PETIZIONE CHIUSA

Fermate i cantieri dei mega-elettrodotti e avviate un processo di revisione dei nuovi progetti selezionando solo quelli necessari per i quali individuare soluzioni compatibili con le caratteristiche dei luoghi e la salvaguardia della salute dei cittadini.

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Nuovi elettrodotti, grandi opere devastanti. Usiamo il denaro dei cittadini per manutenere la rete esistente.

Una selva di piloni rischia di coprire il Belpaese, dalla Sicilia al Friuli, dall'Abruzzo alla Toscana. I nuovi elettrodotti ad alta tensione che l'azienda Terna vuole realizzare sono quasi sempre grandi opere che aggravano i rischi per la salute, deturpano il paesaggio e minacciano il turismo rurale, espropriando la terra a migliaia di cittadini. Appalti miliardari per pochi mega-progetti quando sarebbe prioritario manutenere la rete esistente.

I sostegni, alti fino a ottanta metri e sui quali scorrono da 10 a 19 grossi cavi, vengono spesso realizzati in aree a rischio idrogeologico in un paese che frana a ogni pioggia, senza che vi siano controlli indipendenti sulla reale necessità delle opere. In Sicilia parte dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi è al momento sotto sequestro per gravi violazioni ambientali.

L’art. 9 della Costituzione Italiana “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Il nostro territorio, quando ben preservato e curato, offre lavoro a centinaia di migliaia di persone nel turismo e nell'agricoltura.

Chiediamo al Presidente della Repubblica, al Governo e al Parlamento di intervenire per:

-fermare i cantieri dei mega-elettrodotti, molti dei quali inutili, e avviare un processo partecipato dal basso di revisione dei nuovi progetti al fine di individuare solo quelli realmente necessari e, solo per questi, adottare soluzioni compatibili con le caratteristiche dei luoghi e la salvaguardia della salute dei cittadini;                

-assicurare la manutenzione della rete esistente per mitigarne l'impatto e migliorarne la sicurezza e l'efficienza;                                                                    

-attuare i piani di risanamento previsti;                                                                 

-produrre l’energia elettrica dove serve evitando al massimo i grandi trasporti; 

-creare una Commissione aperta alla partecipazione dei cittadini, come previsto dalla Convenzione di Aarhus, per valutare come intervenire nelle pochissime aree di reale criticità nella trasmissione con sistemi meno impattanti e più sicuri come le linee interrate schermate.



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