NON VA DEMOLITA LA NAVE STORICA VITTORIO VENETO GLORIOSO SIMBOLO ITALIANO NEL MONDO !!!

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Il glorioso Incrociatore Vittorio Veneto è un bene di grande valenza storica- culturale per la nostra Nazione di cui è stato vanto, in giro per i mari del mondo, nell'ambito di missioni militari e umanitarie, persino nel ruolo di nave Ammiraglia della Flotta della nostra Marina Militare. Con l'unicità del suo elegante e possente scafo allestito militarmente, come lanciamissili, grazie alla genialità che ha sempre caratterizzato l’ingegneria navale e la debita maestranza italiana; avendo attraversato gran parte della nostra Storia Moderna nel corso di ben 34 anni di intensa attività sino al rientro a Taranto il12 ottobre 2003 al termine dell’ultima campagna addestrativa, di per se stessa questa Nave è stata vessillo della gloria italica riflessa già nel suo nome che riecheggia l’Unità d’Italia conseguita nella battaglia presso Vittorio Veneto, tra il 24 ottobre ed il 3 novembre 1918, con la resa dell’Austria-Ungheria che segnò la fine delle ostilità sul fronte italiano della Prima guerra mondiale.                                                                            Emblematica è la stessa circostanza per cui due città, Taranto e Trieste, l'una al limite meridionale e l'altra all'estremità nord- est, quasi in una inclusiva rappresentazione della volontà di tutta la Nazione, hanno rincorso il sogno di potere trasformare il Vittorio Veneto nel primo Museo del Mare che, nel suo genere, sarebbe anche unico al mondo. A prescindere in quale delle due o in qualunque altra città possa realizzarsi il sogno di un siffatto Museo galleggiante; indubbiamente, attraverso la grande attrattiva della nuova destinazione di questa gloriosa Nave si perpetuerebbe anche il prestigio Italico nel mondo e, nello stesso tempo, si darebbe nuovo impulso all'economia grazie ad un ulteriore stimolo al turismo e a tante attività culturali e di formazione nautica.                                Tanto è già stato sperimentato nelle altre nazioni dove si trae grande vantaggio dalla debita preservazione di natanti- cimeli storici, anche quando nemmeno paragonabili alla maestosità del nostro Vittorio Veneto e al suo fascino irresistibile che avvince chiunque lo veda, essendo lo stesso che ha "ammaliato" i tantissimi Marinai in cui resta viva la  memoria  << di avere provato un senso di ammirazione, di rispetto e di orgoglio ogni qualvolta, da altre navi, ne scorgevano all’orizzonte l’inconfondibile sagoma>>.                                                                   Data la ineludibile condivisione sentimentale, nessun Italiano può accettare supinamente che siffatta Nave-icòna sia destinata a diventare "lamette da barba", smantellata con il supremo "sfregio" di un misero ricavo da "ferro vecchio" battendo cassa ad acquirenti, magari stranieri, che avrebbero da condannare, comunque, il nostro svilire sino a distruggere un bene così prezioso. L’Incrociatore Vittorio Veneto è un bene dello Stato, quindi appartiene al popolo Italiano che ha diritto di fregiarsene con il privilegio di trarne quel beneficio che sarebbe di gran lunga maggiore della spesa per convertirne la destinazione in Museo, specie se il supporto di una cordata di sponsors  integrasse lo sforzo Istituzionale nel fare quanto di meglio per il bene comune, con la prospettiva di fruire anche dei ricavi in termini economici e di prestigio. La stessa convinzione, secondo cui una tale impresa valesse anche la spesa in base ad un preventivo di costi recuperabilissimi e prospettive di ottimi guadagni, non può che essere stata alla base delle dichiarazioni dell’on.le Roberta Pinotti che, nel maggio 2016, in visita a Trieste in qualità di Ministro della Difesa, avendo premesso che << sarebbe stato bello avere una nave da visitare di fronte al Museo del Mare del Porto Vecchio>>, si era espressa in termini di salvezza del Vittorio Veneto dicendo che << era stata già verificata la trasportabilità, da Taranto, al traino di un rimorchiatore d’altura per risalire l’Adriatico, in sette giorni, fino a Trieste dove svilupparne  il progetto della musealizzazione, in parallelo con le opere di ristrutturazione di Porto Vecchio (e annesso Museo del Mare) finanziate con 50 milioni di Euro dal Governo e dall’Unione Europea>>.                                                                                                                                                                                                                                             Di pari passo, anche la Governatrice del Friuli Venezia Giulia on.le Debora Serracchiani aveva confermato << l'impegno del Ministero della Difesa per la bonifica e messa in sicurezza del Vittorio Veneto, il cui adeguamento a spazio museale sarebbe spettato alla regione Friuli Venezia Giulia>>.                                                                                                                                                                              Tutto ciò, appunto due anni fà, era sembrato delineare il meritato approdo per le energie profuse in special modo dall’ex Soprintendente ai Beni Archeologici del Friuli Venezia Giulia, dr. Luigi Fozzati, spesosi sino dal 2012 per portare il Vittorio Veneto a Trieste fidando che la sua trasformazione in museo, a parte le condizioni poste nel documento stilato in data 10 ottobre 2013 presso lo Stato Maggiore della Marina Militare, secondo quanto dichiarato in data 14 novembre 2013:  << a fronte di un costo di venti o dieci milioni, tutto  da verificare e stimare, avrebbe potuto cambiare l’economia , come accaduto per Genova con gli insediamenti nel Porto Antico>>.                                                                                                                                                                                                           Oltretutto, a Trieste, il ventilato arrivo della prestigiosa Nave da trasformare in Museo galleggiante, avendo trovato anche il consenso dell’allora sindaco Roberto Cosolini, aveva entusiasmato soprattutto quei  Triestini che ancora ribadiscono la identità di "redenti" uniti all'Italia alla fine della prima Guerra Mondiale, appunto all’esito della gloriosa battaglia di Vittorio Veneto.
Pertanto, con la indegna fine cui si dovesse destinare la gloriosa Nave simbolo storico di unità e di onorabilità dell'Italia tutta, si commetterebbe anche un grave errore di sottovalutazione della crisi identitaria che, serpeggiando nel capoluogo Giuliano, sommerebbe un ulteriore motivo di delusione proprio in quei cittadini che accuserebbero una noncuranza dei loro sentimenti patriottici, ancor più, nel vedersi negato il promesso aggancio alla Madre Patria Italia attraverso la musealizzazione dell’Incrociatore Vittorio Veneto che, in loco, sarebbe espressione della forte volontà di essere, in tutto e per tutto, Italiani.             D’altra parte, resta il fatto che, con la distruzione di questa Nave storica rimasta la più innovativa per la sua epoca, sembrerebbe gettarsi al macero una delle più belle pagine della genialità della tecnica navale italiana che era stata portata in giro per il mondo rappresentando al meglio l’Italia tutta.                                                                                                                                                                                Senza contare che, nei confronti di una Nave emblematica come nessun’altra in questi nostri tempi di globalità che sembra volere fagocitare ogni simbolo nazionale, la indegna “rottamazione” equivarrebbe a negazione di uno dei più alti punti di riferimento della Storia della nostra Marina Militare che è storia di grande dignità e sacrificio dei nostri Marinai legati alle navi da un amore per la vita.                           Nello specifico, in virtù di una ineludibile “passione” nei confronti del suo Vittorio Veneto, il popolo italiano non può fare a meno di  perseguire  il sogno di farlo vivere trasformato in Museo che porterebbe posti di lavoro e prestigio sia a Sud, sia altrove, come al limite nord-est del Paese dove rinverdirebbe l’orgoglio italiano.                                                                                                                          Quindi, anche al di là di dove sia meglio destinarla, questa incomparabile Nave storica sia, comunque, salvata!!!

Rosa Cavallo Catinella 

 



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