S​.​O​.​S Accademie Make-up Italiane Unite chiediamo sostentamento economico dal governo

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Ambra Fiato ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Mario Draghi (Presidente del Consiglio dei Ministri) e a

ACCADEMIE HAIR & MAKE UP ITALIA UNITE
LETTERA APERTA AL PARLAMENTO ITALIANO DALLA CATEGORIA DELLE ACCADEMIE
PROFESSIONALI PER LOOK MAKER E DEI PROFESSIONISTI DI SETTORE
Premessa
Nel nostro ordinamento italiano non esiste un riconoscimento della figura professionale del Look Maker.
Con tale definizione intendiamo tutti gli operatori che svolgono attività sulla persona, quali trucco ed
acconciature, al di fuori della categoria artigiana dell’Estetica ( Estetista e Parrucchiere ), che conta sul
territorio italiano un numero imprecisato di professionisti, sicuramente alcune migliaia.
Le nostre competenze infatti raggruppano sia aspetti di Estetica che di Acconciatura senza interventi
invasivi sulla persona, diversificandosi dai servizi proposti dalle categorie finora associate alla nostra
professione.
Nello specifico, il nostro lavoro non si svolge necessariamente all’interno di un luogo fisso, nonostante la
possibilità di avere studi privati, ma lavoriamo come freelance per i servizi richiesti in ambito di eventi
pubblici o privati ( sfilate di moda, matrimoni e cerimonie, televisione, cinema e teatro, shooting fotografici,
pubblicità e tutto ciò che vi è legato).
La nostra professione quindi ci porta ad essere contattati per singoli ingaggi con richieste differenti tra loro
che coinvolgono la nostra creatività con competenze di vario genere, essenziali per lo svolgimento degli
eventi sopra citati e facenti parte del mondo dell'arte, cultura, moda, benessere e lusso, settori commerciali
in netta ascesa nel nostro Paese.
A causa di questa lacuna normativa, la nostra categoria non è inquadrata correttamente nei vari codici
ATECO e parallelamente è priva di rappresentanti di settore ( CNA, Confestetica, Confesercenti ) e di linee
guida comuni per identificare e diversificare correttamente la nostra professione, pur avendo partita iva e
versando regolarmente le tasse alla Stato Italiano.
Ciononostante la richiesta di formazione in questo ambito è stata sempre più crescente e si è tradotta nella
necessità, da parte dei professionisti, di aprire Accademie di Formazione private per garantire il livello di
professionalità che ci contraddistingue per le nuove leve.
Ugualmente, mancando un riconoscimento legale della nostra professione, ciò si è tradotto in una grande
confusione con la possibilità di effettuare formazione allacciandosi a codici ATECO già esistenti ma non
identificativi della categoria e parallelamente nello svolgimento di tali attività da parte di chiunque, senza
avere nessun titolo di riferimento, con conseguente danno e svalutazione della nostra professione.
Contrariamente come Stato membro UE, l'Italia non è ancora al passo con gli altri stati europei nei quali la
figura del look maker – make up artist e di conseguenza le accademie di formazione sono legalizzate e
identificate professionalmente.
Obiettivi
Il nostro obiettivo è quello di diversificare la nostra professione da quelle già esistenti e di chiedere che sia
colmata la lacuna normativa che penalizza la nostra attività.
Al riguardo sono state fatte diverse proposte nel corso degli anni, senza avere nessun riscontro ed
attenzione, continuando ad identificare la nostra professione nelle suddette categorie.
Specificando, quindi che il problema esiste da tempo, oggi più che mai sentiamo la necessità di avere un
protocollo dedicato, viste le limitazioni imposte dalla situazione attuale causata dalla presenza del
Covid-19.
Indipendentemente dalla presenza del virus, infatti, il nostro servizio è comunque richiesto per trasmissioni
televisive, ed abbiamo la certezza che in alcuni ambiti il nostro lavoro continua ad essere svolto, ovviamente
attraverso l’uso dei dispositivi di protezione necessari per evitare il contagio e l’attuazione di protocolli di
sicurezza.
Esiste quindi, evidentemente, già un protocollo di sicurezza, oltre a quelli già in uso da noi operatori
nell’esercizio della nostra professione, dedicato per chi svolge la nostra attività, che permette l’esercizio in
sicurezza nonostante l’evidente impossibilità di mantenere la distanza richiesta ( mancanza quindi sopperita
dall’uso di dispositivi specifici ) del quale non siamo stati informati a causa della suddetta lacuna normativa
che crea confusione per l’identificazione del nostro lavoro.
Richieste
Lamentando quindi l’assenza di una direttiva comune che sia univoca e nazionale, la cattiva e confusa
informazione fa sì che ogni commercialista e consulente del lavoro ci dia indicazioni diverse riguardanti i
DPCM finora emessi. Ancora oggi, infatti non riusciamo ad identificare una ipotetica data per la ripresa delle
nostre attività ( prestazione di servizio e formazione ) a causa della difficile comprensione delle normative
emesse.
L'emergenza sanitaria sta avendo conseguenze disastrose anche per il nostro settore, in quanto si è reso
necessario sospendere l'attività di formazione già in corso e differire a data da destinarsi ingaggi già
confermati, come imposto dalle decisioni del Governo, provocando una drastica diminuzione prima ed
azzeramento poi del nostro fatturato e quindi della liquidità per onorare le spese fisse e variabili delle nostre
attività e per sostentare le nostre famiglie, nonché il versamento delle tasse richieste dallo Stato e i
contributi per i dipendenti, in quanto possessori di partita iva.
Chiediamo che ci si adoperi per un riconoscimento specifico della professione indipendente da altre voci
ATECO, attraverso l’instaurazione di un dialogo tra le parti che possa chiarire differenze e specificità rispetto
a quelle finora a noi associate, avendo una nostra collocazione professionale e i dovuti adempimenti fiscali.
Chiediamo di poter terminare le nostre lezioni, adottando ugualmente misure di sicurezza idonee, congrue e
ragionevoli in relazione al tipo di insegnamento svolto, confrontandoci per avere dei protocolli chiari e
univoci. Precisiamo inoltre l'impossibilità di adottare un insegnamento on line, che non riuscirebbe a
trasmettere i concetti fondamentali della nostra professione, soprattutto per i nuovi aspiranti operatori.
Specifichiamo che tali protocolli dovranno avere funzione limitata al periodo di emergenza, poiché la nostra
professione è strettamente legata ad una creatività che tali barriere inibiscono fortemente.
Per cui, riconoscendo in primis lo stato eccezionale in cui vertiamo, accettiamo la possibilità di adottare
nuove misure solo in funzione dell’Emergenza Sanitaria Nazionale.
Ricordiamo che le nostre attività rientrano in una valutazione di rischio basso in base alla legge 626/94 in
materia di sicurezza negli ambienti di lavoro ,considerazione da non sottovalutare per sottolineare ancora
una volta la differenziazione dalle suddette categorie. Manifestiamo infatti la preoccupazione anche per
l’adeguamento della valutazione dei rischi, ulteriore passaggio burocratico che alimenta confusione e
aggravio di spese per attività che, come tutte le altre, dopo mesi di stop forzato, hanno accumulato debiti a
causa delle spese fisse a fronte di fatturato pari a zero.
Chiediamo inoltre di non essere lasciati indietro, di ricevere aiuti finanziari a fondo perduto per tutto il tempo
in cui sarà, secondo le Vostre direttive, impossibile esercitare la nostra professione ed ugualmente per la
diminuzione sensibile che prospettiamo anche a seguito della riapertura delle nostre attività a causa della
specificità del nostro lavoro.
Nel caso in cui le nostre richieste di aiuto e disciplina della nostra posizione non verranno prese in esame,
saremo costretti nostro malgrado a dichiarare Fallimento, chiudendo le nostre attività e lasciando debiti allo
Stato quali tasse e contributi, e insolute le forniture per lo svolgimento del vostro lavoro.
Confermando la nostra volontà a collaborare, in attesa di un riscontro, ringraziamo per la Vostra attenzione.

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