la vecchia porta girevole è stata tolta per inesplicabili motivi. Nei giorni ventosi o semplicemente quando c’è una piacevole brezza marina il corridoio di accesso al Brotzu si trasforma in una vorticosa galleria del vento. Si ha la sensazione di essere fagocitati dalla struttura ospedaliera, sospinti dentro con forza da un invisibile sadico usciere. Il frastuono del vento abbraccia ogni singolo utente finché non conquista il vano degli ascensori, dove l’ennesimo supplizio è alle porte (scorrevoli): su quattro ce n’è quasi sempre uno fuori servizio; malgrado molti utenti siano malati, magari con delle difese immunitarie basse, gli ascensori sono lerci. Anche solo premere un pulsante diventa penoso, visto che la pulsantiera non è mai pulita, quando non è sventrata. Infine si arriva ai reparti. Si intuisce subito che in tutto l’ospedale mancano le sale adibite ai fumatori perché c’è uno strisciante pervasivo odore di sigaretta. Non si sa bene da dove provenga perché evidentemente il personale usa specifiche tattiche da guerrigliere per evitare di essere scoperto in flagrante. A volte si incontrano accrocchi di medici e infermieri che si muovono quasi casualmente verso un pianerottolo abbandonato o un sottoscala, come se facessero parte di una loggia massonica che sta per eseguire qualche segreto rito iniziatico. Più prosaicamente, stanno andando a fumare. Il risultato è che anche nelle corsie, oltre alla puzza di fumo, si continua a soffrire il freddo malgrado i soldi spesi per riscaldare l’enorme mole del Brotzu. Le finestre sono aperte, perché l’odore delle sigarette pian piano svanisca. Francamente non è certo l’esatta idea di “struttura di eccellenza” a prevalere nella mente di chi è costretto a frequentare gli ospedali a Cagliari. A meno che l’inciviltà e la protervia non rientrino fra gli indicatori di qualità.

Le nostre richieste, più volte veicolate nelle più svariate modalità – L’Unione Sarda; TG Ragionale di RAI TRE; Striscia La Notizia di Canale 5; Ufficio Relazioni con il Pubblico dello stesso Ospedale Brotzu – non hanno sortito alcun effetto; le esplicitiamo ancora come segue:

1) Accesso ai parcheggi riservati ai dializzati e ai disabili; aumento degli stessi secondo le indicazioni dell’effettivo bacino di utenza.

2) Istituzione di un servizio di sorveglianza con possibilità di censura e rimozione dei veicoli in sosta vietata a tutela dei diritti dei fruitori disabili.

3) Sistemazione dell’area di accesso all’ospedale sul lato più prossimo ai parcheggi riservati.

4) Ripristino dell’ingresso a bussola inspiegabilmente rimosso.

5) Manutenzione e igienizzazione puntuale e costante degli ascensori.

6) Individuazione di spazi appositi per i fumatori provvisti degli opportuni filtri per la corretta depurazione dell’aria secondo le indicazioni di legge.

7) Istituzione degli opportuni indispensabili controlli a tutela della legge antifumo del 16/01/2003 n° 3 art. 51.

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